venerdì 5 luglio 2019
Equitazione di corte - equitazione militare - Dupaty de Clam
Vediamo com'è successo che la gamba è diventata "fasciante" come un asciugamano bagnato? (clic.)
Nell'equitazione classica, l'assetto era dato dalla fissità delle natiche, delle cosce e del ginocchio e dalla mobilità del busto e delle gambe.
Nell'equitazione classica, l'assetto era dato dalla fissità delle natiche, delle cosce e del ginocchio e dalla mobilità del busto e delle gambe.
Ma come si chiamava l'equitazione classica ai tempi di Grisone, Pignatelli, Pluvinel, La Gueriniere?
Abbiamo due definizioni: Arte Equestre e Equitation de Cour (equitazione di corte).
Messere de Pluvinel, ci ha lasciato un preziosissimo documento: Le Manege Royale
arricchito da bellissime stampe che "fotografano" la vita di corte e ci offrono interessantissimi squarci del panorama di Parigi nel XVII secolo.
Attenzione, all'Accademia di Equitazione Reale non si insegnava solo ad andar a cavallo, erano contemplate tutte le discipline di cui necessitavano i rampolli della allora classe dirigente: buone maniere, musica, danza, filosofia e politica.
Naturalmente, la scherma e l'uso delle armi facevano parte del bagaglio delle attività di ogni nobilhuomo che si allenava giornalmente in queste discipline praticando: la quintana, la corsa all'anello, il rompre en lice (spezzare la lancia), la singolar tenzone, ecc.
Oltre ciò, erano in gran voga i caroselli, le sfilate, le fole, i tornei fatti con armi "cortesi", cioè di legno o con punte e lame smussate.
A questo proposito, abbiamo a disposizione un prezioso lavoro di Laura Monti:
Le Manege Royale - ed. Trapezio/Zoppelli - 1995
Non si tratta di una traduzione, ma di uno studio ragionato: ogni stampa è spiegata sia nei suoi contenuti tecnici che in quelli panoramici e di costume, l'autrice fa da tramite per rendere accessibile a noi - lettori medi - un mondo da tempo scomparso.
Ci sono due brani che confermano quanto scrissi tempo fa:
http://calmoinavantiedritto.blogspot.com/2018/06/equitazione-utileinutile-scuola-bassa.html
http://calmoinavantiedritto.blogspot.com/2015/08/natalino-balasso-una-divertente.html
http://calmoinavantiedritto.blogspot.com/2011/02/le-guerre-festiue-delle-reali-nozze-de.html
Si tratta delle motivazioni che spingevano quei personaggi a frequentare le "accademie", siccome sono state dettate dallo stesso Pluvinel hanno particolare valore e spiegano la nascita del bel homme à cheval concetto che ha influenzato l'assetto a cavallo in occidente.
Inoltre, dimostrano i veri scopi di tanto impegno di denaro, intelligenze e strutture:
... mi sembra che le dame possano ora onorare con la loro presenza più assidua queste manifestazioni anche perché, quando hanno inizio i giochi, i partecipanti possono entrare nelle carrozze delle più belle dame, col loro permesso, senza ritardare lo spettacolo.
I cavalieri possono passeggiare in carrozza con quelle splendide fanciulle ovunque esse abbiano piacere, conversando al loro felice cuore. E quando una novella sposa o una giovane dama, ha consegnato l'anello della contesa a un cavaliere partecipante alla gara, egli dedica la corsa a questa dama, alla quale promette il suo cuore e tutta la sua dedizione.
E se il cavaliere esce vincente dalla corsa, riceve grande onore, ovazione e piacere dal pubblico che lo acclama, il tutto davanti agli occhi ammirati della sua bella.
Questo è uno dei motivi, Sire, che spiega il perché i cavalieri amano partecipare ai tornei.

Dunque, la singolar tenzone nella quale i cavalieri medioevali, in caso di sconfitta, si giocavano la vita o - nella migliore delle ipotesi - perdevano le armi, il cavallo e la libertà, era diventata - nelle corti barocche - una sorta di gioco, un allenamento, una occasione per attirare l'attenzione delle donne.
Ma questo non basta, tutta una serie di rituali, di minuzie, di piccole e grandi torture erano imposte ai cavalli affinché il cavaliere potesse raggiungere gli ideali di bellezza, fierezza, eleganza del mitologico e romantico uomo a cavallo.
A questo proposito, il maestro francese dice una frase che spiega questo secondo aspetto del perché tanti gentilhuomini diventano cavalieri:
... non solo perché essi dedicano questi eventi alla bellezza e all'amore di una dama, ma anche per il fatto che un uomo bello ed elegante in cima ad uno splendido cavallo, è la più bella e la più perfetta delle figure dell'umanità che Dio ha creato sulla terra, con le sole eccezioni di Marte e Venere, che Vulcano mise sotto la protezione degli dei...
