Per Luisa.
Ho letto, tradotto e vi riporto:
M.. Rousselet, istruttore civile alla scuola di Saumur, meglio conosciuto come: - "il comandante Rousselet" è una delle più importanti figure dell'equitazione di questo secolo.
I suoi insegnamenti hanno dato dei risultati preziosi.
Non solo perché ha formato degli allievi davvero importanti, ma anche e sopratutto per la semplicità di applicazione del suo metodo di addestramento dei cavalli.
Già molto avanti negli anni, era in pensione, ma gli piaceva passeggiare sulle tribune della cavallerizza per assistere alle esercitazioni e alle riprese di maneggio.
Era circondato da una stima pari alla sua reputazione di grande cavallerizzo, pertanto era un piacere per gli ufficiali e gli allievi della scuola tenerlo informato della vita di maneggio e di quello che succedeva nelle scuderie.
Sopratutto gli era riconosciuta una particolare capacità di venire a capo di cavalli "infami" senza ricorrere a metodi straordinari e complicati ai quali altri "uomini di cavalli" dovevano la loro reputazione.
I cavallerizzi della scuola, hanno installato in una delle tribune del maneggio una specie di esposizione di quadri a tema equestre che - di recente - si è arricchita di un disegno a pastello che raffigura il comandante Rousselet mentre monta un lallo condotto con un cordoncino di seta passato attorno alla mascella inferiore.
L'opera è del colonnello conte de Montlaur, già Cavallerizzo Capo alla Scuola di Stato Maggiore e ricorda uno degli episodi più emblematici della vita di Rousselet in veste di "sussurratore".
Questa storia è poco conosciuta e pertanto merita di esser ricordata con qualche riga in questo sito.
Un giorno, il comandante Rousselet, uscendo dal maneggio, si intratteneva con degli allievi quando un cavallo - chiamato "Le Chasseur" - li sorpassa di gran carriera, entra nella scuderia e scaraventa l'ufficiale che lo montava nella mangiatoia.
Dissero al Comandante che quel cavallo era "specializzato" nel prendere la mano a chi lo montasse e certamente - prima o poi - avrebbe causato dei danni anche gravi, presto sarebbe stato riformato.
Rousselet rispose con la sua voce lenta, calma e dolce: - "non lo sanno montare, fate venire quì "Le Chasseur".
Gli ufficiali pregarono l'anziano cavallerizzo di desistere, ma questi rispose: - "ora vi dimostro che era montato male, che lo montano male. Portatemi "Le Chasseur".
Il cavallo arriva ancora agitato e fradicio di sudore per la sua corsa furibonda.
"Toglietegli la briglia".
Il Comandante, gli passa in bocca un cordoncino di seta, gli ufficiali lo supplicano ancora di desistere, lui non li ascolta ma comincia a parlare al lallo dandogli zollette di zucchero, carote e pezzetti di pane, allo stesso tempo lo accarezza delicatamente: - "andiamo, "Cacciatorinuccio mio" sono un vecchio cavallerizzo, un vecchietto che adesso ti vuol montare; non mi farai cadere, non mi farai del male vero ? Sarai tranquillo?"
Rousselet guarda attentamente il lallo e dice: "non mi capisce", e riprende la dolce cantilena per un bel pò, ad un certo punto, sempre accarezzandolo lo monta e dice: "signori, ora andrò in fondo alla carreggiata e verrò verso di voi al galoppo allungato, il cavallo si fermerà a questa linea, nel mentre col frustino, traccia una linea nella sabbia.
Malgrado le rinnovate preghiere degli ufficiali, il Comandante si allontana tranquillamente, arrivato in fondo, lancia "Le Chasseur" al galoppo, a pochi metri dagli ufficiali dice semplicemente: "Hola" e il cavallo si ferma di botto.
Il Comandante era cavallerizzo alla scuola dal 1816, e fu grazie a lui che la raccomandatissima signorina Isabelle, arrivata alla Scuola per sperimentare un sistema di addestramento di sua invenzione, vide crollare il suo "castello di carte".
Infatti dei cavallerizzi come d'Aure e de Montigny, si rifiutarono di aver a che fare con quella ciarlatana, minacciando dimissioni.
Il generale de Rochefort - che allora era il comandante della scuola di Saumur - era molto imbarazzato perché doveva rispondere agli ordini ricevuti dal ministero, pertanto fece chiamare Rousselet e lo pregò di dare il suo parere a proposito del metodo in questione.
La giovane cavallerizza fece portare un lallo che veniva dal deposito della rimonta che ella presentava come indomito ed indomabile.
Il Comandante - che allora aveva quasi 78 anni - fece sellare ed imbrigliare il cavallo, lo inforcò e dopo averlo mandato in francamente in avanti, lo accarezzò e smontò.
La "commedia" era finita e la signorina Isabelle lasciò Saumur con "le pive nel sacco".
Meglio di chiunque altro sapeva che - in equitazione - le idee assolute e i "partito presi" con forza sono deleteri; possiamo dire che montava a cavallo in maniera ammirevole e che nell'addestramento era un perfezionista, e che sapeva "venir a capo" dei cavalli più "infami".
Quando gli chiedevano come facesse ad avere simili risultati, rispondeva: - "non è difficile, fate come me." Facile a dirsi !!
Quante persone hanno ammirato Paganini e Litz, e malgrado tutta la loro buona volontà non fecero altro che grattare il violino e a pestare il pianoforte ?
Lui si limitava ad insegnare l'utile e il pratico, senza denigrare il passato e senza presentarsi come un innovatore.
Tutti i suoi sforzi erano dedicati a perfezionare le andature naturali del cavallo facendo coscienziosamente e correttamente cose semplici.
Probabilmente, questo era il suo segreto oltre al fatto di possedere il privilegio di un talento innato.
Non abbiamo avuto l'onore di conoscere il vecchio Maestro, ma proviamo un grande piacere a parlare di lui, per far si che il suo nome non venga dimenticato.
6 Febbraio 1901
Cap. H. Chopin


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