Ecco i ritratti dei grandi Maestri dell'Equitazione. Tra questi, due mie "scoperte": il negro Tom Bass, nato schiavo che - grazie ai cavalli e al suo talento - raggiunse una posizione di assoluto prestigio nell'America becera e razzista di fine 800, e il Comandante Rousselet, un autorevole cavallerizzo, che, 200 anni prima della moda dei "sussurratori", parlava con i cavalli.

martedì 24 novembre 2020

Il "Picchiatello".

 


venerdì 20 aprile 2012

Il "picchiatello". (Raabe 1)



Era considerato un "picchiatello"... e io adoro i "picchiatelli", ci mise dieci anni per diventare sottotenente e - dopo oltre trent'anni di naja - era ancora capitano e con quel grado si congedò.
In realtà, fu un uomo di intelligenza superiore, con una vena ironica assai sviluppata e con uno spirito critico che spesso sfociava nella polemica e che a volte sconfinava nel sarcasmo, cose assolutamente inammissibili nell'ambiente militare di per se ottuso, rigido e gerarchizzato, dove il Nostro - per tutta la vita - ha operato, dunque, malgrado tutto ciò, quando andò in pensione, o meglio, andò in congedo, era già considerato uno dei pilastri della "nuova" equitazione, quella baucherista.
Sto parlando di "Carletto" Raabe.
Era un uomo assai alto, infatti, diceva: - "il cimiero del mio elmetto supera i due metri e dieci sul livello del mare".

La maggior parte di ciò che scriverò è tratta da: - "La Methode de Haute Ecole de Raabe" del generale Decarpentry (1957) libro attualmente introvabile, lo acquistai durante una mia visita a Saumur di tanti anni fa.
Si tratta di una sintesi  di: - "Haute Ecole d'Equitation" - Raabe (1863), considerata da Decarpentry: - "il trattato più completo e dettagliato sull'argomento"



Raabe, ebbe - a Saumur - per due anni come istruttore Rousselet: - "l'uomo che - quasi 200 anni fa - già parlava ai lalli" ... apro una parente: 

Il testo originale così recita: - "Pendant son cours, Raabe eut pour  écuyer M. Rousselet..." .
Ecco un'altra prova che "écuyer" in italiano si traduce con :  "cavallerizzo, Maestro/istruttore di equitazione" e non - come insiste a fare il buon colonnello Angioni - con: "scudiero", perché inteso così, capiremmo che Rousselet fu una specie di attendente di Raabe: - "... Durante il suo corso, Raabe ebbe come scudiero M.Rousselet..."

Non lo era, infatti: 

"A l'inverse de son Ecuyer (in questo caso Decarpentry usando la maiuscola intende Maestro) Raabe devint un partisan enthousiaste de la nouvelle méthode, ce qui ne l'empécha pas de conserver au commandant Rousselet la plus respectueuse affection." 
chiudo parente.

L'acquisto di quel libro fu determinante per me, possedevo già "La Tavola Rotonda" a cura di Lucio Lami, dunque avevo già letto di Baucher, ma è stata la lettura di Decarpentry, dunque di Raabe, che mi ha permesso di capire e mettere in pratica qualcosa della buona equitatione.
Oggi, a distanza di tre decenni, ho ripreso quel libro per usarlo nel mio ultimo progetto equestre: "Lezioni spirituali per giovani cavalieri", lezioni da dare nell'ambito di un programma tecnico culturale in un centro equestre di prossima apertura realizzato da un mio vecchio pupillo: Peppino Cimarosa. (Progetto miseramente fallito)

