Ecco i ritratti dei grandi Maestri dell'Equitazione. Tra questi, due mie "scoperte": il negro Tom Bass, nato schiavo che - grazie ai cavalli e al suo talento - raggiunse una posizione di assoluto prestigio nell'America becera e razzista di fine 800, e il Comandante Rousselet, un autorevole cavallerizzo, che, 200 anni prima della moda dei "sussurratori", parlava con i cavalli.

sabato 2 gennaio 2021

Cavalli infami, cavalieri dolci?

 

domenica 23 febbraio 2020


DAN SULLIVAN

Il primo sussurratore "ufficiale" fu Dan Sullivan : The Wisperer, infatti era chiamato proprio così :  il Sussurratore, appunto.
Siamo nel 700, le corse al galoppo da poco si erano date delle regole condivise ed era iniziata in maniera scientifica la selezione del cavallo più veloce, più elegante, più generoso, il cavallo più cavallo mai visto sulla faccia terra: il PSI.
Di questa elite, quello più grande, l'imbattibile, l'imbattuto, quello che più di ogni altro ha marcato col suo seme la schiatta dei psi fu Eclipse.

Era un cavallo difficile, aggressivo, qualcuno lo definì feroce ma aveva delle qualità eccelse che giustificavano i rischi che si correvano nel maneggiarlo.

La fama di Dan Sullivan - il sussurratore che domava cavalli impossibili - si era cominciata ad affermare.
Dunque, lo si mandò a chiamare per trattare il terribile sauro.
A questo punto, un piccolo fleschbec: - certamente Sullivan fu il primo ad esser chiamato sussurratore ma il primo - almeno tra i personaggi famosi - a fare "doma alternativa" fu Alessandro, si proprio lui: quello: il   Magno!

Un sussurratore dovrebbe unire la sensibilità e la spontaneità e il tempismo alla capacità di entrare in empatia col cavallo usando semplici mezzi a volte stravaganti.

Noi siamo troppo miopi, guardiamo solo il cavallo, dimenticando che tutte le specie di animali superiori hanno un loro linguaggio, una maniera di comunicare intraspecifica ed interspecifica.

Alessandro, capì il problema di Bucefalo e lo risolse; questo dovremmo fare tutti noi prima di pensare l'applicazione di questo o quel metodo: - capire.




Ora tornando a Sullivan, l'idea che mi son fatto è che fosse un simpatico cialtrone gran bevitore di birra che però indubbiamente aveva la capacità di "domare" cavalli impossibili, questo è documentato storicamente.
Egli ebbe dei figli, uno di questi cercò di seguire le sue orme con risultati scarsissimi in quanto gli mancarono effettive conoscenze per farlo bene, gli altri mai si cimentarono il quell'arte nè riscontrarono in se stessi un qualche talento.
Sullivan, trattava cavalli indomabili, pericolosi a volte micidiali:  si chiudeva nella stalla da solo col soggetto e dopo un oretta usciva col cavallo alla capezza assolutamente tranquillo.
Egli non volle mai nessun allievo e neanche i figli - 
come già dissi - furono istruiti a proposito, era così geloso del suo segreto che quando il suo parroco - a Ballyclough - gli chiese in confessione di rivelargli il suo segreto, Dan lo mandò affanculo, tant'è che il reverendo lo scomunicò dicendo che era "amico del demonio" e che era Satana che gli dava quei poteri !
Per un assurdo parallelo, anche Baucher fu accusato di aver fatto "patti col diavolo" per ottenere i suoi meravigliosi risultati: dissero che soggiogava i suoi cavalli lasciandoli senza bere, o non facendoli dormire, che aveva una droga speciale, dissero financo che li teneva appesi al soffitto per far loro eseguire quelle arie così eccentriche, così straordinarie.

In realtà, sia Sullivan che Baucher, 
erano due uomini di cavalli nella accezione antica, dunque, prima di tutto capivano.
Ad esempio Baucher capiva/aveva capito che la macchina cavallo - frangibile e limitata - non era sintonizzata con la sua disponibilità psichica altissima, con la sua plasmabilità eccezionale e la sua  sorprendente capacità di apprendimento.



Infatti, in 4 decenni di carriera, lavorò in pubblico con solo 26 cavalli.
Sullivan era irlandese, era nato tra i cavalli, sicuramente - forse senza saperlo - si autoaddestrò a capire i cavalli e si faceva capire da essi, sapeva che il suo metodo non poteva essere spiegato o trasmesso da una persona ignorante e beona qual'egli era altrimenti ad almeno un figlio lo avrebbe spiegato, ne convenite ?
Comunque non c'era niente di misterioso o di paranormale nel suo metodo, se capita lo spiegherò in seguito.


BUOVO

Nella storia che sto per raccontare, si parla di tale Buovo, un lercio zoticone ma che coi cavalli ci sapeva fare e del "cavallo più bello del mondo" chiamato Rondello che sta per rondone... grande rondine/grande uccello.
...lo Re Erminione, aveva un cavallo incatenato, il quale era il cavallo più bello del mondo, e avevalo tenuto sette anni rinchiuso e incatenato perchè nessuno non lo potè domare, e molte volte l'aveva voluto far domare e mai trovò nessuno che gli bastasse la vista a domarlo.
Essendo Buovo in questa corte, andò un dì dal Re Ermione a vedere questo cavallo, e Buovo vantò vedere: e udì il dire al Re: Io farei gran doni a chi lo domasse e cavalcasse. Disse Buovo a quello ! Or fussìegli mio, si chè io lo domerei e sellerei e cavalcherei!  Lo Re l'intese e disse: O Buovo, per mia fè, se tu lo domi, che io ti farò gran bene, e caverotti di conciare cavalli alla stalla e solo questo avrai a governare.