Insomma, diciamola tutta: il dressage, l'equitazione accademica, l'alta scuola equestre è nata pavoneggiarsi e per cuccare, per scopare, per conquistare focosissime dame e disponibilissime damigelle.
Ci sono due brani che confermano quanto scrissi tempo fa:
http://calmoinavantiedritto.blogspot.com/2018/06/equitazione-utileinutile-scuola-bassa.html
http://calmoinavantiedritto.blogspot.com/2015/08/natalino-balasso-una-divertente.html
http://calmoinavantiedritto.blogspot.com/2011/02/le-guerre-festiue-delle-reali-nozze-de.html
Si tratta delle motivazioni che spingevano quei personaggi a frequentare le "accademie", siccome sono state dettate dallo stesso Pluvinel hanno particolare valore e spiegano la nascita del bel homme à cheval concetto che ha influenzato l'assetto a cavallo in occidente.
Inoltre, dimostrano i veri scopi di tanto impegno di denaro, intelligenze e strutture:
... mi sembra che le dame possano ora onorare con la loro presenza più assidua queste manifestazioni anche perché, quando hanno inizio i giochi, i partecipanti possono entrare nelle carrozze delle più belle dame, col loro permesso, senza ritardare lo spettacolo.
I cavalieri possono passeggiare in carrozza con quelle splendide fanciulle ovunque esse abbiano piacere, conversando al loro felice cuore. E quando una novella sposa o una giovane dama, ha consegnato l'anello della contesa a un cavaliere partecipante alla gara, egli dedica la corsa a questa dama, alla quale promette il suo cuore e tutta la sua dedizione.
E se il cavaliere esce vincente dalla corsa, riceve grande onore, ovazione e piacere dal pubblico che lo acclama, il tutto davanti agli occhi ammirati della sua bella.
Questo è uno dei motivi, Sire, che spiega il perché i cavalieri amano partecipare ai tornei.

Dunque, la singolar tenzone nella quale i cavalieri medioevali, in caso di sconfitta, si giocavano la vita o - nella migliore delle ipotesi - perdevano le armi, il cavallo e la libertà, era diventata - nelle corti barocche - una sorta di gioco, un allenamento, una occasione per attirare l'attenzione delle donne.
Ma questo non basta, tutta una serie di rituali, di minuzie, di piccole e grandi torture erano imposte ai cavalli affinché il cavaliere potesse raggiungere gli ideali di bellezza, fierezza, eleganza del mitologico e romantico uomo a cavallo.
A questo proposito, il maestro francese dice una frase che spiega questo secondo aspetto del perché tanti gentilhuomini diventano cavalieri:
... non solo perché essi dedicano questi eventi alla bellezza e all'amore di una dama, ma anche per il fatto che un uomo bello ed elegante in cima ad uno splendido cavallo, è la più bella e la più perfetta delle figure dell'umanità che Dio ha creato sulla terra, con le sole eccezioni di Marte e Venere, che Vulcano mise sotto la protezione degli dei...
Insomma, diciamola tutta: il dressage, l'equitazione accademica, l'alta scuola equestre è nata pavoneggiarsi e per cuccare, per scopare, per conquistare focosissime dame e disponibilissime damigelle.
Ecco, questa era la situazione quando - nel secolo XVIII - ci si accorse che il re aveva cavalli, aveva cavalieri ma non aveva cavalleria... da quì la famosa boutade del marchese de Castries:
« sans équitation on n’a pas de cavalerie, avec trop d’équitation on n’en a pas
davantage » che significa: non c'è cavalleria senza equitazione, ma nemmeno con troppa equitazione.
Da quì la nascita dell'equitazione militare... ma il parto fu difficile e complicato per una serie di concause oggettive, culturali, temporali, estetiche.
davantage » che significa: non c'è cavalleria senza equitazione, ma nemmeno con troppa equitazione.
Da quì la nascita dell'equitazione militare... ma il parto fu difficile e complicato per una serie di concause oggettive, culturali, temporali, estetiche.
- oggettive: l'equitazione è un sistema complesso che accorda un primate e un equino per scopi non coincidenti.
- culturali: il cavallo e il cavaliere, avevano già una ben precisa collocazione nella cultura europea ed era prettamente guerresca pertanto fatta propria dalla casta militare.
- temporali: siamo nel "secolo dei lumi", periodo nel quale la scienza e la razionalità invadono tutti i campi del sapere, l'equitazione non ne fu esclusa; Dupaty de Clam fu il primo ad affrontare l'argomento partendo da basi scientifiche alternando intelligenti intuizioni a tremende sciocchezze.
