...e in faccia ai maligni e ai superbi il mio nome scintillerà,
dalle porte della notte il giorno si bloccherà,
un applauso del pubblico pagante lo sottolineerà...
Tempo fa una ragazza, una stupenda ragazza, (così la immagino perché non l'ho mai vista) collegò/mi fece collegare questo celebre passaggio della Donna Cannone alla figura di Baucher.
Io ho immaginato Baucher - in sella a Partisan e in costume paramilitare - che entra nell'arena del circo e per un'attimo la sua figura si fissa luminosa contro il buio delle quinte, l'accoglie l'applauso del pubblico pagante, ma sono anche in attesa - magari applaudendo anch'essi - i maligni, i superbi, gli invidiosi... gli ominicchi, i (con rispetto parlando) piglianculo e i quaquaraquà.
A tutt'oggi il suo nome suscita violente discussioni, c'è chi lo ama (io, e molti altri) e chi lo odia visceralmente.
Di fatto - oggi - chiunque pratichi l'equitazione ad un livello evoluto, raffinato, leggero è - forse inconsapevolmente - baucherista.
Avendolo praticato da anni, mi son convinto che fosse - oltre che il più grande cavallerizzo di tutti i tempi - un uomo intelligente di grande spessore umano e morale, in particolare, mi son piaciuti: la sua continua ricerca, la sua perenne insoddisfazione, l'inseguimento di nuovi e più ardui risultati.
L'infanzia e i suoi esordi nel mondo equestre.François Baucher nasce a Versailles - la città della celebre scuola - il 16 giugno 1796, suo padre Pierre era un commerciante di vini, sua madre:Marie-Tèrése Lerouge casalinga.
E’ assai possibile - data la vicinanza della Scuola di Cavalleria - che il piccolo Baucher, fin dalla primissima infanzia fosse a contatto e fosse affascinato da quelle meravigliose creature che sono i cavalli. Giovinetto, Francois raggiunse a Milano suo zio: responsabile delle scuderie del Principe di Sulmona, Camillo Borghese, ex marito Paolina Bonaparte.
Qui il giovane, appena quattordicenne, imparò i primi rudimenti di equitazione, il lavoro di scuderia e le tecniche degli attacchi.
Contrariamente alla vulgata comune, pare che non conobbe mai Federigo Mazzuchelli, per il semplice fatto che questi era morto anni prima del suo arrivo a Milano, ma certamente avrà letto il libro del maestro italiano: Elementi di Cavallerizza.
Ecco la fonte: il bel blog di G.B. Tommasini
http://calmoinavantiedritto.blogspot.it/2012/07/tra-laltro-sembra-che-baucher.html
Alla caduta di Napoleone, Baucher - diciottenne - ritornò a Versailles, dunque, la sua prima formazione avvenne dai 14 ai 18 anni più o meno come Pluvinel che restò a Napoli - dal Pignatelli - dagli 11 ai 17 anni, età nella quale più facilmente si impara e si radicano definitivamente le passioni umane.Il giovane, ormai, aveva l’equitazione nel sangue, si dice che attendesse per ore nelle strade di Versailles per veder uscire a cavallo il visconte d’Abzac il cavalcante di Luigi XV che - in seguito - diventerà capo cavallerizzo della Scuola di Versailles ai tempi di Luigi XVIII.
Il Nostro, si sposa con Antonietta Haret dalla quale ha un unico figlio: Henri; si da da fare lavorando - sempre in ambito equestre - in giro per la Francia, in particolare, prende la direzione del maneggio rotondo di Antonio Franconi a Rouen, e - nella bassa stagione - dà lezioni di equitazione, comincia a farsi una fama e spesso monta anche 9/10 ore al giorno - tra l’altro - accompagna i suoi - ormai - numerosi allievi in lunghe passeggiate nelle foreste normanne praticando quell’equitazione da campagna che è considerata dalla vulgata corrente aliena per lui.
Nel frattempo scrive il : Dizionario Ragionato di Equitazione (Rouen 1833) un’opera rivoluzionaria per il tempo, ma già sviluppa un concetto espresso dal Mazucchelli; alla voce: forze del cavallo cosi recita: Il cavaliere deve fare del cavallo uno strumento che risponde docilmente alle sue sollecitazione. L’addestramento equestre consiste nel controllo da parte del cavaliere di tutti i movimenti del cavallo, per far questo, bisogna per prima cosa eliminare tutte le resistenze/le contrazioni istintive del cavallo che dovrà rispondere solo alle sollecitazioni apprese.