Allora Buovo si spogliò del giuberello e prese un bastone in mano e andò verso il cavallo; e quando gli fu presso il cavallo si rizzò in piè; e Buovo gli disse un grido addosso, e'l cavallo si volle lanciare a dosso a Buovo, perché aveva catena lunga al collo; e Buovo gli diede una grande bastonata, e gittoglisi a' crini del ciuffetto e diegli un pugno nell'orecchio manco, tale che'l cavallo fu per cadere.
Buovo prese la catena e spiccolla dalla mangiatoia, e menollo a mano in su la piazza, e feciolo ferrare, e missegli la sella e la briglia, e montovvi suso.
E quando volle che si movessi, el cavallo fece tre lanci, ma Buovo aveva una gran mazza, e toccollo per la groppa e per i fianchi, e l'cavallo cominciò a tremare, e andava dove Buovo voleva. E in otto giorni lo domò, e corse, e facea ciò che Buovo voleva; e tanto venne vantaggiato che al suo tempo non si trovò più vantaggiato cavallo; e non si voleva lasciar cavalcare a niuna altra persona che a Buovo.... ..e tanto era avvezzo a lui che, come Buovo parlava, il cavallo ubidiva, intanto che molti ignoranti dissono ch'egli era uno spirito ch'era entrato in quello corpo di quello cavallo. (ci risiamo col sopranaturale !!)
Il cavallo di Buovo d'Antona viene chiamato Rondello, con un triviale calembour che si rifà alla rondine; ma in tutta l'epopea cavalleresca spesseggiano i cavalli eccezionali, veloci instancabili oltre che dotati di intelligenza umana, che solo il proprietario può montare: - Baiardo, il celebre destriero di Rinaldo di Montalbano, Brigliadoro il cavallo di Orlando (chiamato anche Vegliantino), Rabicano il cavallo di Astolfo, il cavallo coi "piedi umani" di Giulio Cesare ecc. ecc.
Questa gran prova del domare un cavallo che nessuno osava avvicinare è un classico della letteratura antica, da Alessandro Magno in poi mi fermo qui, questo simpatico episodio narrato da Tano Parmeggiani in un suo prezioso e delizioso libretto:  "Il Cavallo nei Proverbi", è tratto da uno scritto di Andrea da Barberino autore del "fondamentale” romanzaccio:  “I Reali di Francia” diffuso e letto con scrupolo per almeno 5 secoli in Italia".


Visconte Antoine Henri Philippe Léon Cartier d'Aure

Tratto liberamente da: Dopo che la tempesta della rivoluzione spazzò via il celeberrimo maneggio di Versailles, due cavallerizzi si contesero la scena equestre francese: il conte d'Aure e il signor Baucher, due cose  li accumunavano: tutti e due erano straordinari cavallerizzi e ambedue - rispetto la vecchia scuola - furono "rivoluzionari"; per il resto erano come:   il cane e il gatto - il giorno e la notte - il bagno e la doccia - il mare e i monti -  il burro e l'olio - Coppi e Bartali.
D'Aure, personificava l'equitazione da campagna, ardita, priva di fronzoli, "all'inglese"; il conte  la impose al bel mondo parigino grazie alla sua audacia e alla sua eccezionale tenuta a cavallo e al suo magnifico assetto in sella.
Baucher, "il maestro dei maestri" del maneggio, cioè dell'Alta Scuola, per tutta la vita studiò un suo metodo basato sulla ginnastica razione sullo stretching... parole allora sconosciute ma di questo si trattava; era un lavoro modernissimo,  propedeutico alla leggerezza e, unito alla ripetizion, aveva come finalità il controllo assoluto dei movimenti dello lallo,
Certamente, quest'ultimo è stato quello che ha lasciato  più forti tracce nella pratica dell'Equitazione, era di umili origini, sempre alle prese a far quadrare il bilancio, era di carattere chiuso ed umbratile, tutto l'opposto del conte, un "uomo di mondo", punto di riferimento dei "vips" parigini, brillante conversatore, ben ammanigliato politicamente e socialmente.



Per tutta la vita ebbero motivo di scontro e di polemiche, dal punto di vista equestre erano inconciliabili ed anche dopo la loro scomparsa, l'antagonismo tra le due scuole rimase forte.
Il pupillo di entrambi i due eminenti capiscuola - il futuro generale L'Hotte - quando assunse le massime responsabilità  nell'ambito dell'esercito francese, tenne ben separati i due "metodi" e ne impedì ogni tentativo di  fusione.
Come che sia, d'Aure e Baucher - pur essendo le due "stelle" dell'equitazione francese - non si conoscevano, non si erano mai incontrati, l'occasione per un contatto la creò Gaussen.

Nel suo libro, il barone di Vaux, dice che è venuto a conoscenza di quel memorabile incontro grazie alle note che gli ha lasciato il suo amico Maxime Gaussen, appunto, che era un importante personaggio del mondo equestre dell'epoca e uno dei migliori allievi di Baucher.

