mercoledì 9 dicembre 2015
Le pas d'Aure.
Qualche giorno fa, venne a trovarmi Gregorio col suo puledro, si proprio Dorian, ora ha 4 anni, lo ha fatto principalmente per abituare il lallo ai viaggetti nel van, infatti si stressa/si stressava durante i trasferimenti, suda/sudava come una fontana.
Gregò abita a Sciacca, una 40ina di km da quì e ci vediamo 3/4 volte all'anno, ma in altro tempo, andavamo spesso a cavallo assieme e - tra l'altro - nei primi anni 80 de s.s.
siamo stati a Saumur assieme.
Io rimasi stupefatto, mi pareva che Myosotis - il suo lallo che era intero e insanguatissimo - avanzasse su una nuvola; Gregò disse: sembra un gatto era vero... dopo decenni scoprii che Oliveira aveva scritto qualcosa di simile: ...bisogna che il cavallo avanzi morbido del dorso e delle spalle, posando delicatamente i suoi arti a terra come farebbe un felino.
Dunque, durante la passeggiata, ho chiesto al mio lallo di fare il passo di squola e lui ha obbedito, abbiamo fatto dei km, io sempre tenendo quell'andatura:
Si sentivano i ferri del Caimano toccare dolcemente l'asfalto; un signore che trasportava un rimorchio col trattore, si è fermato, ha spento il motore ed è rimasto a bocca aperta a guardarci.
Gregò mi ha chiesto: ma come hai fatto?
Gregò mi ha chiesto: ma come hai fatto?
Glielo spiegato ben volentieri, e molto volentieri lo spiegherò a voi. ma prima cerchiamo di capire, con l'aiuto del ueb, di cosa parliamo.
.
Dunque, quest'andatura è - per tradizione- quella con cui si presenta l'Ecuyer en Chef alla testa della ripresa dei cavallerizzi, detta anche la ripresa degli dei che è formata dagli istruttori di equitazione della Scuola di Cavalleria Francese.cioè: dal Cadre Noir.
Dopo anni da quella visione, scoprii che quell'andatura si chiamava: pas d'Aure, trovai quel termine in un libro: Esperienze Equestri - Domenico Susanna - Editoriale Olimpia - 1979.
L'autore ne parla diffusamente a pag, 403 e - tra l'altro - scrive ... così nasce il maestoso ed avvincente movimento: il pas decole, in cui il cavallo avanza con movimento sostenuto - ma non ritenuto, ossia contratto - solenne, nettamente ritmato, con l'incollatura rilevata, in appoggio identificabile nel contatto, con bocca pastosa e l'occhio esprimente decisione... alto esempio di espressività militar trombonica... e continua: ...
vi sono cavalli portati naturalmente a tale movimento, ai quali è agevole dedicare una cura particolare per rifinirlo e che rappresenta un movimento di rara eleganza, non richiesto in concorso, e realizzato con ampia estensione degli arti anteriori, nel tempo del passo, con appoggio dei piedi quasi con degnazione, tanto è leggero.
Questa figura, realizzata dal conte d'Aure nell'800 e perciò chiamata: pas d'Aure, fa parte delle cosidette allure de fantasie e, in gara, è addirittura penalizzata perché si ravvisa una contrazione dorsale, ecc. ecc. .....
Dunque, per me - d'allora in poi - quest'andatura si chiama pas d'Aure, passano degli anni e mi accorgo che non è vero, questa denominazione si è perduta, ne discussi - tramite e.m - con Bernard Chiris il quale sconosceva questa denominazione ma mi confermò quelle brillantemente riportate da Decarpentry:
Passo di scuola a Saumur - Passo dei coscritti - passo della cerbiatta - e passo ad estensione sostenuta che è il termine tecnico che sta ad indicare quest'andatura.
Inoltre nel suo sito, ho trovato un'ottima definizione del passo di scuola nelle sue varianti e una stupenda conclusione: Le pas d'ecole ne s'apprend pas directament, il n'y a pas de secret....il est un aboutissement Non c'è alcun segreto, il passo di scuola non si impara... è una conquista.
