Ecco i ritratti dei grandi Maestri dell'Equitazione. Tra questi, due mie "scoperte": il negro Tom Bass, nato schiavo che - grazie ai cavalli e al suo talento - raggiunse una posizione di assoluto prestigio nell'America becera e razzista di fine 800, e il Comandante Rousselet, un autorevole cavallerizzo, che, 200 anni prima della moda dei "sussurratori", parlava con i cavalli.

sabato 2 gennaio 2021

 

martedì 14 gennaio 2014

Antonio Franconi



Antonio Franconi, una vita d'avventura, pare che sia nato a Udine il 5 Agosto 1737,  gli atti - sembra - che siano/erano depositati nella chiesa di san Giacomo e furono redatti dal curato: Francesco Gorzino.
Sappiamo tutto ciò da un documento riportato nel libro: Le Cirque Franconi il cui autore si cela sotto lo pseudonimo: Une Cambriere en Retraite.
Invece, secondo un verbale che si trova nel municipio di Amiens, il signor Franconi, veneziano di 27 anni, funambolo di corda, accompagnato da due ragazzi e dalla sua sposa, dichiara di volersi trasferire  a Montidier ed altre citta del regno, per esercitare la sua professione: 9 Febbraio 1773.
Dunque, quell'anno Franconi dice di essere veneziano e di avere 27 anni, quindi, non sarebbe nato ad Udine e la sua data di nascita è spostata in avanti al 1746.
Incerta sia la data che il luogo di nascita, quello che è certo è che Franconi si rifugiò in Francia per aver ucciso in duello un suo rivale in amore.
Ne fece di tutte: giocoliere, ammaestratore di piccioni, funambolo, cartomante ambulante tentò perfino di introdurre in Francia  - con scarsissimo successo - la corrida, finalmente approda all'anfiteatro di Astley a Parigi dove capisce che deve inventare il circo.
Infatti, stabilitosi a Rouen e, presa la cittadinanza francese, ottiene il permesso di dare spettacoli a cavallo e organizza - per primo - un anfiteatro con la pista rotonda.
Nel 1793 torna a Parigi e rileva la struttura di Astley, ma di lì a poco - per la Rivoluzione - è costretto a lasciare la capitale ma continua a dare spettacoli in molte città della provincia, infatti,  in un maneggio tutt'ora esistente  a Rouen, rue  Duguay Trouitin, c'è una lapide dove si legge:
1798. Antonio Franconi presentando il suo spettacolo in questo maneggio ne fece il primo circo stabile di Francia. Baucher si è esibito.

Dal punto di vista tecnico, Antonio era un eccellente cavallerizzo ma, per lavorare, si esibiva in funambolerie e acrobazie a cavallo, pertanto creò una serie di pantomime nelle quali inseriva - oltre l'alta scuola - trucchi e ammaestramenti equestri.

Il circo dei primordi era assai simile a quello che oggi si chiama: Teatro Equestre.
Oltre i numeri divenuti classici, si presentava a cavallo facendo esplodere fuochi d'artificio e tenendo in mano e - legati alla bardatura del cavallo - dei fuochi pirotecnici e dei bengala accessi; aveva addestrato un lallo a saltare tre cavalli messi l'uno accanto all'altro e a farlo passare - saltando - in una specie di botte sospesa al soffitto.

Ovviamente, dava grande importanza alla coreografia, ispirandosi a temi mitologici e classici dell'antica Roma, o a temi esotici...riguardo il personaggio, questo è Il ritratto perfetto del Nostro, lo ha fatto uno storico del circo, Christian Oger eccolo:

A scoprire la vita estremamente movimentata di questo capostipite: avventuriero, rivoluzionario, autoritario e fantasioso ma sopratutto intelligente e grande arrivista, amante dello sfarzo e dell'iperbole e maestro supremo nel volgere a proprio vantaggio le peggiori situazioni, adattandosi ad ogni imprevisto si sarebbe tentati di cavarne una grossa biografia romanzata adatta ad essere pubblicata come romanzo d'appendice (oggi diremmo serie televisiva) o come film western.