Gaussen faceva parte dello sparuto corteo funebre che accompagnò Baucher  al cimitero composto da:  il figlio Henri, L'Hotte, il comandante Dijon, Victor Franconi, Normand ed altre due o tre persone non identificate dal Generale che ricorda l'avvenimento ne: Un Officier de Cavalerie.

Gaussen incontrò d'Aure al cafè Tortoni al Boulevard des Italiens dove si dava appuntamento l'elite culturale parigina del tempo, 
Boulevard des Italiens
il conte lo invitò al suo tavolo, ovviamente d'Aure sapeva dello stretto rapporto esistente tra Gaussen e Baucher, dunque, dopo i soliti convenevoli il discorso cadde sul Maestro.
Da parte sua, Gaussen sapeva che d'Aure - pur essendo il direttore del maneggio di via  Duphot - si occupava anche delle minime inezie riguardanti quell'attività e dunque si "inventò" il fatto che Baucher cercasse un cavallo di bell'aspetto, ma non troppo caro, da preparare per il circo, e chiese a d'Aure se avesse un soggetto adatto, questi rispose che aveva una bella giumenta disponibile ad un prezzo più che abbordabile... Gaussen prese la palla al balzo e fissò un appuntamento per l'indomani:  avrebbe accompagnato Baucher a visionare la lalla.

Baucher era un uomo fiero e scontroso, andava preso per il verso giusto, dunque, Gaussen corse dal Maestro e gli disse:  Stamane ho incontrato d'Aure, avrebbe piacere di conoscerla, ha detto di avere un buon cavallo in vendita che forse la può interessare, se vuole, domani possiamo andare a trovarlo nel suo maneggio, potrebbe essere l'occasione perché vi incontriate.
Baucher accettò l'appuntamento e l'indomani - all'ora stabilita - Baucher, accompagnato da Gaussen, fece il suo ingresso al maneggio di via Duphot.

Rue Duphot
Dopo un paio di minuti, il conte d'Aure uscì da un grande portone, Baucher fece qualche passo verso di lui, ci fu una cordiale stretta di mano e uno scambio di complimenti e il reciproco compiacimento della conoscenza.
Dopo di che il conte disse: Ho saputo dal signor Gaussen che lei cerca un cavallo di scuola, io ho una bella giumenta ad un un prezzo assai conveniente vuole vederla? Alla risposta affermativa di Baucher, il conte ordinò di incapezzare la lalla e la fece portare nel maneggio; si trattava di un bel soggetto dal mantello baio scuro, d'Aure fece notare l'eleganza della giumenta e la fece far muovere al passo ed al trotto, dopo di che invitò Baucher a montarla dicendogli: non ho avuto il tempo di addestrarla ma è un animale molto saggio...Baucher rifiutò dicendo di non essere nella tenuta adatta e all'insistenza del conte disse: la monti lei sarà un piacere per me vederla cavalcare!
Il conte si schermì, dicendo tra l'altro di avere dei dolori all'inguine e da qualche giorno era a riposo...comunque l'ex cavallerizzo cavalcante del re Carlo X ordinò di sellare la giumenta e si fece portare il suo frustino.

Pochi minuti dopo, la giumenta - bardata - venne portata nella cavallerizza, era tranquilla ma lo sferzare della coda denotava - ad un occhio esperto - che i trattava di un soggetto difficile ed irritabile.
Correttamente, il conte d'Aure chiese a Baucher se ci avesse ripensato e volesse montare, al cortese rifiuto, d'Aure balzò in sella con la sicurezza e l'eleganza che lo distingueva.
Il conte non aveva l'incomparabilissima bellezza in sella di de La Guerriniere, ma a cavallo era superbo, i suoi detrattori (sic!) definivano il suo assetto: perfetto, si capiva - al primo sguardo - che era in condizione - in qualsiasi momento - di usare gli aiuti con precisione e potenza.
Dopo aver fatto alcuni giri di pista al passo, mise la lalla al trotto a redini lente, ma un osservatore attento poteva notare un leggero sollevamento della mano ed un discreto intervento di gambe a correzione.
Dopo un cambiamento di mano mal fatto, si capì che la giumenta non era sufficientemente preparata per quel lavoro... il conte la mise al galoppo destro coordinando al meglio mano e gambe, dopo un giro di pista fece un cambio di mano con conseguente cambio di galoppo ottenuto di forza, si vedeva che la lalla non sopportava quel lavoro e rispondeva solo perché gli aiuti di d'Aure erano netti e vigorosi, ma i cambi di galoppo - che il conte imponeva nelle volte - erano invero scadenti finché quando - al terzo tentativo - la lalla fece un salto più alto, toccato terra si bloccò e  - dopo qualche istante di immobilità - partì come un razzo verso il portone che era chiuso male, lo aprì di forza e sparì col suo cavaliere nell'androne che conduceva al cortile.
Baucher restava immobile, in piedi, accanto ai pilieri, sembrava che aspettasse con calma ed indifferenza la fine della sceneggiata.
Passarono pochi istanti, il portone fu spalancato completamente e la cavalla - preceduta dalle urla del conte fece il suo ingresso a grandi balzi nel maneggio... d'Aure era furioso e lo si intese distintamente dire : Non t'ho mai vista così, che sono ste bagattelle...e la prima volta che si comporta in questa maniera!
Sul volto di Baucher - fino a quel momento impassibile - apparve un leggero sorriso d'incredulità subito represso, nel frattempo d'Aure - con calma - riprese la pista... le gambe addosso, la giumenta partì al galoppo sostenuto, per la lalla sarebbero stati cazzi... cazzi amari  perché d'Aure voleva far vedere chi comandava.
Giunti - di nuovo - nei pressi del famoso portone - che evidentemente era difettoso e non si chiudeva completamente - la giumenta si fermò ancora e malgrado i colpi di sperone e di bacchetta si rifiutò di andare avanti e puntava verso l'uscita... prese l'iniziativa, si mise su due piedi e in quella posizione copri i cinque sei metri che la separavano dall'uscio, lo forzò di nuovo e portò ancora una volta il suo cavaliere verso il cortile.
Stavolta, non voleva saperne assolutamente di tornare nella cavallerizza, si sentivano il rumore dei ferri sul pavé e le urla di d'Aure che non riusciva a far smuovere la giumenta che - sotto gli attacchi di sperone - irremovibile, si impennava e saltava violentemente sul posto.
Da parte sua, il conte non faceva una plisse, era un tutt'uno con lalalla e alla fine ne ebbe ragione,  la costrinse a rientrare in maneggio malgrado scalciasse, saltasse e si impennasse, l'animale era incazzatissimo, aveva  gli occhi iniettati di sangue, le orecchie coricate all'indietro ed era fradicia di sudore a tal punto che sembrava appena uscita da un guado profondo.
Il suo terribile cavaliere - appena nella cavallerizza - non le diede il tempo di pensare e la mise sotto... cambiamenti di mano, volte, circoli, cambiamenti di piede il tutto a velocità supersonica e il tutto ottenuto di forza; ormai la giumenta era disorientata e - senza capire - sottostava alla violenza; infine, il conte fermò la cavalla vicino Baucher, bruscamente le fece fare una mezza piroetta e gli si mise di fronte: Le assicuro che è la prima volta che questa bestiaccia fa così !
Per essere la prima volta, lo fa molto bene...rispose sarcastico Baucher, e continuò: ...comunque, è un cavallo difficile, a me serve un soggetto di buon carattere, non fa al caso mio.
Il conte smontò elegantemente, la conversazione continuò con dei convenevoli formali per alcuni minuti  - poi - dopo una calorosa stretta di mano, i due straordinari cavallerizzi si lasciarono, non si incontreranno mai più...!!

