Ecco i ritratti dei grandi Maestri dell'Equitazione. Tra questi, due mie "scoperte": il negro Tom Bass, nato schiavo che - grazie ai cavalli e al suo talento - raggiunse una posizione di assoluto prestigio nell'America becera e razzista di fine 800, e il Comandante Rousselet, un autorevole cavallerizzo, che, 200 anni prima della moda dei "sussurratori", parlava con i cavalli.

sabato 2 gennaio 2021

I DUELLANTI

sabato 8 ottobre 2011

I "duellanti": - Baucher e d'Aure


Tratto liberamente da: 
Dopo che la tempesta della rivoluzione spazzò via il celeberrimo maneggio di Versailles, due cavallerizzi si contesero la scena equestre francese: il conte d'Aure e il signor Baucher, due cose  li accumunavano: tutti e due erano straordinari cavallerizzi e ambedue - rispetto la vecchia scuola - furono "rivoluzionari"; per il resto erano come:   il cane e il gatto - il giorno e la notte - il bagno e la doccia - il mare e i monti -  il burro e l'olio - Coppi e Bartali.
D'Aure, personificava l'equitazione da campagna, ardita, priva di fronzoli, "inglese"; il conte  la impose al bel mondo parigino grazie alla sua audacia e alla sua eccezionale tenuta a cavallo e al suo magnifico assetto in sella.Baucher, "il maestro dei maestri" del maneggio, cioè dell'Alta Scuola, per tutta la vita studiò un suo metodo basato sulla ginnastica razione sullo stretching... parole allora sconosciute ma di questo si trattava; era un lavoro modernissimo,  propedeutico alla leggerezza e, unito alla ripetizion, aveva come finalità il controllo assoluto dei movimenti dello lallo,
Certamente, quest'ultimo è stato quello che ha lasciato  più forti tracce nella pratica dell'Equitazione, era di umili origini, sempre alle prese a far quadrare il bilancio, era di carattere chiuso ed umbratile, tutto l'opposto del conte, un "uomo di mondo", punto di riferimento dei "vips" parigini, brillante conversatore, ben ammanigliato politicamente e socialmente.









Per tutta la vita ebbero motivo di scontro e di polemiche, dal punto di vista equestre erano inconciliabili ed anche dopo la loro scomparsa, l'antagonismo tra le due scuole rimase forte.
Il pupillo di entrambi i due eminenti capiscuola - il futuro generale L'Hotte - quando assunse le massime responsabilità  nell'ambito dell'esercito francese, tenne ben separati i due "metodi" e ne impedì ogni tentativo di  fusione.
Come che sia, d'Aure e Baucher - pur essendo le due "stelle" dell'equitazione francese - non si conoscevano, non si erano mai incontrati, l'occasione per un contatto la creò Gaussen.

Nel suo libro, il barone di Vaux, dice che è venuto a conoscenza di quel memorabile incontro grazie alle note che gli ha lasciato il suo amico Maxime Gaussen, appunto, importante personaggio del mondo equestre dell'epoca, uno dei migliori allievi di Baucher.

Gaussen faceva parte dello sparuto corteo funebre che accompagnò Baucher  al cimitero: - il figlio Henri, L'Hotte, il comandante Dijon, Victor Franconi, Normand ed altre due o tre persone non identificate dal Generale che ricorda l'avvenimento ne: - "Un Officier de Cavalerie".

Gaussen incontrò d'Aure al cafè Tortoni al Boulevard des Italiens dove si dava appuntamento l'elite culturale parigina del tempo,


Boulevard des Italiens
il conte lo invitò al suo tavolo, ovviamente d'Aure sapeva dello stretto rapporto esistente tra Gaussen e Baucher, dunque, dopo i soliti convenevoli il discorso cadde sul Maestro.
Da parte sua, Gaussen sapeva che d'Aure - pur essendo il direttore del maneggio di via  Duphot - si occupava anche delle minime "inezie" riguardanti quell'attività e dunque si "inventò" il fatto che Baucher cercasse un cavallo di bell'aspetto, ma non troppo caro, da preparare per il circo, e chiese a d'Aure se avesse un soggetto adatto, questi rispose che aveva una bella giumenta disponibile ad un prezzo più che abbordabile...Gaussen "prese la palla al balzo" e fissò un appuntamento per l'indomani: - avrebbe accompagnato Baucher a visionare la lalla.