Da questo concetto nasce la prima maniera di Baucher il suo primo metodo che - come vedremo - avrà una lunga e profonda evoluzione.
Nel 1834 Baucher torna a Parigi e si associa con Jules Charles Pellier il direttore del maneggio di Rue du Faubourg St-Martin ed entra in diretta concorrenza col maneggio di rue Duphot nelle mani del conte d’Aure, già capo cavallerizzo della Scuola di Versailles, il quale aveva organizzato quell’impianto comprando all’asta parte dei cavalli della scuola che era stata chiusa dopo la Rivoluzione.
Il circo, nascita della "prima maniera".
A quel tempo, Baucher si avviava alla quarantina, era nel pieno delle forze e con una solida esperienza equestre alle spalle: era di statura media, forse col busto troppo lungo rispetto alle gambe arcuate, il volto - segnato da una cicatrice allo zigomo - ricordo di una zoccolata di un cavallo - aveva un’espressione austera, un naso importante sovrastava i corti baffi alla “demi-solde”...non so bene cosa significhi ma in italiano si potrebbe tradurre: baffi alla marmittone.
Aveva uno sguardo penetrante, velato da un fondo di tristezza; il suo carattere, di natura umbratile e irascibile, peggiorò con l’età e per le numerose avversità e disgrazie che gli serbò la vita.
Il XIX secolo, quello della restaurazione della monarchia, è ancora pieno di conservatori che avevano vissuto l’ancien regime, dunque, le sue umili origini furono un grosso handicap per lui che - d’altronde - non fece nulla per nascondere le sue idee progressiste e democratiche.
La sua posizione a cavallo non era delle più belle: spalle in avanti, gambe arretrate, il capoccione piegato in avanti col mento sul gilet, l'aria concentrata e pensosa... si diceva: Baucher monta sul ventre, d’Aure sulla schiena.
Dunque, ciò che mancava a quest’uomo che aveva mezzi fisici straordinari e un talento equestre eccezionale era proprio l’eleganza a cavallo, un pò come per Oliveira che i puristi criticano per il suo assetto, ma non si fanno e non rispondono alla domanda: è meglio essere eleganti ma innaturali o seguire la propria sensibilità - il proprio "sentimento" avrebbe detto qualcuno - ed essere efficaci, rilassati e sciolti per avere grandi risultati ?
Appena nato il suo sodalizio con Pellier, Baucher pubblicò, con la collaborazione di questi: Dialoghi sull’Equitazione,(1834) un opera bizzarra e non certo memorabile.
Nel contempo stava mettendo a punto il suo metodo e sentendosi pronto pubblicò: Raccolta Completa dei principi Equestri (1837) dedicandosi principalmente al circo per farsi conoscere ancor di più nell’ambiente parigino.
Ottenne un ingaggio al Circo dei fratelli Franconi (Laurent e Adolphe) divenendone la stella, ma dovette dividere la fama con due eccellenti cavallerizze:Carolina Loyo e Pauline Cuzent, sorella del cavallerizzo musicista Paul il quale scrisse anche le arie musicali che accompagnavano le esibizioni di Partisan e Buridan.
In particolare, la Cuzent era davvero brava e per non creare attriti si decise che la serata fosse chiusa da Baucher i giorni dispari e dalla Cuzent i giorni pari, infatti - allora come oggi - spettava alla vedette chiudere lo spettacolo.
Questo fu forse il periodo più felice per il Nostro, tutta Parigi accorreva a vedere il suo spettacolo; Partisan e Buridan erano considerati alla stregua di artisti famosi e le loro esibizioni erano recensite sui quotidiani della capitale francese
http://calmoinavantiedritto.blogspot.it/2011/12/dalle-cronache-quotidiane-baucher.html
d’altronde lui non si concedeva alla platea, si comportava esattamente come quando lavorava - all’alba - solo in maneggio.

In pubblico era imbarazzato, forse era timido, pare che Laurent Franconi, si fosse impegnato - con scarsi risultati - ad insegnargli a salutare il pubblico togliendosi il cappello secondo le regole dello spettacolo.