François Baucher

Ecco la vicenda raccontata dal Generale nel suo diario:
Gericault era un puledro di tre anni di proprietà di lord Seymour, aveva disarcionato parecchi cavalieri dei più stimati.
Il suo carattere difficile e le sue difese erano tali che il suo proprietario, aveva scommesso che nessun cavaliere sarebbe stato capace di restargli in sella per un giro del Bois de Boulogne: la posta in gioco era Gericault stesso.
La scommessa fu vinta dal conte Lancosme-Brèves ed è raccontata dettagliatamente dal barone d’Etreillis nel suo libro : « Cavallerizzi e Cavalieri » e ne « La Vita Sportiva » dell’Agosto 1884.
La relazione del barone d'Etreillis fu modificata in alcuni punti da un testimone della scommessa: Maxime Gaussen , autore di alcuni articoli apparsi sulla «Revue des Haras » rispettivamente nell’ Aprile e Novembre 1884 e nel Gennaio 1885.
Troverete questi documenti nella mia biblioteca ma, siccome le premesse della scommessa non sono riportate, le espongo qui come de Breves stesso me le ha raccontate.
Una sera, al circo - Baucher, terminata l’esibizione, stava raccogliendo gli applausi che ogni giorno gli tributavano - c’era Lord Seymour , uno dei suoi denigratori: si trovava presso il passaggio per le scuderie, in mezzo ad un gruppo di appassionati tra i quali figurava de Brèves.
Quando Baucher fece piede a terra, lord Seymour disse ad alta voce che aveva nelle sue scuderie un purosangue di tre anni sul quale lo stesso signor Baucher, malgrado il suo talento, non sarebbe riuscito a restare in sella, e che era pronto a scommetterci su.
Allora, si fece avanti de Bràves dicendo che non c’era bisogno di disturbare il Maestro per quella scommessa ad accettarla era sufficiente un suo allievo…lui. 
La scommessa fu formalizzata come la riporta Maxime Gaussen. Per un attimo de Brèves si pentì di essersi così esposto, perché sua moglie era incinta e in caso di incidente le conseguenze per la sua famiglia potevano essere assai spiacevoli. 
Ma la riflessione arrivava troppo tardi, « il dado era tratto », la sfida fu accettata e vinta.
Il vincitore regalò Gericault a Baucher, dicendogli molto signorilmente che solo grazie ai suoi consigli aveva potuto vincere la scommessa e che la reputazione del Maestro si sarebbe accresciuta se avesse addestrato e fatto esibire in pubblico quel cavallo considerato veramente « infame ».
In realtà, De Brèves restò in sella grazie alla sua forte tenuta di gambe, perché le dure difese messe in atto da Gericault durante il giro del Bois de Boulogne non poterono essere eliminate che solo parzialmente. 
Tuttavia, se è vero che restò in sella, è probabile che le difese del cavallo sarebbero riprese energicamente al momento di cominciare il lavoro con Baucher, perché il cavaliere – dopo la scommessa - non si preoccupò più di montarlo e non impose al cavallo neppure la minima educazione. A sorprendere, in questa vicenda, fu il fatto che Gericault venne presentato in pubblico dopo ventinove giorni di addestramento e non diede segni di difesa né commise errori; ciò malgrado la luce dei lampadari, il rumore dell’orchestra e gli applausi del numerosissimo « pubblico pagante » .
Certamente, niente avrebbe potuto provare meglio la validità dei metodi, il valore dell'addestramento e l'evidenza del talento incomparabile di Baucher.
Durante questi 29 giorni di addestramento, Gericault – la cui miglior qualità era la resistenza – fu montato due o tre volte al giorno. Per il Maestro, Gericault fu il cavallo più difficile da presentare in pubblico: Baucher mi confidò di essere stato molto emozionato la prima volta che lo montò sotto le luci e tra i rumori...
Il lavoro, che gli fece fare quella sera fu sicuramente semplice, anche breve, ma assolutamente corretto. Numerosi testimoni concordarono nel constatarlo, tra le schiere dei sostenitori e degli avversari dichiarati di Baucher, che “aguzzando gli occhi” spiavano tutti i movimenti del cavallo, c’erano ovviamente anche Lord Seymour e il conte d'Aure.
Quella sera, si celebrò un memorabile trionfo per il grande artista.

