La cavalla ha vissuto allo stato brado fino a due mesi fa, quindi è stata catturata e spedita - dalla Toscana - qui in Sicilia.
"Ti mittisti l'acqua dintra"... "ti sei preso un brutta gatta da pelare", fu il mio spontaneo commento.
I nostri lalli da sollazzo, nascono quasi tutti "in casa", vengono maneggiati e vezzeggiati fin da piccolissimi con pro e contro che ora non voglio analizzare.
Nelle culture equestri e - per il passato - anche nella nostra, quasi tutti i lalli erano lasciati - per evidenti ragioni economiche - al pascolo fino ai tre anni.
Dunque, per prima cosa bisognava catturarli ed ammansirli...oppure no !
Vodka, tv & cavalli nell'immensa prateria di Claudio Peretti, Studi cattolici n. 600
Finita la colazione, tutti iniziano ad avviarsi verso il recinto dei cavalli, dove sono tenuti solo quelli svezzati, ma non ancora domati. Un ragazzo giovane, avrà 15 anni, si avvicina con un bastone con un laccio e cattura rapidamente un cavallo. Il cavallo prova a indietreggiare per allontanarsi ma il labbro superiore dell’animale viene legato stretto, in modo che ogni minimo movimento gli provochi dolore, cosicché si ferma immediatamente. Il ragazzo gli lega sella e finimenti e sale in groppa. Il nodo al labbro viene sciolto e immediatamente il cavallo inizia a saltare e a sgroppare, tentando invano di disarcionare il giovane cavaliere. Questi lo frusta sul fianco, in equilibrio sulle staffe, perfettamente stabile come se l’animale fosse assolutamente fermo. Riesce finalmente a farlo correre e scattano al galoppo lungo la prateria, stancandolo, abituandolo agli ordini del cavaliere.
Quanto sopra è stato scritto - evidentemente - da un testimone diretto che ha nessuna dimestichezza o trasporto particolare coi lalli, si limita a fotografare quello che vede.
Più o meno la stessa cosa è narrata da un illustre uomo di cavalli: Federico Tesio, il quale nella sua lunga permanenza in Sud America, questo vide e questo ci racconta :
Quand'ero giovanissimo e vissi per qualche tempo nelle Pampas, imparai dai gauchos a domare i cavalli delle grandi mandrie brade.
Qyesto lavoro rappresentava per me il più appassionante divertimento sportivo.
Eccone la tecnica.
Si getta il lazo, cioè un nodo scorsoio, attorno al collo di un puledro brado che si arresta immediatamente perchè soffoca.
In questo stato di semiasfissia gli si introduce a forza fra i denti una sbarra di ferro a leva con due redini, che fa soffrire i più terribili dolori quando l'uomo dà degli strapponi sulle delicatissime gengive dell'animale.
Fatta quest'operazione, l'uomo salta in sella e poi vien tolto il lazo.
L'animale respira, e subito ricorre a tutti i mezzi per liberarsi del prepotente che si è seduto sulle sue reni, e tenta di scaricarlo se possibile.
Mette la testa tra le gambe, sgroppa, sbuffa e fa piroette.
Spesso il cavaliere è gettato a terra fra le risate degli amici, ma il puledro è tosto ripreso col lazo e rimontato.
La battaglia continua finchè l'animale si ferma esausto e rassegnato ad ubbidire.
Da: - Il Purosangue Animale da Esperimento - Ed. Hoepli
Mario Luraschi, un altro "enorme" uomo di lalli, il quale, dopo aver descritto il suo metodo di doma - che non si distacca molto da quello dei mongoli e degli argentini - solo si fa aiutare da un collaboratore a terra che si "appoggia" con la longia ad un palo, così conclude:
Lo so benissimo che, leggendo queste righe le anime belle protesteranno e grideranno al torturatore. E allora prego costoro di fermarsi un attimo a riflettere.
Non è meglio affrontare il problema in una sola prova di forza piuttosto che ritornarci su decine
di volte ? Si tratta di essere fermi ed intransigenti, mai brutali... la prima lezione è terminata... dissellate il cavallo senza riguardi particolari, come se aveste a che fare con uno esperto, buttate la staffa sulla sella, il puledro si agita ? E' normale, accarezzatelo e buttate l'altra staffa, così impara a non aver paura di questi gesti inoffensivi.... bagnategli le zampe con lo spruzzo d'acqua... batte le zampe e cerca di allontanarsi ? Bene ! Vuol dire che è sensibile e risponderà prontamente al frustino...
