ecco una breve biografia... cliccatemi su.
Tratto dal suo ultimo libro licenziato alle stampe postumo: Dresser c'est simple, ecco come intendeva - nell'alta equitazione - l'azione delle redini, per il mio piacere, e a vantaggio dei giovani ma anche dei maturi italiani che volessero sapere di più, ho tradotto e adattato il seguente brano.
Mai a redini tese.
Come può esserci una tensione tra la mano del cavaliere e la bocca del cavallo se l'animale gioca col ferro, ha la mascella mobile, morbida, decontratta e cede immediatamente al gioco delle dita del cavaliere?
C'è una incompatibilità assoluta tra quanto detto e il principio secondo il quale il cavallo si deve appoggiare sulla mano, così facendo si rinuncia ipso facto alla mobilità della mandibola, dunque alla decontrazione, dunque alla leggerezza.
Il cavallo si può mettere - come dice Baucher - anche "dietro la mano", in questo caso sarà il cavaliere ad andare a cercare il contatto e, col gioco delle dita, (tamburrellamento/pianofortamento) riprendere la mobilità della mandibola.
Questo non esclude che - quando è necessario - l'azione delle redini debba essere importante, forte, a volte secca, ma sempre breve, comunque mai agire per trazione continua delle redini, detto in altre parole, in discreto italiano: se c'è tensione, si crea un peso che grava continuamente tra la bocca del cavallo e le mani del cavaliere, dunque, il contatto è pesante, non ci può essere la leggerezza.
Ci sono due casi nei quali può esser necessaria/è indispensabile una tensione continua:
- quando si chiede la flessione della nuca, allora l'azione deve essere molto delicata e deve cessare immediatamente quando il cavallo cede.
- quando bisogna rispondere in maniera decisa con la fissità della mano ad una resistenza di forza del cavallo (il cavallo cerca di forzare la mano agendo con l'incollatura).
Ho detto resistenza di forza per distinguerla dalla resistenza di peso, (il cavallo si appoggia pesantemente sulla mano) in questo caso, l'opposizione della mano alla resistenza non servirà a niente, perché la contrazione dell'incollatura e della schiena non permettono al cavallo di riportare il peso all'indietro e di abbassare le anche.
Allora il cavaliere deve:
- con un'azione secca e decisa, rialzare l'incollatura mettendo come punto più alto la nuca. Fatto questo, il cavallo si sosterrà da solo, dunque, la resistenza di peso cesserà immediatamente.
- Dopo di che, con azioni decontrattive indirette (con le flessioni) eliminare le rigidità e ristabilire la leggerezza.



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