Baucher era un uomo fiero e scontroso, andava preso per il verso giusto, dunque Gaussen corse dal Maestro e gli disse: - "Stamane ho incontrato d'Aure, avrebbe piacere di conoscerla, ha detto di avere un buon cavallo in vendita che forse la può interessare, se vuole, domani possiamo andare a trovarlo nel suo maneggio, potrebbe essere l'occasione perché vi incontriate."

Baucher accettò l'appuntamento e l'indomani - all'ora stabilita - Baucher, accompagnato da Gaussen, fece il suo ingresso al maneggio di via Duphot.

Rue Duphot

Dopo un paio di minuti, il conte d'Aure uscì da un grande portone, Baucher fece qualche passo verso di lui, ci fu una cordiale stretta di mano e uno scambio di complimenti e il reciproco compiacimento della conoscenza.
Dopo di che il conte disse: - "Ho saputo dal signor Gaussen che lei cerca un cavallo di scuola, io ho una bella giumenta ad un un prezzo assai conveniente vuole vederla? Alla risposta affermativa di Baucher, il conte ordinò di incapezzare la lalla e la fece portare nel maneggio; si trattava di un bel soggetto dal mantello baio scuro, d'Aure fece notare l'eleganza della giumenta e la fece far muovere al passo ed al trotto, dopo di che invitò Baucher a montarla dicendogli: - "non ho avuto il tempo di addestrarla ma è un animale molto saggio"...Baucher rifiutò dicendo di non essere nella tenuta adatta e all'insistenza del conte disse: - "la monti lei sarà un piacere per me vederla cavalcare!"
Il conte si schermì, dicendo tra l'altro di avere dei dolori all'inguine e da qualche giorno era a riposo...comunque l'ex "cavallerizzo cavalcante" del re Carlo X ordinò di sellare la giumenta e si fece portare il suo frustino.

Pochi minuti dopo, la giumenta - bardata - venne portata nella cavallerizza, era tranquilla ma lo sferzare della coda denotava - ad un occhio esperto - che i trattava di un soggetto difficile ed irritabile.
Correttamente, il conte d'Aure chiese a Baucher se ci avesse ripensato e volesse montare, al suo cortese rifiuto, d'Aure balzò in sella con la sicurezza e l'eleganza che lo distingueva.

Il conte non aveva l'incomparabilissima "bellezza" in sella di de La Guerriniere, ma a cavallo era "superbo", i suoi detrattori (sic!) definivano il suo assetto: perfetto, si capiva - al primo sguardo - che era in condizione - in qualsiasi momento - di usare gli aiuti con precisione e potenza.
Dopo aver fatto alcuni giri di pista al passo, mise la lalla al trotto a redini lente, ma un osservatore attento poteva notare un leggero sollevamento della mano ed un discreto intervento di gambe "a correzione".
Dopo un cambiamento di mano mal fatto, si capì che la giumenta non era sufficientemente preparata per quel lavoro...il conte la mise al galoppo destro coordinando al meglio mano e gambe, dopo un giro di pista fece un cambio di mano con conseguente cambio di galoppo ottenuto di forza, si vedeva che la lalla non sopportava quel lavoro e rispondeva solo perchè gli aiuti di d'Aure erano netti e vigorosi ma i cambi di galoppo - che il conte imponeva nelle volte - erano invero scadenti finché quando - al terzo tentativo - la lalla fece un salto più alto, toccato terra si bloccò e  - dopo qualche istante di immobilità - partì come un razzo verso il portone che era chiuso male, lo aprì di forza e sparì col suo cavaliere nell'androne che conduceva al cortile.