Da: - Mes Secrets de Dressage - Traité d'equitation efficace.
Non poteva mancare la doma maremmana....
A questo punto gli viene messa attorno al collo la lacciara (una corda di canapa lunga 12 metri con all'estremità un'anello in ferro) avendo l'accortezza di fissarla allo staccione (grosso palo di legno piantato in mezzo alla rimessina tonda- tondino)...le prime volte il soggetto è portato a tirare e allora la lacciara lo strozza, ma l'anello si apre subito quando cavallo cede e gli permette di respirare.

http://tavernadelbuttero.info/libri.html
Potrei scrivere della "terribile" doma sarda.
Potrei parlare dei metodi usati da professionisti che anticamente compravano a prezzo di macello cavalli e muli "infami" e dopo un paio di settimane di "cura" li rivendevano come docili animali da servizio.
Potrei descrivere i sistemi - non certo gentili - inventati dai vecchi caubois per domare i mustang selvaggi, cavallini tosti, veramente tosti, troppo tosti.
Conosco l'uso del "serreton" spagnolo, ho rabbrividito alla sola vista del morso arabo, per non parlare del "cathedral" imboccatura weatern spaccapalato !
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| micidiale ! |
So della doma tedesca, di quella irlandese/anglosassone... le prime fasi si svolgono nel box e probabilmente sono quelle - assieme alla doma italiana militare - che si rifanno ai "cavalcatori di bardella" cioè a quei personaggi rimpianti dal de La Gueriniere trecento anni fa:
...eglino gli acquietavano, e li rendevano facili a montarsi. Giammai impiegavano il rigore né la forza, se prima provato non avessero le maniere più dolci, del cui buon effetto potessero lusingarsi... se ora si imitasse la condotta di questi antichi amatori, si vedrebbero meno cavalli storpiati, ruinati, ritrosi, ostinati e vitiosi.
Siamo arrivati al punto, da sempre sono convinto che non esiste la cosiddetta doma dolce, trattasi di una contraddizione in termini, infatti si domano le rivolte: si sedano con la forza; si domano gli incendi: si spengono si estinguono; i russi non riuscirono a domare gli afgani: non riuscirono ad assoggettarli, a soggiogarli e naturalmente si domano i cavalli: li si costringe all'ubbidienza attraverso vari mezzi e tecniche.
Dunque, il lemma "domare" ha in se l'idea di una forzatura, di una sopraffazione, di una violenza.
Certo, possiamo distinguere una doma violenta immediata da una doma graduale che prevede la fase preliminare dell'ammansimento, nella quale l'animale si abitua all'uomo, al governo alla mano, a sopportare la bardatura ecc. ecc.
Ci sono alcuni che distinguono la "doma tradizionale" da quella "innovativa... minchiate ! la doma innovativa è conosciuta da 2000 anni e comunque, tradizionale, innovativa, dolce, amara, salata che sia, la doma è sempre, dico sempre, basata su di una violenza che è fisica e psichica; nella doma "alternativa" la violenza psichica e predominante... invadente, questa è la differenza.
Dunque, la doma dolce è una puttanata, creata, imposta per soddisfare i nuovi fruitori dell'equitazione che sono per la maggior parte donne.
La prova ?
Eccola:-
son riuscito a visualizzare dal ueb solo questo trailer, è tratto da un interessantissimo programma mandato poche settimane fa - in due puntate - da rai3... naturalmente a notte fonda, sarà durato due ore, l'avrei dovuto registrare.
Ho seguito passo passo l'addestramento di 3/4 detenuti americani che a loro volta domavano 4/5 mustang secondo il "metodo dolce" seguiti da esperti cowboy.
