Ecco i ritratti dei grandi Maestri dell'Equitazione. Tra questi, due mie "scoperte": il negro Tom Bass, nato schiavo che - grazie ai cavalli e al suo talento - raggiunse una posizione di assoluto prestigio nell'America becera e razzista di fine 800, e il Comandante Rousselet, un autorevole cavallerizzo, che, 200 anni prima della moda dei "sussurratori", parlava con i cavalli.

sabato 27 febbraio 2021

La Rollkur

 https://calmoinavantiedritto.blogspot.com/2019/09/ramener-outre-die-rollkur.


Abbiamo visto che il ramener outré, attingendo alle fonti originali in maniera integrale, è tutt'altra cosa dalla lieta visione che ne danno i "classici" e i "leggeri" ai quali ho contestato - fatti alla mano - la vulgata corrente che pappagallamente ripetono.

E' tempo di passare alla Rollkur seguendo lo stesso tragitto fatto per il r.o. ma non prima di stabilire come e quando si è cominciato con la "maledettissima" iperflessione che è diventata patrimonio anche della monta uestern:


Tutto cominciò con Rembrandt, o meglio con la Upphoff... ricordo benissimo la prima volta che li vidi... restai incantato!
Già, perché - negli anni 70 del s.s. - avevo frequentato (come spettatore) i campi di dressage in Germania e Francia e i movimenti erano, più o meno, questi:






Siamo ai massimoi livelli, quello olimpico, eppure, con gli occhi di oggi, Klimke e la Stuckelberger ci sembrano delle "mezzecalzette", una Truppa qualsiasi sa fare di meglio, molto meglio!






Se poi andiamo a vedere Totilas, allora ci sembrerà di entrare in un altro mondo... penso che anche L'Hotte e Baucher resterebbero stupefatti.




Ovviamente, la genetica ha il suo peso, ma cos'è che ha trasformato questi lalli?
Dico che è la Rollkur...
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Definizione e scopo: questa tecnica serve a lavorare il cavallo basso e rotondo, con la linea superioore tesa nello scopo di "muscolare" il dorso e di ottenere il rimbalzo delle andature.

