L'importanza del "doux passage" secondo il generale L'Hotte.
Molti cavalieri vedono nel passeggio - nella passeggiata - nel passage una prodezza equestre e, in qualsiasi modo venga presentato, credono che sia il marchio di garanzia dell’alta scuola: può darsi che ciò sia vero nel circo, ma non lo è certamente nell’alta scuola.
Ho ripetuto mille volte che la caratteristica dell’alta scuola è la leggerezza. Ora, se il passage è eseguito senza che il cavaliere possa di graduarlo a suo piacimento, il cavallo si allontanerà dalla leggerezza in conseguenza dell’aumento della tensione delle sue articolazioni.
D’altronde i cavallerizzi di un tempo non praticavano che il doux passage,caratterizzato dalla flessione molto accentuata degli arti, accompagnata dall’impegno armonico di tutte le articolazioni.
Questo tipo di passeggio deriva direttamente dal piaffo
caratterizzato dalla flessione molto accentuata degli arti, accompagnata dall’impegno armonico di tutte le articolazioni.
Questo tipo di passeggio deriva direttamente dal piaffoportarsi in avanti, al quale non resta che dare vivo e vibrante sfogo.
Attualmente è di moda il grand passage, che ha preso il posto del doux passage appena descritto, è caratterizzato dalla estensione sostenuta degli arti e dalla tensione energica delle articolazioni.
Lo possiamo ottenere in due maniere: direttamente, oppure dal doux passage, dunque dal piaffo.
Nel primo caso, si presenta come un’aria particolare non riconducibile ad alcun’altra. Può esser facilmente ottenuta dai cavalli in avanti, nei quali basta trattenere il trotto aumentando contemporaneamente l’impulso. La passeggiata ottenuta in questa maniera non porterà alcun beneficio nell’insieme dell’addestramento, perché si tratta di una esecuzione meccanica che imita le azioni del distendersi e del raccorciarsi.
La situazione è ben diversa quando il grand passage è ottenuto ricavandolo dal doux passage o passeggio alla napoletana, dunque dal far ciambella : allora, tutti i gradi di estensione e di raccorciamento dell'azione potranno essere facilmente padroneggiati.
Per spiegarmi meglio e completare il mio discorso sul passage, ricorderò quello che già ho detto riguardo allo spasseggio di Ourphaly, il cavallo personale del comandante de Novital, Cavallerizzo Maggiore quando ero a Saumur come allievo ufficiale.
La passeggiata di Ourphaly era piena di vita, non somigliava per niente a quei passage automatizzati che si vedono in molti cavalli più o meno ben rabberciati.
In alcuni, le spalle fanno tutto il lavoro trascinando a rimorchio le anche, i piedi radono il terreno e sembrano avanzare penosamente perché i garretti hanno perduto la loro spinta; in altri - invece - sono le spalle che non si distendono poiché le anche vanno solo verso l’alto e sembrano portare sotto di se le ginocchia semipiegate; in queste situazioni è palese l’impotenza del cavaliere nel mettere in distensione i movimenti.
Invece le anche di Ouphaly, con il loro energico impulso, cacciavano avanti le spalle facendole sollevare, aprire, distendere e dando una perfetta armonia all’assieme dei movimenti.
Tuttavia, devo dire che il passage d’Ourphaly aveva dei limiti: non si distendeva e non aveva quella capacità, oserei dire quella perfezione, che permette di passare, con gradualità, dal piaffo al passeggio più vibrante ed energico per poi tornare con estrema facilità al far ciambella, percorrendo tutta quella scala in maniera ascendente e discendente senza bruschi cambiamenti di ritmo.
La perfezione si può raggiungere solo mantenendo l’attività delle articolazioni costante e sciolta, così che il passage, portato alla sua massima estensione, pur tendendo all’estremo le articolazioni, le conservi pienamente sciolte e flessibili e, quando viene raccolto fino al piaffo più riunito - pur ingaggiando completamente il posteriore - mantenga l’energico gioco dei garretti e che le ginocchia - anche se meno aperte - si sollevino vive e frementi come volessero andare avanti,
Questa è la scala che unisce le grand passage - le doux passage - al piaffer : grazie ad essa il cavaliere può regolare a suo piacimento il tipo di movimenti e la loro distensione.
Dato che le doux passage è basato sulla scioltezza delle articolazioni, deve essere impostato per primo, con evidenti vantaggi per il prosieguo dell’addestramento; le gran passage sarà affrontato solo dopo una completa acquisizione del doux passage che altrimenti - se richiesto prematuramente - provocherebbe problemi dovuti alla necessaria, forte tensione delle articolazioni, le quali potrebbero non rispondere adeguatamente se non rese precedentemente elastiche.
Siccome il passeggio deriva dal piaffo, bisogna impostare per prima quest’aria, basata sulla opposizione assolutamente esatta tra l’azione combinata del posteriore con l’anteriore, in maniera tale che le falcate siano regolari. Anticamente, si cominciava ad impostare quest’aria mettendo il cavallo scosso ai pilieri: solo dopo averlo regolarizzato in questa maniera lo si cominciava a montare al piaffo e al passeggio. Da qui deriva l’ antico detto: i pilieri danno spirito ai cavalli ..
Avviene frequentemente che il passeggio sia insegnato per routine: allora il cavallo risponderà a tutte le azioni che mirano alla riunione prendendo il passage. Vediamo spesso in questo passage automatico il cavaliere perdere tutta la sua grazia e venire sballottato goffamente in sella: meglio allora il trotto libero e cadenzato, che darà grandi soddisfazioni all’autentico uomo di cavalli il quale, diversamente dal pubblico pagante, ha il vero senso del bello in equitazione.
In questo caso - come sempre - bisogna che egli aspiri all’apprezzamento di coloro che sanno, degli esperti, altrimenti senza la stima dei veri competenti sacrificherà a Giove e ai falsi dei.Da: Questioni Equestri : un capolavoro di chiarezza e di eleganza... E' il vero libro da consultazione per il cavallerizzo moderno, ci troverà le risposte a tutta la problematica equestre...


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