Comunque, stiamo parlando del passo ad estesione che io - forse impropriamente - chiamo pas d'Aure, il vero passo di scuola - quello degli antichi - è il massimo grado della messa in mano al passo, e, come tutti i passo deve essere a 4 tempi, anticamente era preparatorio al doux passage (Oliveira) e - spesso - si cadeva nel passo a due tempi che Raabe chiamava "petit trot marché" (Decarpentry), comunque, per chi volesse approfondire vada nel già lincato sito di Chiris.
Ora, a sostegno della citazione del generale Susanna, ho letto come imposta il passo d'Aure nel suo Trattato di Equitazione:
Passo di scuola a Saumur - Passo dei coscritti - passo della cerbiatta - e passo ad estensione sostenuta che è il termine tecnico che sta ad indicare quest'andatura.
Inoltre nel suo sito, ho trovato un'ottima definizione del passo di scuola nelle sue varianti e una stupenda conclusione: Le pas d'ecole ne s'apprend pas directament, il n'y a pas de secret....il est un aboutissement Non c'è alcun segreto, il passo di scuola non si impara... è una conquista.
Comunque, stiamo parlando del passo ad estesione che io - forse impropriamente - chiamo pas d'Aure, il vero passo di scuola - quello degli antichi - è il massimo grado della messa in mano al passo, e, come tutti i passo deve essere a 4 tempi, anticamente era preparatorio al doux passage (Oliveira) e - spesso - si cadeva nel passo a due tempi che Raabe chiamava "petit trot marché" (Decarpentry), comunque, per chi volesse approfondire vada nel già lincato sito di Chiris.
Ora, a sostegno della citazione del generale Susanna, ho letto come imposta il passo d'Aure nel suo Trattato di Equitazione:
Il passo è la più lenta delle andature del lallo ed è quella che lo mantiene di più su un equilibrio ben distribuito e consente una marcia lenta ma meno dispendiosa di energie.
Per andare al passo, bisogna agire gradatamente e con leggerezza per evitare che l’eccessiva spinta faccia andare il lallo ad andature più veloci.
La mano deve agire di concerto con le gambe per fissare delicatamente l’andatura del passo.
Quanto più si vuole allungare il passo, tanto più bisogna spingere con le gambe ma allo stesso tempo sostenere la bocca in maniera tale che il lallo si appoggi in maniera tale da dare la più grande estensione al movimento delle spalle.
Per rallentare, le gambe devono diminuire l’intensità dell’azione mentre la mano - che nel passo allungato serve da sostegno - agirà per scaricare le spalle e accorciare la loro azione.
Quando si vuole ottenere un passo leggero e cadenzato sarà aumentato allo stesso tempo l'azione delle mani e delle gambe e le gambe del cavallo portandosi avanti alternativamente devono coprire la stessa distanza di terreno affinché ci sia la rettilinearità dell’andatura e del piazzamento dello lallo.
Il capitolo continua illustrando i sistemi di correzione, perfezionamento e di affinamento dei concetti sopra espressi.
Da quanto ho tradotto, si può intuire che quella descritta è la strada per ottenere il passo ad estensione.
Dunque, quanto riportato dal generale Susanna - come abbiamo visto - ha una solida base storica.
C'è da dire che d'Aure prediligeva i lalli di purosangue che - per struttura/per l'inclinazione delle spalle - sono facilitati per eseguire questo movimento.
Per mia esperienza ho visto una purosangue prodursi naturalmente in qualcosa di molto simile al passo ad estensione, sarebbe bastato coadiuvarla e assecondarla per ottenere uno splendido passo di scuola, ma questo il proprietario non lo sapeva, non poteva saperlo.
Ora, prima di descrivervi come ho rubato il pas d'Aure, devo parlare di questo video: patrimonio mondiale della lallinità, stranamete, uno degli ultimi commenti che leggete in iutubo è di Gregorio Venezia, il mio compagno di passeggiata di qualche giorno fa, come della visita a Saumur - dalla quale - son passati oltre 6 lustri; il mio amico ha scritto:
Per chi va già a cavallo, per chi vuole imparare ad andare a cavallo, o solo per la gioia dello spirito, vedere questo video almeno 2 volte la mattina, 2 volte a pranzo, 2 volte la sera, prima dei pasti. 11 minuti di alta poesia equestre.
Per chi va già a cavallo, per chi vuole imparare ad andare a cavallo, o solo per la gioia dello spirito, vedere questo video almeno 2 volte la mattina, 2 volte a pranzo, 2 volte la sera, prima dei pasti. 11 minuti di alta poesia equestre.