Prima di passare alla discendenza Franconi,  per mio sollazzo, ecco quì sotto una ottima biografia del nostro che ho trovato nel web...
L’Italiano 
che diffuse il circo in Europa
Antonio Franconi, pioniere e personaggio quasi romanzesco del circo dei primordi



Se Philip Astley fu il creatore del circo moderno, anche gli Italiani diedero in più occasioni il loro contributo – un contributo notevole – per la sua crescita e la sua diffusione: lo stesso Astley utilizzava per i suoi spettacoli cani e scimmie ammaestrati dalla compagnia italiana Ferzi; ma il merito di aver maggiormente diffuso il circo in Europa va ad Antonio Franconi e ai suoi figli, che si inseriscono in quel numero di persone che, insieme a Grimaldi, Spalding, Barnum e Buffalo Bill, hanno segnato le tappe fondamentali della storia di questo genere di spettacolo.
    Nato ad Udine (allora appartenente alla Repubblica di Venezia) il 5 agosto 1737 da una famiglia nobiliare, Antonio Franconi dovette fuggire oltralpe in seguito all’uccisione in un duello di un rivale in amore. Arrivò in Francia nel 1756 con la moglie Elisabetta Mazzucati, ed esercitò per qualche anno svariati mestieri, in particolare funambolismo. Si dedicò a spettacoli di piazza e divenne un buon addestratore di piccioni. Si trasformò poi in imprenditore tentando di rendere note a Rouen le corse dei tori, ma fallì. Ottenne comunque il permesso di installarsi in una sala coperta, dove sistemò una pista di tredici metri e presentò spettacoli composti da pantomime equestri, acrobati, saltatori e funamboli.
    Nel 1783, quando Philip Astley fece ritorno in Inghilterra, suo figlio John si associò con il Franconi, già famoso per la sua abilità ed i suoi virtuosismi a cavallo; questi spettacoli altamente emotivi, che nei momenti delle battaglie equestri utilizzavano la cavalleria (un po’ come oggi avviene nel cinema con gli effetti speciali), raccolsero un successo strepitoso di pubblico. L’Italiano si trasferì allora a Lione, dove arricchì la propria scuderia e costruì un maneggio per perfezionare le proprie creazioni.
    Nel 1788 tornò a Parigi, ingaggiato da John Astley. L’anno successivo rilevò il suo anfiteatro perché la Rivoluzione Francese aveva bloccato gli spettacoli e reso l’aria irrespirabile per gli Inglesi; l’anfiteatro di Astley divenne cosìAnfiteatro Franconi, per passare dopo il 1800 alla denominazione di Cirque Olympique de Franconi (Circo Olimpico di Franconi). Le cose non furono facili: tra l’altro, Franconi subì l’invidia dei teatranti francesi che incendiarono e distrussero il suo teatro equestre approfittando del caos rivoluzionario. Gli avvenimenti che seguirono la Rivoluzione fecero sì che chi ricevette danni dalla Rivoluzione stessa ottenne rimborsi, escluso il povero Franconi perché straniero. In Italia, il primo circo nacque solo nella prima metà del XIX secolo con Alessandro Guerra, soprannominato «Il Furioso», che esercitò anche in Spagna.
    Nel 1792 l’avvenuta naturalizzazione francese gli consentì di installarsi a Rouen, dove poté continuare a dare spettacoli. L’anno successivo tornò nuovamente a Parigi e, in un modesto edificio sul Faubourg du Temple, presentò spettacoli circensi di tutte le specialità artistiche tra le quali primeggiavano i mimodrammi a cavallo, cioè riviste equestri in cui si susseguivano azioni movimentate e combattimenti fittizi, giochi equestri che ancor oggi sono rappresentati nei circhi di tutto il mondo. Ebbero talmente successo che la Comédie Française li proibì. Ma ben presto, grazie anche all’appartenenza alla massoneria, Antonio