Baucher restava immobile, in piedi, accanto ai pilieri, sembrava che aspettasse - con calma ed indifferenza - la fine della sceneggiata.
Passarono pochi istanti, il portone fu spalancato completamente e la cavalla - preceduta dalle urla del conte -  fece il suo ingresso - a grandi balzi - nel maneggio...d'Aure era furioso e lo si intese distintamente dire : - "Non t'ho mai vista così, che sono ste bagattelle...e la prima volta che si comporta in questa maniera!"

Sul volto di Baucher - fino a quel momento impassibile - apparve un leggero sorriso d'incredulità subito represso, nel frattempo d'Aure - con calma - riprese la pista..."le gambe addosso", la giumenta partì al galoppo sostenuto, per la lalla sarebbero stati "cazzi"/"cazzi amari"  perché d'Aure voleva "far vedere chi comandava".

Giunti - di nuovo - nei pressi del famoso portone - che evidentemente era difettoso e non si chiudeva completamente - la giumenta si fermò ancora e malgrado i colpi di sperone e di bacchetta si rifiutò di andare avanti e puntava verso l'uscita...prese l'iniziativa, si mise su due piedi e in quella posizione copri i cinque sei metri che la separavano dall'uscio, lo forzò di nuovo e portò ancora una volta il suo cavaliere verso il cortile.
Stavolta, non voleva saperne assolutamente di tornare nella cavallerizza, si sentivano il rumore dei ferri sul pavè e le urla di d'Aure che non riusciva a far smuovere la giumenta che - sotto gli attacchi di sperone - irremovibile, si impennava e saltava violentemente sul posto.
Da parte sua, il conte "non faceva una piega", era un tutt'uno con lalalla e alla fine ne ebbe ragione,  la costrinse a rientrare in maneggio malgrado scalciasse, saltasse e si impennasse, l'animale era incazzatissimo, aveva  gli occhi iniettati di sangue, le orecchie coricate all'indietro ed era fradicia di sudore a tal punto che sembrava appena uscita da un guado profondo.

Il suo terribile cavaliere - appena nella cavallerizza - non le diede il tempo di "pensare" e la mise sotto...cambiamenti di mano, volte, circoli, cambiamenti di piede il tutto a velocità "supersonica" e il tutto ottenuto di forza; ormai la giumenta era disorientata e - senza capire - sottostava alla "violenza"; infine, il conte fermò la cavalla vicino Baucher, bruscamente le fece fare una mezza piroetta e gli si mise di fronte: -

"Le assicuro che è la prima volta che questa bestiaccia fa così !"

"Per essere la prima volta, lo fa molto bene"...rispose sarcastico Baucher, e continuò: - "...comunque, è un cavallo difficile, a me serve un soggetto di buon carattere, non fa al caso mio."

Il conte smontò elegantemente, la conversazione continuò con dei convenevoli formali per alcuni
minuti  - poi - dopo una calorosa stretta di mano, i due straordinari cavallerizzi si lasciarono, non si  incontreranno più...!!

Baucher, rimase toccato da quell'episodio, da allora in poi ecco come definiva il conte d'Aure: - "E' un macellaio - e sebbene stentassi a crederlo - è anche un "maccagnone" !"

maquignon (n.m.)
1.marchand de chevaux.
2.(figuré)négociateur malhonnête peu scrupuleux en affaires.

 Tanti anni fa montai un bel grigio che si chiamava/lo chiamavamo "Maccagnone", in realtà aveva un nome inglese (che non ricordo) - come è giusto che fosse - dato che era un "irlandese".

In siciliano "maccagnone" significa: - falso, infido, disonesto...infatti mi sbattette per terra (sic!).
Prima di trovare questa parola "in bocca" a Baucher, pensavo che "maccagnone" derivasse da "magagna", ora penso che - probabilmente - "maccagnone" derivi dal francese "maquignon", appunto...abbiamo avuto per un bel pò - tra gli altri - anche gli angioini sull'Isola, non so se quest'intuizione è giusta ma mi piace pensare che lo sia.

Nel libro del barone ho trovato altre "perle", ne riparlerò .











 

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