Attenzione, lo stesso L'Hotte, nella stessa pubblicazione, ci ricorda che Baucher: ... quando addestrava i suoi cavalli non voleva spettatori...


JEAN-CHARLES ROUSSELET


Ho letto, tradotto e vi riporto:

M.. Rousselet, istruttore civile alla scuola di Saumur, meglio conosciuto come: - "il comandante Rousselet" è una delle più importanti figure dell'equitazione di questo secolo.
I suoi insegnamenti hanno dato dei risultati preziosi.
Non solo perché ha formato degli allievi davvero importanti, ma anche e sopratutto per la semplicità di applicazione del suo metodo di addestramento dei cavalli.
Già molto avanti negli anni, era in pensione, ma gli piaceva passeggiare sulle tribune della cavallerizza per assistere alle esercitazioni e alle riprese di maneggio.
Era circondato da una stima pari alla sua reputazione di grande cavallerizzo, pertanto era un piacere per gli ufficiali e gli allievi della scuola tenerlo informato della vita di maneggio e di quello che succedeva nelle scuderie.
Sopratutto gli era riconosciuta una particolare capacità di venire a capo di cavalli "infami" senza ricorrere a metodi straordinari e complicati ai quali altri "uomini di cavalli" dovevano la loro reputazione.
I cavallerizzi della scuola, hanno installato in una delle tribune del maneggio una specie di esposizione di quadri a tema equestre che - di recente - si è arricchita di un disegno a pastello che raffigura il comandante Rousselet mentre monta un lallo condotto con un cordoncino di seta passato attorno alla mascella inferiore.
L'opera è del colonnello conte de Montlaur, già Cavallerizzo Capo alla Scuola di Stato Maggiore e ricorda uno degli episodi più emblematici della vita di Rousselet in veste di "sussurratore".
Questa storia è poco conosciuta e pertanto merita di esser ricordata con qualche riga in questo sito.
Un giorno, il comandante Rousselet, uscendo dal maneggio, si intratteneva con degli allievi quando un cavallo - chiamato "Le Chasseur" -  li sorpassa di gran carriera, entra nella scuderia e scaraventa l'ufficiale che lo montava nella mangiatoia.
Dissero al Comandante che quel cavallo era "specializzato" nel prendere la mano a chi lo montasse e certamente - prima o poi - avrebbe causato dei danni anche gravi, presto sarebbe stato riformato.
Rousselet rispose con la sua voce lenta, calma e dolce: - "non lo sanno montare, fate venire quì "Le Chasseur".
Gli ufficiali pregarono l'anziano cavallerizzo di desistere, ma questi rispose: - "ora vi dimostro che era montato male, che lo montano male. Portatemi "Le Chasseur".
Il cavallo arriva ancora agitato e fradicio di sudore per la sua corsa furibonda.
"Toglietegli la briglia".
Il Comandante, gli passa in bocca un cordoncino di seta, gli ufficiali lo supplicano ancora di desistere, lui non li ascolta ma comincia a parlare al lallo dandogli zollette di zucchero, carote e pezzetti di pane, allo stesso tempo lo accarezza delicatamente: - "andiamo, "Cacciatorinuccio mio" sono un vecchio cavallerizzo, un vecchietto che adesso ti vuol montare; non mi farai cadere, non mi farai del male vero ? Sarai tranquillo?"
Rousselet guarda attentamente il lallo e dice:  "non mi capisce", e riprende la dolce cantilena per un bel pò, ad un certo punto, sempre accarezzandolo lo monta e dice:  "signori, ora andrò in fondo alla carreggiata e verrò verso di voi al galoppo allungato, il cavallo si fermerà a questa linea, nel mentre col frustino, traccia una linea nella sabbia.
Malgrado le rinnovate preghiere degli ufficiali, il Comandante si allontana tranquillamente, arrivato in  fondo, lancia "Le Chasseur" al galoppo, a pochi metri dagli ufficiali dice semplicemente:  "Hola" e il cavallo si ferma di botto.

Come minchia fece?

TOM BASS



Pessima idea (sic!) nascere negro nel 1859 nel Missouri, perché significava esser uno schiavo; se a questo aggiungiamo il fatto che il pargolo fosse figlio illegittimo di un bianco:  William Hayden Bass, erede un po coglione del siur padrun dalli beli brachi bianchi di una fazenda grande quanto la Basilicata, il disastro era completo, perché il meschino era sottoposto ad una duplice uguale e contraria reciproca discriminazione razziale condita da una subdula diffidenza sia da parte dei bianchi che da parte dei neri....