- estetiche: a quel tempo, come oggi, è radicata la convinzione che il buon cavaliere deve essere anche un bel cavaliere cosa che contrastava con l'evidenza già allora, infatti, nel 1772, il generale de Guibert si esprimeva così: da quattromila anni si monta con principi differenti dai nostri; gli sciti, gli antichi numidi, gli attuali berberi, turchi e tutti i popoli che il destino ha fatto "nascere cavalieri", sono seduti sui loro cavalli in maniera differente dalla nostra, le cavallerie del Marocco e dell'Algeria, hanno selle più piccole e leggere delle nostre con staffe larghe e attaccate corte; galoppano col busto in avanti, le ginocchia alte, le gambe attaccate in maniera che i talloni si appoggino leggermente ai fianchi... Come che sia, l'opera di Dupaty ha influenzato pesantemente il D'Auvergne e i discepoli di quest'ultimo.
Ecco la premessa del Nostro: la geometria,l'anatomia e la meccanica ci devono dettare le prime regole dell'equitazione... il "disastro" è annunciato, ora, vediamo - in particolare - cosa dice riguardo l'assetto.La verità è una, le feiknius sono tante… questo è il motto - attualizzato - del Dupaty.Con questa rigida visione non si può andare molto lontano, infatti, le critiche al Nostro sorsero copiose, che fu definito: “cavallerizzo da salotto”, ma altrettanto numerosi furono coloro che rimasero influenzati dal suo pensiero e cercarono di metterlo in pratica con conseguenze visibili fino ai giorni nostri.Si scaglia contro le differenti scuole e i differenti Maestri che non sanno dare spiegazioni logiche e scientifiche ai loro metodi.Il suo nobile intento è di riunire, in un solo protocollo razionale supportato da basi scientifiche, tutta l’equitazione.Il bello è che altri autori opporranno alle scientifiche teorie del Dupaty, altre loro teorie altrettanto scientifiche.Credo che questo sia abbastanza per capire la figura dell’uomo, vediamo quello che ci interessa, l’assetto a cavallo secondo le regole scientifiche e razionali del Nostro:- per prima cosa detta che i centri di equilibrio cavallo-cavaliere debbano coincidere.
- più punti di appoggio ha una massa, più questa è solida e stabile.
- bisogna poggiare sulla sella, oltre che gli ischi anche il coccige. (cosa anatomicamente impossibile). Per farlo, bisogna che il cavaliere faccia scivolare le natiche sotto le reni, mettere le spalle all’indietro.
- spingere la cintura in avanti, tenere le reni dritte e non inarcare la schiena (?).
- l'uomo, guidato dalle leggi meccaniche adattate all’equitazione, avrà, con poca forza, un assetto più fermo e comodo rispetto ad un altro che, per mantenersi, impiegherà tutta la forza delle sue cosce... peccato che 5 pagine più avanti affermi l’esatto contrario:
- « l'enveloppe et l'étendue sont préférables à l'assiette »: l'avvolgimento (delle gambe) e la ampiezza (della superficie di contatto) sono preferibili all'assetto... è nata la teoria della gamba fasciante che sarà messa in pratica dal D'Auvergne & C. nell'ambito dell'equitazione militare.
Infatti, L'Hotte nelle sue fondamentali "Questioni", molto saggiamente scrive:A mio parere anche quando si parla di spostamento di peso in relazione all'equilibrio del cavallo, il maestro non deve mai far riferimento al centro di gravità perché - ammesso che lo si possa determinare - esso varia in continuazione, inoltre le dimostrazioni equestri non possono essere valutate con il bilancino, ma richiedono un trattamento ampio, pratico e possibilmente comprensibile a tutti.La determinazione costante del centro di gravità del cavallo potrebbe essere oggetto di speculazioni scientifiche, ma in pratica queste sarebbero di difficile applicazione poiché il cavallo ci riserverà sempre e comunque delle sorprese, conseguenti al fatto che abbiamo a che fare con un essere vivente il quale, come la vita e la natura, non svelerà mai completamente il suo mistero ma ci sorprenderà come eternamente fa la vita stessa.Nella realtà, la strada aperta da Dupaty è stata battuta e viene ancora battuta aggiungendo alle scienze proposte dal Dupaty: meccanica, fisica, dinamica, anatomia anche l'etologia, la psicologia animale, il condizionamento operante.....
Queste sono alcuni disegni che illustrano scientificamente lo scientifico assetto dupatitiano. 
... e quello d'auverniano.
Come si vede i sue assetti sono assai simili, ma è il D'Auvergne che dà un decisivo scossone all'equitazione di corte e imposta una filosofia, un metodo che saranno fatti loro - oltre che dai suoi discepoli diretti - da d'Aure, L'Hotte, Caprilli, JDO...
Per queste ragioni, D'Auvergne merita un trattamento a parte, quindi, chi lo volesse, può seguirmi cliccando su D'Auvergne, appunto.


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