Bastava saper guardare per capire che quegli animali erano sotto stress, il programma era dedicato a quei delinquenti che cercavano, attraverso quel lavoro e al contatto coi cavalli, un riscatto ed un reinserimento nella società; ma io guardavo e studiavo i cavalli proprio perché - in quanto non protagonisti - non erano manipolati, erano naturali, probabilmente, quei mustang, se avessero potuto, avrebbero scelto la doma mongola o argentina: dieci minuti di "combattimento", mezzora per dichiarare la resa e tutto sarebbe finito, invece di due tre settimane a girare come criceti nel tondino solo per mettere una sella.
Ora la domanda sorge spontanea: "perché, benché fin dai tempi di Xenophon si sapesse che i lalli vanno trattati delicatamente miliardi di cavalli sono stati domati con maniere che noi riteniamo inaccettabili ?
La risposta ce la da James Fillis che dice: fino a quando il puledro non avrà tentato di sbatterci a terra senza riuscirci e non sarà stato punito per questo tentativo, la sua doma non potrà considerarsi completata.
Attenzione, sono andato a memoria - già avevo riportato queste parole in: - "Condizionamento operante", quel "sbatterci a terra" vuol dire "difesa" dunque va dalla smontonata allo stringersi del cavallo contro la cavallerizza e la punizione va dalla "nerbata a levapilu" alla "terribil voce" dipende dalla sensibilità del soggetto.
Comunque, una volta domati, bisognerà addestrare sia il cavallo domato "dolcemente" che quello domato "amaramente", ebbene, al termine dell'addestramento - condotto dalla stessa mano - i due lalli saranno indistinguibili.
Dunque, come al solito, trattasi di questione economica, questa è la ragione per la quale quasi tutti i puledri erano domati con le maniere spicce e l'addestramento - per la maggior parte dei cavalli - avveniva lavorando, naturalmente l'esercito e le accademie facevano caso a parte.
Ora, tra la "violenza" dei mongoli e la "stucchevole doma dolce" esiste/è sempre esistita una doma, un addestramento "giusto", un pò come per l'educazione dei bambini, la migliore maniera per produrre delinquenti e disadattati è educare i vostri figli solo con la permissività o solo con il rigore, anche per questi, il giusto bilanciamento tra premi e punizioni, è - finora - il miglior metodo educativo possibile...a tal proposito voglio parteciparvi un episodio recentissimo già portato come esempio ad un mio amico "lallista" a proposito di "conditionamento operante".
Emilia, 15 mesi, senza apparente ragione, è corsa dal fratellino e lo ha afferrato per i capelli, questi - piangendo - è caduto a terra.
La madre dei due gemellini - immediatamente - ha raggiunto la piccola e l'ha "sculacciata" usando un tovagliolo o qualcosa del genere, facendo - contemporaneamente - "terribil voce".
Ha recuperato Giacomo, lasciando la piccola a piangere per terra per alcuni minuti; poi le ha avvicinato il fratellino e le ha spiegato con "voce soave" che quello "non si fa".
Sono rimasto piacevolmente sorpreso dal tempismo e dalla misura e dalla freddezza della giovane madre nell'applicare il "castigo". Tempismo e misura e freddezza acquisiti perché è stata un'intrepida amazzone ed è cresciuta tra i cavalli ? O forse perché è stata educata lei stessa così ?
Ovviamente la "madre" è: Titti - mia figlia, ed Emilia e Giacomo sono i miei nipotini.
Come ho già detto, l'addestramento del cavallo si basa su premi e punizioni, bisogna che essi arrivino sempre per tempo e a proposito, ricordo in tal senso - ancora una volta - il pensiero di Fillis:
Questo è importante, sopratutto per quanto riguarda la punizione; la prima raccomandazione che faccio al cavaliere che tratta un cavallo difficile, è di non farsi mai prendere dalla collera.
Quando la punizione è meritata, bisogna somministrarla anche con vigore ma esattamente nella misura voluta.
Insomma, coi cavalli bisogna agire come coi bambini e tutti sappiamo che c'è niente di peggio che correggere i bambini quando si è in preda alla collera.
Chiudo con una evidenza: quando si hanno decine, centinaia, migliaia di cavalli da domare è chiaro che è molto più economico, sbrigativo e utile, domarli alla "vecchia maniera"... vi immaginate, questi ragazzi perdere tre/quattro mesi per ognuno di questi cavallini per domarli "dolcemente" quando bastano due o tre sedute per domarli "amaramente?








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