Sono di questo periodo i suoi famosi "passi a due" (lui su Partisan e Caroline Loyo su Rutler) e il celebre addestramento in 27 giorni e della conseguente presentazione in pubblico di Gericault un lallo ritenuto indomabile, tutto nacque...no, per il momento sospendo il racconto e apro una prima parentesi dando voce ai suoi detrattori.
Cominciano le critiche al suo metodo.
Baucher era ben consapevole dei sentimenti che suscitava, e sapeva che lo accusavano di pratiche turpi, infatti, sorsero dicerie sul suo metodo, sui trucchi e gli artifici che il nostro avrebbe adottato per otteneree quelle strabilianti andature.
Sentiamo come il Maestro si confida col Generale: ...dicono che droghi i miei cavalli, che non li faccia dormire, che li appenda al soffitto con delle tirelle...tutto questo per non ammettere che tutto ciò non è altro che il frutto di un lavoro costante, della mia mano e delle mie gambe.
E inoltre, in un momento di sconforto: ...non sono altro che un saltimbanco che si esibisce per 10 centesimi tutte le sere per divertire un pubblico che non capisce.
Vedete, la sensibilità e l'umanità dell'uomo, sfortunato quanto apprezzabile?
...Credo che Baucher sia stato il più straordinario genio equestre mai esistito. Così chiude questo brano il generale L'Hotte nel suo celebre libro: "Un Officier de Cavalerie".
I suoi detrattori insinuavano che avesse copiato il suo metodo da Mazucchelli e da Hünersdorf: un cavallerizzo tedesco del settecento, ma anche se fosse vero, chi si ricorda di costoro ? Certo, i personaggi citati erano dei famosi cavallerizzi, probabilmente hanno intuito e scritto di qualcosa che somiglia/che può essere accumunata ai principi di Baucher, ma è stato quest'ultimo che ha sviluppato e sviscerato a fondo le sue idee.
I giudizi più pesanti e rancorosi su di lui vengono dall'altra parte del Reno in particolare Luigi Seeger scrisse un pamphlet: "Ein ernstes Wort an Deutschlands Reiter" solamente per cercare di demolire la figura e l'opera di Baucher.
Devo/dobbiamo all'onestà intellettuale del generale Decarpentry che lo ha pubblicato integralmente, se, questo trattatello è fruibile in francese - nella traduzione del comandante Dupont - "Serieux avertissement aux cavaliers d'Allemagne".
Prima di cominciare ad illustrare il velenoso libretto di Seeger, bisogna dire che il maestro tedesco era un diretto concorrente di Baucher, in quanto cavallerizzo di fama ed autore di alcune pubblicazioni che in Germania fecero testo vedi: - "System der Reitkunst", vantando inoltre allievi illustri tra i quali quale Gustavo Steinbrecht.
Importanti Avvertenze ai Cavalieri Germanici.
L'acido pamphlet di Luigi Seeger.
Inizia dicendo che Baucher, cerca di colpire il pubblico ed in quello riesce benissimo, ma si chiede cosa ci sia di importante nel suo metodo e quali vantaggi possa portare alla equitazione e in particolare ai cavalieri tedeschi?
La sua analisi è spietata: il metodo B. è "un sistema chiuso" dentro il quale bisogna ingabbiare i cavalli e basta che si trascuri uno solo degli elementi di questa catena che crolla tutto l'assieme.
Le presunte originalità inventive, le "invenzioni" di Baucher vengono liquidate come "l'elevazione a principi" di vecchi reiterati errori e fraintendimenti della scuola napoletana e dei dettati del Newcastle.
Ammette che - bontà sua - la sola novità veramente originale del metodo B. è di aver codificato scientificamente nel suo lavoro: "il soffocamento dell'impulso naturale del cavallo".
Purtroppo - continua il nostro - i direttori di circo hanno constatato che la presentazione in pista di cavalli cosi addestrati (meccanicizzati li chiama), riempiono la platea e sopratutto le loro casse decretando così il successo di quel metodo.
Giudica il pubblico: - incompetente, ignorante, di bocca buona ma "sovrano" in quanto allarga i cordoni della borsa e paga per lo spettacolo. (Questa affermazione è di una modernità sconvolgente, nulla è cambiato, vedi culi e tette e pacchi e carrambate alla TV... vedi le straminchiate che si somministrano ai lallisti di tutto il mondo).