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Si ammette che tutte le iperflessioni siano derivate dal ramener outrè... è già qualcosa.
Per quanto riguarda il rimbalzo delle andature, è la verità che è sotto gli occhi di tutti, la bestia  bloccata davanti e spinta di dietro non può far altro che "rimbalzare", inoltre, il cavallo è "baucherizzato":  .... "non ha più volontà, né intelligenza, né ricordi.  Non è altro che una macchina, o, se più vi piace, una forza obbediente alle minime azioni del cavaliere, senza che possa opporre la minima resistenza".
Ecco la regina della Rollkur...
Sulla questione della muscolarizzazione della schiena lascio la parola a JDO che questo disse nel suo "Dresser c'est Simple - ed. Belin - Parigi . 2007": 
Allora, per essere chiari, poiché dobbiamo sviluppare la muscolatura del cavallo, bisogna per prima cosa segnalare quello che mi sembra essere un errore, ma che ai nostri giorni viene detto e ripetuto universalmente.
Farò delle osservazioni molto dissacranti che solleveranno senza dubbio l’indignazione di qualcuno, ma devo dire ciò che penso nel profondo, ricordando che bisogna essere sempre diffidenti verso i principi alla moda se non sono esposti chiaramente e soprattutto se non sono ben argomentati.
Non dimentichiamo che nel corso di due secoli, tutti coloro che hanno avuto il coraggio di sostenere che i salassi erano nocivi per gli sfortunati pazienti sono stati considerati dall’opinione pubblica come infantili e stupidi, poiché tutto il corpo medico, la grande Facoltà di medicina di Parigi in testa, andavano sbraitando i loro supposti benefici.
In un altro contesto, un tale Galilei, per non essere mandato al rogo, non potè fare altro che mormorare fra i denti, ma dopo aver abiurato «...eppur si muove».
Corro anch’io il rischio di finire su un rogo se oso dire: «a che diavolo serve la schiena»?                    
Da un po’ di anni abbiamo il problema prioritario: fare la schiena, sviluppare la schiena, allenare la schiena, ecc… ecc… pertanto ripeto la mia domanda: “a cosa serve la schiena?”
Tutti saranno d’accordo se definisco la schiena la zona che collega il treno anteriore con il treno posteriore.
Dunque, la sua qualità principale dovrebbe essere l’elasticità; ben inteso è necessario che l’insieme della muscolatura, in stretto rapporto con la colonna vertebrale, sia ben sviluppata, ma il loro ruolo è soltanto quello di sostenere la linea dorsale. Ah, se vedessi un cavallo piegare le sue reni sotto il peso di un cavaliere che si mette in sella, sarei il primo a concludere che sia necessario uno sviluppo muscolare di questa famosa schiena. Ma questa debolezza è piuttosto rara poiché praticamente non si è mai visto un cavallo che mostri difficoltà a portare il cavaliere. La cosa è ancor più  vera per un cavallo ben lavorato che effettua regolarmente le sue variazioni di andatura e di equilibrio, che galoppa riunito o almeno molto equilibrato sulle anche, che esegue delle volte strette ecc…
In questo caso, la muscolatura della schiena si sviluppa  naturalmente e sufficientemente.
Diciamocelo: sono forse i  muscoli della schiena che fanno fare al cavallo il piaffo o la passeggiata?
Sono forse i muscoli della schiena che scaraventano cavallo e cavaliere oltre l’ostacolo?
Fino a prova contraria, questo ruolo è sostenuto dalla muscolatura del treno posteriore e degli addominali. Non comprendo bene, allora, per quale ragione i muscoli che sostengono la colonna vertebrale debbano essere sviluppati ad oltranza.
D’altro canto, come abbiamo già detto, l’elasticità  del dorso è indispensabile. Per contro, una massa muscolare importante tende a limitare la scioltezza.
Un grosso lavoro alla muscolatura del posteriore? Ah si, quello certo che serve!
Non sarà mai eccessivo perché, se mi posso permettere questa parola, il posteriore  è il motore del cavallo, è da lì che viene tutta la sua forza motrice.
La vera ragione per la quale oggi mi domando se l’importanza di questa benedetta schiena sia veramente fondata è perché non ne avevo mai sentito parlare... per 53 anni!
Durante tutta la mia carriera di cavaliere, piuttosto intensa, nessuno mi ha mai parlato della schiena.
I nostri problemi riguardavano un po’ tutta la muscolatura, i tendini, i garretti, il posteriore, gli addominali… manca qualcosa? 
Ma non ci siamo mai occupati dei problemi della schiena... mai!
Così, quando fui nominato allenatore della squadra nazionale di salto ostacoli di Francia, non feci molto caso alla prima persona che me ne parlò.
Solamente in seguito, mi accorsi che tutte le persone che incontravo avevano solo quello in bocca… «Caro amico, penso che lei sia del mio stesso avviso… tutti i problemi partono dalla schiena».
Scossi leggermente la testa, il gesto poteva sembrare di approvazione, mentre mi stavo solo chiedendo: «ma di che parla questo qua»?
Siccome mi ero allontanato dal mondo del cavallo per una ventina d’anni, conclusi che avessero fatto delle nuove scoperte, raggiunto dei progressi dei quali non ero al corrente. 
Così fui molto prudente per non passare per chi non conosceva ciò che tutti sembravano sapere. 
Dunque, cercai di capire… può darsi che quello che non si sapeva ai miei tempi riflettesse una profonda lacuna delle nostre conoscenze equestri? Lessi e rilessi le opere del passato, i libri scritti dai nostri grandi precursori e scoprii - con mia grande sorpresa - che nessuno fra questi, almeno tra quelli di mia conoscenza, ha mai menzionato l’importanza della schiena e di tutto il lavoro necessario per svilupparla.
Riguardo il salto ostacoli, rilessi  l’appassionante libro di Hans Gunther Winkler (Cavalier d’obstacles, Editions Lauzelle) grande cavaliere che detiene ancora il primato di tutti i tempi nel record di vittorie in questa specialità.
Egli spiega con dovizia di particolari come lavorava i suoi cavalli, ma in nessun momento ha riportato un qualunque problema riguardante questa questione; solo una volta, parlando d’un ostacolo, cita la schiena del cavallo e scrive: il mio cavallo l’ha superato perfettamente, la sua schiena era elastica… ed è l’unica volta che menziona questa regione del corpo del cavallo che oggi sembra di capitale importanza. 
Ho trovato esattamente la stessa situazione nel libro del colonnello Gudin de Vallerin (Conduite e Style) che fu un grande cavaliere francese del periodo dell’anteguerra.
In Francia la moda della schiena nacque nel corso degli anni 60 sotto l’influenza di certi veterinari: a quell’epoca per fare la schiena lavoravano i cavalli con l’estensione dell’incollatura, il naso radente il suolo.
Se ho accennato alla schiena è solo perchè alcuni dei lettori di questo libro potrebbero stupirsi del fatto che, in questo lavoro, non tratto un argomento così popolare.
Non l’ho fatto, semplicemente perché - come ho spiegato - per me è un falso problema, sorto da una moda passeggera.
La necessità dello sviluppo della schiena del cavallo sta come l’astrologia sta all’astronomia: ha importanza soltanto per coloro che ci credono.