... La sua consacrazione definitiva a cavallerizzo di rango, il suo passaggio alla celebrità, in qualche modo la sua vera emancipazione dallo stato di schiavo e di negro fu dovuto al suo incontro con una giumenta, una bestia intrattabile, infame, pericolosa ed assassina: The Black Blazing, gli fu consegnata con queste parole: non perderci troppo tempo, è già destinata al macello.
Si chiamava The Black Blazing, appunto, la giumenta che cambiò la vita di Tom Bass, tirava calci, si dibatteva, cercava di mordere.
Al suo arrivo mise in subbuglio la scuderia, ci vollero corde, 4 uomini, frusta e forcone per farla entrare in un box e chiudere immediatamente la porta dietro la sua coda.

Doveva essere molto bella, se malgrado i suoi vizi, e i suoi tentativi di omicidio le si fosse dato un'ultima possibilità con Tom Bass.
La immagino morella, The Black Blazing in italiano dovrebbe suonare così:  Il Fuoco Nero, ma blazing vuol dire tra l'altro anche furioso, ecco potrebbe essere: il Nero Furioso>la Furia Nera... bene, la chiamerò "Furia Nera", per gli amici Furia, vi risparmio della notizia che: beveva solo caffe per mantenere il suo pelo più nero che c'è... Quale fu la prima lezione per Furia ?

The Blazing Black era una bestia feroce, infatti era già destinata al macello.
Ma Tom Bass, probabilmente, aveva capito che la causa di quelle reazioni era dovuta ai maltrattamenti subiti, per prima cosa bisognava riconquistare la sua fiducia.
Si chiuse nel box con la giumenta e cominciò a parlarle, a parlarle, a parlarle con la dolce cadenza del sud degli Stati Uniti, pian piano - una volta che la cavalla si fu rilassata - cominciò ad avvicinarsi, a toccarle il garrese, la testa, i piedi.
Due giorni dopo, sotto gli occhi esterefatti di Joseph Potts e del personale di servizio, Tom Bass tornò alla scuderia cavalcando tranquillamente la giumenta assassina.
In seguito Potts disse che Tom: non solo aveva fatto in modo che tutti dimenticassero che quella cavalla era un'infame, ma aveva convinto del fatto la cavalla stessa.
Quando Potts, dopo tempo, chiese a Tom - come mai la cavalla non avesse cercato di ucciderlo, Tom rispose:  Se avesse voluto ammazzarmi mi  avrebbe avvertito.

Pochi mesi più tardi, capitava una grande manifestazione equestre, per la Mexico Horse Sales Company ed era molto importante partecipare con cavalli vicenti

Nella categoria fattrici di oltre 4 anni, Furia era quella meglio preparata ed anche la più bella, ma c'era un problema: non si lasciava cavalcare che da Tom Bass; allora Joe Potts prese una coraggiosa decisione, chiamò Tom Bass e gli disse:  Sarai il primo negro nella storia che mostrerà ai bianchi del Kentucky e del Missouri come si monta a cavallo, spero che tu te la senta.

Era il punto di svolta nella vita del giovane negro addestratore di cavalli.


Ancora: Antoine Henri Philippe Léon Cartier d'Aure.

Prima di passare alla categoria degli spiderhorsemanship torno a d'Aure, il personaggio è così importante che merita che io riporti due episodi brillantemente illustrati da L'Hotte che dimostrano - assieme a quello appena sopra citato - che, quando si è in possesso di eccelse qualità equestri ce ne stracatafotte di metodi, dome, relazioni e pugnette varie.