I veri intenditori di equitazione non vanno a cercare al circo i cavalli di scuola o i cavalli perfettamente addestrati, perchè la ristrettezza della pista e la sua forma circolare e l'assenza di angoli non permette un buon addestramento e tanto meno una esecuzione perfetta dell'alta scuola.
"Abbiamo visto Baucher esibirsi a Berlino, abbiamo rimarcato la sua maestria, e prima di passare ad un esame serrato del suo metodo è il caso di descrive le impressioni immediate alle esibizioni alle quali abbiamo assistito tutti i giorni al circo Dejean di passaggio nella città tedesca."
Il Nostro - però - fa una premessa: "per prima cosa, complimenti a Baucher scrittore: i suoi libri sono pieni di grazia, di spirito e di leggerezza cosa che non si può dire del cavaliere... se lui montasse con le stesse qualità con le quali scrive: il suo metodo avrebbe un successo strepitoso, chiunque possegga un minimo di competenza equestre e spirito di osservazione, è colpito dalla contrattura dell'atteggiamento del signor B. a cavallo.
Le sue gambe perennemente attaccate ai fianchi dell'animale, il busto rigido alla ricerca tormentata di un equilibrio così lontano dalla "nobile prestanza e dalla spigliata sicurezza dei cavallerizzi della vecchia buona scuola.
Ma lasciamo perdere questa prima impressione e concentriamoci sull'esame del nuovo metodo e a quali scopi è deputato. Vederlo lavorare ha confermato la mia impressione, che cioè: il signor Baucher toglie ogni impulso ai suoi cavalli.
Essi non sono "nelle redini (sulla mano)", perciò mancano di "rispetto alle gambe" e manifestano questo difetto con lo sferzare della coda.
Il "arriere-main" è totalmente fuori dalla posizione che permette ai posteriori di funzionare come molle. L'abbassamento della "avant-main", toglie ogni libertà alle spalle, smorza tutta l'energia nell'elevazione degli anteriori e leva tutta la sicurezza alle andature.
Questi difetti sono evidentii in tutte le andature presentate dal signor Baucher.
Al passo e al trotto gli anteriori sono fiacchi, le spalle cadono e i posteriori sono trascinati "a rimorchio" invece di essere impegnati in una vigorosa spinta.
Le articolazioni non sono elastiche perché le loro molle non vengono caricate nel loro lavoro.
Queste penose reazioni del trotto incantano lo spettatore perché la posizione del signor B. da al sua assetto una certa fissità e sono ammortizzate dal cavaliere, il quale - per altre ragioni - lavora con le redini a festone. Lo si vede raramente cercare il contatto e se lo fa lo trova ad intermittenza usando frequentemente la destra sulla redine di briglia per "pianoter" (espressione di B. sarebbe: - tamburrellare suonare il pianoforte...credo) per sopperire alla mancanza di contatto del filetto.
Perciò il signor B. evita di lavorare a lungo al trotto e preferisce il galoppo col quale può più facilmente ingannare il pubblico.
Noi altri, CAVALIERI SERI, (tedeschi aggiungo io) che attribuiamo più importanza al valore artistico intrinseco del lavoro piuttosto che alla sfavillante apparenza, consideriamo in linea di principio il trotto come "LA MADRE DI TUTTE LE ANDATURE", dalla correttezza di questa dipende la bontà o la mediocrità delle altre.
Pertanto, il galoppo presentato da B. non può essere che difettoso...e in effetti lo è !!

I suoi cavalli trainano al trotto invece che spingere, saltellano al galoppo invece di rimbalzare; tutto ciò proviene dal fatto che il signor Baucher ignora completamente le flessioni della articolazione della grassella, le sole che permettono di sviluppare l'elasticità dei garretti.
Da ciò proviene anche il fatto che i cavalli di B. galoppino sulle spalle, e che la groppa resti costantemente alla stessa altezza perchè impossibilitata ad abbassarsi per l'insufficiente flessione della grassella.
Ora, l'impegno dei posteriori è il fattore essenziale per la riunione e la leggerezza, i cavalli di B. non lavorano riuniti, ed in ogni caso mancano di impulso che è sostituito - a volte - con l'acrobazia.