Bene, segnalata la poesia, io parlerò della prosa di quanto si vede, però, l'occasione: il più grande cavallerizzo del 900 che monta un lallo a lui sconosciuto merita un vero approfondimento e un'analisi adeguata che ho già fatto e - per il mio piacere - presto tenterò di condivide.
Nel frattempo, vi dico subito come ho messo il Caimano al pasd'Aure, come ho rubato quel movimento; semplicissimo: come si sa, il passo spagnolo si comincia ad impostarlo da terra, prima da fermo, poi in movimento, una volta acquisito, l'addestratore mette un cavaliere in sella, gli dice cosa fare... meglio dovrebbe dirgli cosa non fare, e passa/trasferisce quel movimento dalla sua bacchetta alle mani e alle gambe del cavaliere che sta in sella.
Oddo aveva un ottimo passo spagnolo, per capirci non buttava le gambe avanti al passo dell'oca tipo nazista , ma sollevava, piegava e calava le braccia, lo imparò molto in fretta è presto, forse ai 4 anni.
Per fare il passaggio che ho descritto, misi sul lallo un ragasso, cavagliere di s.o. molto appassionato armato solo di buona volontà.
.
E' normale che il lallo andasse in confusione, ma piano piano, giorno dopo giorno, il lallo si abituava, il ragasso capiva e si cominciarono a vedere i risultati, non dico che fosse perfetto, ma già si cominciava ad ottenere 4/5 falcate accettabili, quando ad un tratto, il Caimano, forse stufo della lezione, smorzò il movimento spagnoleggiante ma continuò ad avanzare mettendosi così - a sua scajola - al pasd'Aure.
Quì ci vuole la "cazzimma" del cavallaro che però deve avere anche le conoscenze del cavallerizzo, altrimenti non ci sarebbe stato quel risultato e non saremmo quì a parlarne, ma prima capiamo cos'è la cazzimma, lascio la parpla a Pino Daniele, chapea!
Già, “’a cazzimma”. Chi non è napoletano e non ha mai avuto modo di sentire questo termine, si chiederà giustamente di che si tratti. Ebbe’, “cazzimma” è un neologismo dialettale molto in voga negli ultimi tempi. Designa la furbizia accentuata, la pratica costante di attingere acqua per il proprio mulino, in qualunque momento e situazione, magari anche sfruttando i propri amici più intimi, i propri parenti [...]. È l’attitudine a cercare e trovare, d’istinto, sempre e comunque, il proprio tornaconto, dai grandi affari o business fino alle schermaglie meschine per chi deve pagare il pranzo o il caffè (P. Daniele, Storie e poesie di un mascalzone latino, Napoli, Pironti, 1994, pp. 52-53).
Ecco, io ho una grande cazzimma coi lalli, purtroppo non per gli affari, tantomeno per fregare il prossimo...
Dunque, dicevo: ad un tratto, il Caimano, forse stufo della lezione, smorzò il movimento spagnoleggiante ma continuò ad avanzare mettendosi così - involontariamente - al pasd'Aure.
Ora, "cos'è il genio: colpo d'occhio, fantasia, intuizione, decisione e velocità di esecuzione".Forse è esagerato dire che tutto questo sia genio, di sicuro sono le qualità che sono necessarie ad un buon addestratore di cavalli.
E' normale che il lallo andasse in confusione, ma piano piano, giorno dopo giorno, il lallo si abituava, il ragasso capiva e si cominciarono a vedere i risultati, non dico che fosse perfetto, ma già si cominciava ad ottenere 4/5 falcate accettabili, quando ad un tratto, il Caimano, forse stufo della lezione, smorzò il movimento spagnoleggiante ma continuò ad avanzare mettendosi così - a sua scajola - al pasd'Aure.
![]() |
| Mia figlia che si diverte con Oddo. |
Quì ci vuole la "cazzimma" del cavallaro che però deve avere anche le conoscenze del cavallerizzo, altrimenti non ci sarebbe stato quel risultato e non saremmo quì a parlarne, ma prima capiamo cos'è la cazzimma, lascio la parpla a Pino Daniele, chapea!