Ma ora "bando alle chiacchiere" e parliamo di Raabe.
Come ho anticipato, Raabe era molto alto, inoltre aveva il busto relativamente corto e gambe molto lunghe, pertanto doveva staffarsi piegandole esageratamente perché i talloni potessero raggiungere i fianchi del lallo,  le braccia erano altrettanto lunghe e dunque la sua posizione in sella non era da manuale ma la sua tenuta era eccezionale, nessun saltatore della scuola di Saumur lo mise mai in difficoltà.
Per contro, la sua struttura fisica contribuirà a farlo diventare un virtuoso nel lavoro a piedi dove non ebbe eguali.
Aveva circa 75 anni, quando, con la giumenta "Soucoupe" - cavalla riformata dall'esercito perchè ritenuta "infame" - percorreva tutto il maneggio al galoppo riunito, cambiando piede al tempo.
Il grande cavallerizzo la teneva in mano camminando a grandi passi restandole all'altezza delle  spalle.
Posava la mano destra sulla sella tenendo assieme le redini di briglia e il frustino col quale provocava i cambi di galoppo toccando la groppa - alternativamente - dall'una e dall'altra parte. 

Decarpentry riporta alcuni episodi che descrivono bene il suo carattere polemico e  contestatario che a volte lo portava a fare delle bravate che gli alienarono le simpatie dei suoi superiori e pertanto nocquero pesantemente alla sua carriera militare: un colonnello, cattivo e presuntuoso cavaliere, lo costrinse a "sistemargli" un suo lallo che mal sopportava il contatto delle gambe. 
Raabe, aveva cominciato a montarlo soltanto da pochi giorni, che il "coglionello" cominciò ad assistere al suo lavoro elargendogli consigli e raccomandazioni non richiesti.
Finché, durante una sessione di lavoro, il coglionello pretese di montare il suo lallo; Raabe, che aveva visto il colonnello a cavallo, cercò invano di dissuaderlo, di aspettare ancora che il riaddestramento fosse confermato.
Mentre il nostro faceva piede a terra, il lallo allungò il collo per fiutare il suo padrone che - sollazzandosi - disse: - "Guardi mi ha riconosciuto!"
Qualche minuto più tardi, al primo maldestro contatto di speroni il cavallo dette una smontonata bella tosta che scaraventò il buon coglionello nella segatura della cavallerizza.
Rabbe aiutò il suo superiore a rialzarsi e - spolverandolo rispettosamente - non poté trattenersi dal dire: - "Mio coglionello, aveva perfettamente ragione... l'ha riconosciuto".


Il suo carattere caustico non risparmiava neanche i suoi commilitoni, che d'altra parte lo apprezzavano per la sua  fondamentale bontà d'animo e la sua provata sincerità: quando un suo collega tenente, era di turno come "soprindentente alla mensa ufficiali", invitò a pranzo suo padre - uomo di campagna - che era venuto a Luneville per il mercato.
Forse l'abbigliamento di quel signore era  inadeguato per quella tavola di giovani ufficiali, dei gentiluomini avrebbero fatto finta di niente, invece alcuni di quei giovani "marmittoni" non mancarono di sottolieare il fatto con sorrisini e battute inopportune e irrispettose.
Raabe se la "legò al dito" e qualche tempo dopo - quando fu il suo turno di soprintendente - si presentò alla mensa ufficiali con un ospite perfettamente "calzato e vestito" severo nella sua sobria eleganza.
I suoi colleghi fecero a gara in cortesia e apprezzamenti verso lo sconosciuto che un pò imbarazzato partecipò al pranzo.
Alla fine del pasto, com'è d'uso, il presidente si alzò in piedi, chiese il silenzio, e con voce tonanre disse: - "Signori, alziamo i nostri calici alla salute del boia di Nancy !"
I commilitoni  furono colti di sorpresa da quelle parole e l'imbarazzo e la confusione furono generali. 
In effetti, Raabe si era accordato discretamente col responsabile delle esecuzioni del capoluogo, e con una scusa l'aveva fatto venire a Luneville e l'aveva invitato a cena per dare una lezione ai giovani marmittoni. 
Per capire quella iniziativa in tutto il suo valore bisogna sapere che a quei tempi, la figura del boia, suscitava ribrezzo - in alcuni -  addirittura orrore, e di fatto il "tagliatore di teste" era evitato ed escluso  da ogni classe sociale.

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