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Come fare?
Il cavallo fin dalla sua scozzonatura, viene abituato alla iperflessione, alle tre andature sostenute, in sessioni di 20/30 minuti senza interruzioni e senza rilasamenti, tantomeno con estensione dell'incollatura.
Per ottenere il "rimbalzo", ogni falcata è accompagnata da un lieto colpo di sperone.
Si tratta dell'inizio di una progressione ginnica sbagliata, come dimostrato da P. Karl.

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Si tratta dello stesso processo del r.o. con queste differenze:
  • gli antichi mettevano mano alla roll solo dopo aver abituato il lallo a sollevare l'incollatura.
  • Sui tempi e sulle andature siamo agli stessi livelli del r.o. , l'equivoco nasce da queste parole di Kebrecht:  Le ramener « outré » n'est qu'un moyen de fixer la tête au ramener normal par une exagération momentanée des exigences du cavalier.   Infatti a loro non interessava muscolare la schiena del lallo ma abbinare la "massima elevazione dell'incollatura con il ramener outrè... Beudant lo definisce "ramener complet" ; ecco la dimostrazione del "cavaliere mirabolante" del "collo da cigno":
Dunque, quel "MOMENTANEA" si riferisce al fatto che una volta condizionato al ramener complet, il lallo non subirà più il r.o.... parola di Kebrecht:

L'élévation de l'encolure combinée avec le ramener outré donne et fixe la vraie position de la tète qui dès lors ne se perd plus, ni dans les grandes allures, ni dans les mouvements difficiles.

La verticalizzazione dell'incollatura combinata con il r.o. dona e fissa le vera/la giusta posizione della testa che da allora in poi non si perderà più, nè alle grandi andature nè nei movimenti difficili.

Dunque, le iperflessioni (inventate da Baucher)... chiamatele pure come volete, danno dei risultati certi/sicuri fino al cavallo baucherizzato: "che non ha più volontà, né intelligenza, né ricordi.  Non è altro che una macchina, o, se più vi piace, una forza obbediente alle più leggere azioni del cavaliere, senza che possa opporre la minima resistenza". 
Il problema è che per raggiungere certi risultati, bisogna "forzare", anche Oliveira se necessario usava la Rollkur e udite udite anche Karl - prima di diventare il guru della leggierezza de noartri - la praticava.

Già, perché si può arrivare al al ramener complet senza usare la Rollkur e questo, se lo so io, lo sanno/lo sapevano Oliveira, Karl e & ma a volte non c'è alternativa bisogna per forza "rollkurrare" o usare sistemi simili... ricordate "quello che sussurrava ai lalli" come sistemò il Pellegrino?... di questo parleremo da altra parte.

Quì sotto c'è il resto della comparazione  - taroccata e di parte - tra la Rollkur e il ramener outrè che ho analizzato.
Si tratta dei supposti indicibili danni fisici, psichici ed equestri provocati dalla Rollkur.
Non traduco, non commento non contesto.
Mi limito a dire che la scelta sta a monte o eliminamo il dressage, il reining, il s.o. e compagnia bella o dobbiamo accettare che - nelle segrete stanze - si facciano "schifezze".
Però, se le "schifezze" le fanno dei cavallerizzi del calibro di Baucher o Oliveira, si tratta di mezzi che risolvono situazioni impossibili... vedi Gericault, in mano a noi - gente comune -possono causare danni irreparabili.









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