Il suo assetto a cavallo era tra i più eleganti, privo di ogni affettazione e vanità, e quando si vedeva il conte, nella sua estrema naturalezza, con le gambe non troppo accostate al cavallo né troppo tese, passare al galoppo o al trotto battuto, che egli praticava con perfetto ritmo e grazia, la staffa completamente calzata, come a quel tempo volentieri si usava, allora si poteva dire di aver davanti la più vera immagine del centauro, del'eccelso cavaliere, del perfetto "uomo di mondo".
Infatti, la sua privilegiata condizione di uomo di mondo traspariva anche nella maniera di montare a cavallo.
Magistrale era la sua maniera di tenere le redini. Quante volte, riferisce L'Hotte, "nelle nostre passeggiate, l'ho visto tenere le quattro redini assieme al frustino, la tabacchiera e il fazzoletto e nello stesso tempo condurre il cavallo con una stupenda leggerezza e naturalezza".
Ma l'uomo di mondo, spesso non disdegnava di assumere atteggiamenti da cavallaro, da cozzone, da rompicollo: per puro diletto andava alle fiere di bestiame a montare puledri mai toccati da mano umana, alla stessa maniera, cavalcava gli stalloni psi degli haras, animali che facevano solo le monte, in corse in piano risultando spesso vincente.
Una volta era a passeggio al Bois de Boulogne con lord Seymour, montava un doppio pony del nobile inglese, cavallo che aveva il vizio di tirare per stare sempre in testa.
Poco cortesemente, il baronetto si mette in testa ad andatura veloce e presto, col suo purosangue, lascia d'Aure sul posto, questi, tenta di mettere il lallo ad una andatura meno impetuosa, ma, visto che il cavallo vuol tirare lo lascia fare... tanto i larghi viali del  bois lo consentono.
Il cavallino,  dopo essersi sfogato in un galoppo ventre a terra, comincia ad ansimare e dà segno di voler rallentare l'andatura.
Ma il conte, gli pianta gli speroni nella panza e lo costringe a continuare.
Quando finalmente raggiunge l'amico il cavallo è madido di sudore, da grigio, il suo mantello e diventatto azzurrognolo.
Ecco il vostro pony milord - dice con fare canzonatorio - credo che abbisogna di fare un pò di passo perché dopo aver galoppato per i fatti suoi, l'ho fatto galoppare per i mie... è una simpatica bestiola, potremo farne un buon cavallo per signora". 
Se, in questo caso, il pony ebbe soltanto una dura lezione, un'altra volta le cose andarono diversamente per il poero lallo.
Un giorno, d'Aure - per la sua fama di cavaliere solidissimo in sella - venne invitato a montare un lallo difficile, il conte accetta e si reca nel maneggio dove si trova il cavallo, il proprietario e un gruppetto di appassionati.
Alle prime richieste, il lallo risponde con delle difese davvero singolari: cabrate, balzi e salti violenti... d'Aure che a Versailles aveva montato decine di sauteur en liberté , capisce subito che ha a che fare con un ex saltatore che metteva in pratica la sua "scienza" per liberarsi del cavaliere.
Allora, lascia che il cavallo si sfoghi ma si accorge che il proprietario del cavallo e gli amici sorridono sotto i baffi, sicuro del fatto suo, d'Aure chiama il suo fedele domestico Pierre e si fa portare il suo bastone da passeggio.
Signore, esclama rivolto al proprietario, il vostro lallo finora a saltato per il vostro divertimento; ora, salterà per il mio sollazzo. A forza di mazzate e speronate, il poero lallo fu costretto a snocciolare tutto il repertorio di capriole, corvette, groppate e affini... per lo sforzo la bestia morirà per congestione polmonare.
Questi due episodi accrediteranno la leggenda di un d'Aure cavaliere brutale.
In realtà, sempre secondo L'Hotte che lo frequentò per anni, era un cavaliere coraggioso e deciso ma non brutale, gli episodi appena citati furono dettati da circostanze particolari, del resto la sapienza equestre non si accorda con la violenza.

JOHN SOLOMON RAREY



The Modern Art of Taming Wild Horses di John Solomon Rarey
 Alessandro Brollo e Annalisa Parisi hanno tradotto in itagliano il teto del "sussurratore" americano, opera meritoria ma non approfondiscono il fatto che il buon Rarey è il divulgatore di tenniche e mezzi antichi. che facevano/fanno parte del bagaglio personale di:
  • maniscalchi,
  • castrini,
  • veterinari,
  • cozzoni,
  • addestratori da circo,
  • rieducatori di lalli e muli infami.
Già, ai tempi (quando ero bambino) esistevano dei personaggi/dei specialisti che compravano a prezzo di macello animali da servizio difettati e li rivendevano dopo averli sistemati più o meno bene.
Vi siete mai chiesti perché, anticamente, la carne equina veniva venduta in macellerie particolari?
Perché era considerata un prodotto di scarto, infatti, lalli asini e muli erano animali da lavoro, e per questa funzione avevano valore, a fine carriera o per malattie o traumi , le loro carcasse potevano esser vendute a bassissimo prezzo.
I poveri e gli anemici frequentavano quelle macellerie, ora non ricordo bene ma: se un kg di vitellone costava 100, un kg di carne di cavallo costava 30, se di asino o mulo 10... ma stranamente quei lieti macellai equini avevano (sic!) solo carne di puledrone.
Oggi, la carne di lallo costa più di quella bovina, e la troviamo anche nei banchi frigo dei supermercati, infatti, la produzione  dei lalli da carne è un'attività pari all'allevamento bovino, per metodi di allevamento, di ingrasso e di selezione di razze per ottimizzazione della resa.
Ma torniamo a Rarey, i metodi descritti nel suo libro sono più o meno quelli dei vecchi cavallari o dei moderni horsemen ... cavallari, appunto:



Ma anche i veterinari li praticano...




Ma tutto ciò non riguarda l'argomento, torniamo a Rarey nel contesto: cavalli infami, cavalieri dolci?
Sullivan ebbe Eclipse, Buovo - Stornello, Bass - Black Blazing, Alessandro - Bucefalo, Baucher - Gericault, d'Aure - il saltatore, anche il buon Rarey deve la sua fama ad un lallo particolare, un cavallo omicida, infame che più infame non si può, si chiamava Cruiser.
Per completezza dell'informazione partiamo dall'inizio:
John Solomon Rarey nacque il 6 dicembre 1827 in una casa che suo padre Adamo aveva ricavato ristrutturando una antica taverna in mattoni.
Fin da ragazzino, John mostrò un innato talento per maneggiare i lalli,  per questo motivo, da tutta la regione, gli portavano  cavalli difficili da addestrare e da sistemare.
Nel diciannovesimo secolo, i cavalli avevano una grande importanza come mezzo di trasporto e di lavoro nelle fattorie. Pertanto, le persone come John erano preziose per un fattore prettamente economico e utilitaristico. 
Adamo dette a John il suo primo cavallo quando aveva dodici anni, a 25 anni, John aveva scritto il suo primo libro sull'addestramento dei cavalli: The Modern Art of Training Horses, e già aveva tenuto molti corsi di istruzione dei "clinic" diremmo oggi. 
Per perfezionare le sue conoscenze e imparare tutto ciò che poteva sull'addestramento dei cavalli, il giovane Rarey si recò a Georgetown, nel Kentucky, presso Denton Offut, un rinomato addestratore di cavalli. 
Da Offut, apprende i metodi tradizionali arabi e li fonde con il suo sistema basato sulla gentilezza, fermezza e pasienza.