Franconi riuscì a costruire in rue Neuve Saint Augustin, il già ricordato Cirque Olympique (una pista rotonda per mettere in scena animali esotici e acrobati) che conoscerà grande successo; nel 1807 per la prima volta fu adottato il termine Circo, riadattando un’antica parola latina usata per le arene – ciò avvenne in occasione di un Decreto Napoleonico che proibiva l’uso del termine Teatro per designare gli spettacoli circensi. Le pantomime equestri, rappresentate in particolari arene di forma ovale (Hippodrome de l’Etoilede l’alma, ed altri) – che permettevano lo spiegamento di grandiose masse di artisti, di comparse e di animali –, avevano generalmente per tema la glorificazione dell’epopea napoleonica, che proprio in quegli anni aveva raggiunto il suo apice. In seguito, l’alta scuola di equitazione fu rappresentata nel 1830 da Carolina Loyo, gli animali feroci entrarono nel circo l’anno successivo con l’addestratore Henry Martin, il trapezio volante apparve nel 1859 con Leotard e le specialità ciclistiche nel 1882 con la Troupe degli Ancillotti; il clown nacque nel Circo dei Franconi nel 1819 e il creatore di quest’ultima maschera, proveniente dalla Commedia dell’Arte italiana, fu Joseph Grimaldi, nato in Inghilterra ma figlio di un Arlecchino italiano di Genova, ed Arlecchino egli stesso.
    Il Franconi costruì altri teatri stabili di forma circolare, in Francia ben quattro, di sua proprietà. La cosa però richiedeva ininterrottamente grandi capitali, e non sempre il circo permetteva queste spese; Franconi non parlava, ma aveva capito che con i suoi spettacoli poteva comunicare a tutte le culture. Varcò le frontiere francesi. Dal Cirque d’Hiver a San Pietroburgo fino in Cina, gli Italiani esportarono il circo nomade, la carovana che viaggia, in tutto il mondo: lo stesso Franconi si esibiva in qualità del più vecchio cavallerizzo del circo. Si ritirò nel 1809 lasciando la direzione ai figli Laurent ed Henri (il primo dei quali fece lavorare anche un cervo); era diventato quasi cieco, caparbio e dispotico, violento ed autoritario. Morì il 6 dicembre 1836.
    A lui venne dedicato il film La meravigliosa avventura di Antonio Franconi (2011) di Luca Verdone in cui Massimo Ranieri recita la parte del grande artista.
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Quando - alcuni decenni fa -  fu concepito il progetto del film, era stato pensato di affidare quel ruolo a Vittorio Gassman, Massimo Ranieri - nel 2011 - se la cava benissimo.
I suoi figli Henri e Laurent, famosi per i numeri di equitazione acrobatica, continueranno per quasi un secolo a tenere alto il nome dei Franconi. Il Cirque d’Hiver, nato come Circo Napoleone a metà dell’Ottocento (tributo all’Imperatore Napoleone III), prima di passare sotto la guida dei fratelli Bouglione fu amministrato da Victor Franconi; vide passare al suo interno pittori come Toulouse-Lautrec e Georges Seurat, maestri della fotografia come Richard Avedon (che qui scattò nel 1955 la famosa immagine di Dovima con gli elefanti), fino a veder nascere pellicole come Trapezio con Burt Lancaster, Tony Curtis e Gina Lollobrigida, in parte girata proprio all’interno di questo circo-colosseo circondato da colonne corinzie e formato da venti lati, progettato dall’architetto Jacques Ignace Hittorff. L’ultimo della famiglia a dedicarsi al circo fu Charles (Parigi 1846-1910), figlio di Victor, cavallerizzo e direttore dei due Cirque d’Hiver (attualmente diretto dalla famiglia Bouglione) e Cirque d’Été.












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