Già, “’a cazzimma”. Chi non è napoletano e non ha mai avuto modo di sentire questo termine, si chiederà giustamente di che si tratti. Ebbe’, “cazzimma” è un neologismo dialettale molto in voga negli ultimi tempi. Designa la furbizia accentuata, la pratica costante di attingere acqua per il proprio mulino, in qualunque momento e situazione, magari anche sfruttando i propri amici più intimi, i propri parenti [...]. È l’attitudine a cercare e trovare, d’istinto, sempre e comunque, il proprio tornaconto, dai grandi affari o business fino alle schermaglie meschine per chi deve pagare il pranzo o il caffè (P. Daniele, Storie e poesie di un mascalzone latino, Napoli, Pironti, 1994, pp. 52-53).
Ecco, io ho una grande cazzimma coi lalli, purtroppo non per gli affari, tantomeno per fregare il prossimo...
Dunque, dicevo: ad un tratto, il Caimano, forse stufo della lezione, smorzò il movimento spagnoleggiante ma continuò ad avanzare mettendosi così - involontariamente - al pasd'Aure.
Ora, "cos'è il genio: colpo d'occhio, fantasia, intuizione, decisione e velocità di esecuzione".Forse è esagerato dire che tutto questo sia genio, di sicuro sono le qualità che sono necessarie ad un buon addestratore di cavalli.
Dunque, appena vidi il lallo che si era messo casualmente al pasd'Aure, lo fermai con segnale di massima soddisfazione: braav, braav... mi avvicinai e gli detti uno zuccherino.
Il giovane in sella non capì una beata minchia, e d'altronde non era importante che capisse, gli dissi: continuiamo come prima, io comando il passo spagnolo tu lo accompagni, solo che: se mi sentirai dire braav, scendi immediatamente premialo e portalo immediatamente in scuderia.
Dopo qualche tentativo andato a vuoto: passo spagnolo malfatto ma che non era pasd'Aure, il lallo accennò ad un paio di falcate giuste, subito fu premiato come ho descritto, già, il miglior premio che potete dare al vostro lallo è scendere di sella, se poi scendete di sella, gli allentate le cinghie e lo riportate nella sua scatola, sarà il massimo della goduria per lui, pertanto, si ricorderà dell'occasione del premio straordinario e cercherà di riprodurla, di ricrearla; all'inizio, provando, facendo dei tentativi, poi - una volta capito - sarà lui addirittura a riproporla per avere il massimo premio.
E' importante sapere che, il lallo associa - anche - il premio al posto, ad esempio: se gli state insegnando la levata e, finalmente, dopo vari tentativi ne fa una decente, mettiamo, nel lato corto nord delle
cavallerizza, chiedete la figura di nuovo in quel punto.
Come disse Fillis: per l'addestramento bisogna sfruttare la memoria del cavallo che è ottima, piuttosto che contare sulla sua intelligenza che è scadente.
Come funziona:
Al vostro comando il lallo si solleva troppo in fretta, troppo in alto, troppo poco, troppo storto... voi lo punirete, magari solo con la terribil voce, quando - finalmente - ne fa una buona premiatelo con voce soave; rilassatelo, fate altre cose, poi, tornate nello stesso posto e chiedete di nuovo la levata, se ripete ben l'esercizio: voce soave e zuccherino, se è buonissimo: voce soave, si smonta, si allentano le cinghie e si conclude il lavoro.
Il lallo ha bisogno di certezze, ricreare - per quanto possibile - le stesse condizioni, anche ambientali, per ottenere il risultato è importantissimo, ma, appena l'esercizio è confermato, bisogna subito variare i posti, altrimenti ogni volta che arriva in quella zona farà quello che ha imparato anche se non richiesto.
Ovviamente, sto parlando di fasi iniziali dell'addestramento dove è importante agevolare al massimo le condizioni perché il lallo apprenda; quindi, la ripetitività dei comandi ma anche dei luoghi lo aiuta tantissimo.
Poi, quando conoscerà bene i comandi, queste attenzioni non saranno necessarie se non che in casi eccezionali... ricordate cosa diceva JDO?
Bisogna avviluppare/imprigionare il cavallo in un bozzolo di confortevoli abitudini e di "rituali" rassicuranti.
Aveva maledettamente ragione.




Nessun commento:
Posta un commento
Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.