 Nel 1855, Rarey iniziò la sua carriera come addestratore di cavalli nel Texas e lavorando con i mustangs selvaggi.

Pur avendo successo e buoni risultati, non ebbe un significativo ritorno finanziario pertanto tornò nell'Ohio centrale.
Nel 1856, tenne la sua prima grande dimostrazione pubblica dei suoi metodi all'Ohio Stage Yards di Columbus. Lì, gli fu affidato il compito di domare due cavalli piuttosto difficili, Rarey stupì la folla domando un cavallo in 20 minuti e l'altro 15 minuti.
Subito dopo questa esibizione cominciò a dare lezioni e pubblicò un manuale allo scopo di finanziarsi un viaggio in Inghilterra.
Rarey arrivò in Inghilterra nel 1857. Preceduto dalla sua fama, ottenne grande attenzione tra gli ufficiali dell'esercito britannico.
Questa circostanza lo portò ad esibirsi davanti alla regina Vittoria. Il fatto gli procurò un istantaneo riscontro internazionale che si concretizzò in una lunga tournée davanti a grandi folle in Francia, Svezia, Germania, Russia, Norvegia, Egitto, Turchia e Arabia.
Il suo fare insolito e la sua filosofia nell'usare gentilezza, fermezza e pazienza attirarono le critiche degli scettici che lo accusarono di drogare gli animali e di ricorrere a pratiche magiche e - addirittura - di fare “patti col diavolo”. (... uguale trattamento che fu riservato a Sullivan e Baucher NdT) .
Per questo motivo gli fu lanciata una sfida: il Conte di Dorchester possedeva un magnifico stallone di nome Cruiser, nato nel 1852 figlio di Venison e di Little Red Rover.
Il cavallo era un baio oscuro alto m.1.63 a due anni, si diceva che Cruiser fosse il lallo più veloce d'Inghilterra ma era inadatto a correre a causa del suo pessimo carattere. 
Il grande stallone era sempre stato aggressivo, pare che da puledro, si fosse messo sotto le ginocchia un uomo e gli avrebbe strappato i vestiti di dosso; un'altra volta ha strappato e piegato una sbarra di ferro a metà con i denti.
In una attacco di pazzia, Cruiser uccise due grooms.
Da allora, mentre un artiere governava il cavallo, un altro lo teneva con una catena, mentre un terzo uomo stava lì con una pistola carica in mano, pronto nel caso la bestia si fosse liberata.
Cruiser era un demonio, stava in un box in muratura chiuso da una solida porta in legno di quercia, scalciava e nitriva come un pazzo, pochi osavano entrare in quel locale, inoltre, da tre anni gli avevano messo una museruola in ferro che gli permetteva a stento di mangiare e bere.

L'animale era considerato dai cavallari locali indomabile.
I cavalieri consideravano l'incrociatore indistruttibile. 
Dunque, la sfida che il conte di Dorchester e lo scrittore inglese di Argus lanciarono a Rarey era quella: domare Cruiser. Rarey accettò.
Appena arrivato nella tenuta di Dorchester, Rarey volle andare subito da Cruiser.
Rarey non era un uomo grosso. Era alto intorno a un metro e ottanta e pesava circa 70 kg.
Aprì la porta, e, in silenzio, si avvicinò allo stallone: questo fu per un attimo sconcertato, poi - urlando selvaggiamente, si lanciò per due volte contro Rarey che schivò la bestia con la calma e lo stile di Dominguin, poi sussurrando dolcemente (... e ti pareva!!) si avvicinò all'animale.
A questo punto lord Dorchester supplicò Rarey di lasciar perdere la scommessa e uscire dalla stalla.
Ma Rarey si avvicinò al cavallo e sempre parlando con voce calma e bassa riuscì a legare il lallo ad un anello al muro.
 L'animale, vistosi legato dette di matto le tentò tutte per liberarsi fino allo sfinimento.
A questo punto, Rarey si avvicinò al cavallo ormai stanco e gli bloccò una gamba con delle corregge mentre parlava e lo accarezzava. Dopo un po', allentò la corda all'anello e si allontanò con il cavallo impastoiato.
Rarey riuscì a montare quel lallo in meno di tre ore, lord Dorchester gli regalò il purosangue che divenne il  sigillo di Rarey che acquisì fama e fortuna internazionale..
Nel 1861,  Rarey tornò a Groveport ricco e famoso portando con se Cruiser.
Nel 1862, allargò la casetta costruita da suo padre ci spese oltre 23.000 $ ma ne fece una specie di museo visitato da migliaia di turisti. 
Al culmine del suo successo, Rarey, che aveva subito un ictus nel 1865, si ammalò e morì il 4 ottobre 1866. Fu sepolto nel cimitero di Groveport
 Nel 20 ° secolo, il palazzo sarebbe diventato l'elegante Elmont Hotel.

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