Il signor B. usa nei cambiamenti di direzione la mano e la gamba esterni così che le piroette sono piuttosto delle "virate" irregolari; da noi, il cavallo e invece preparato con la mano e la gamba interni, in maniera tale che l'avantreno entri gradatamente nella volta cosa che il signor B. non fa all'inizio della girata, sopperendovi, in seguito, spostando il suo corpo di lato e all'interno. Per i cambiamenti di piede, il signor B. è conosciuto dai profani per l'esecuzione dei cambiamenti "al tempo".
Noi non li facciamo! e gli lasciamo molto volentieri queste forzature!
Per noi , il galoppo è un'andatura essenzialmente rimbalzata, dunque, i cambiamenti pretendono delle mezzefermate per riunire, prima di ricominciare a galoppare sull'altro piede.
Per LUI, il galoppo è un'andatura di "corsa" e i cambiamenti possono essere ottenuti immediatamente; esercizio che può stupire la gente ma che contribuisce fortemente a rendere il galoppo ancora più difettoso.
In effetti la "scoperta" del signor B. non è altro che un "ambio galoppato".
Gli auguriamo buona fortuna nell'uso di quest'aria per conservazione dell'integrità i suoi cavalli.
Attenzione, ricordo al "pubblico pagante" (adesso sapete da dove è tratta questa mia ricorrente citazione), ma sopratutto a me stesso che Seeger era un cavallerizzo di fama con un'esperienza ed una cultura alle spalle di tutto rispetto; "ambio galoppato" dinamicamente è una descrizione ineccepibile e molte considerazioni sono sensate.
Gericault.
Ecco la vicenda raccontata dal Generale nel suo "diario":
Gericault era un puledro di tre anni di proprietà di lord Seymour, aveva disarcionato parecchi cavalieri dei più stimati.
Il suo carattere difficile e le sue difese erano tali che il suo proprietario, aveva scommesso che nessun cavaliere sarebbe stato capace di restargli in sella per un giro del Bois de Boulogne: la posta in gioco era Gericault stesso.
La scommessa fu vinta dal conte Lancosme-Brèves ed è raccontata dettagliatamente dal barone d’Etreillis nel suo libro : « Cavallerizzi e Cavalieri » e ne « La Vita Sportiva » dell’Agosto 1884.
La relazione del barone d'Etreillis fu modificata in alcuni punti da un testimone della scommessa: Maxime Gaussen , autore di alcuni articoli apparsi sulla «Revue des Haras » rispettivamente nell’ Aprile e Novembre 1884 e nel Gennaio 1885.
Troverete questi documenti nella mia biblioteca ma, siccome le premesse della scommessa non sono riportate, le espongo qui come de Breves stesso me le ha raccontate.

Una sera, al circo - Baucher, terminata l’esibizione, stava raccogliendo gli applausi che ogni giorno gli tributavano - c’era Lord Seymour , uno dei suoi denigratori: si trovava presso il passaggio per le scuderie, in mezzo ad un gruppo di appassionati tra i quali figurava de Brèves.
Quando Baucher fece piede a terra, lord Seymour disse ad alta voce che aveva nelle sue scuderie un purosangue di tre anni sul quale lo stesso signor Baucher, malgrado il suo talento, non sarebbe riuscito a restare in sella, e che era pronto a scommetterci su.
Allora, si fece avanti de Bràves dicendo che non c’era bisogno di disturbare il Maestro per quella scommessa ad accettarla era sufficiente un suo allievo…lui. La scommessa fu formalizzata come la riporta Maxime Gaussen. Per un attimo de Brèves si pentì di essersi così esposto, perché sua moglie era incinta e in caso di incidente le conseguenze per la sua famiglia potevano essere assai spiacevoli. Ma la riflessione arrivava troppo tardi, « il dado era tratto », la sfida fu accettata e vinta.
Il vincitore regalò Gericault a Baucher, dicendogli molto signorilmente che solo grazie ai suoi consigli aveva potuto vincere la scommessa e che la reputazione del Maestro si sarebbe accresciuta se avesse addestrato e fatto esibire in pubblico quel cavallo considerato veramente « infame ».
In realtà De Brèves restò in sella grazie alla sua forte tenuta di gambe, perchè le dure difese messe in atto da Gericault durante il giro del Bois de Boulogne non poterono essere eliminate che solo parzialmente. Tuttavia, se è vero che restò in sella, è probabile che le difese del cavallo sarebbero riprese energicamente al momento di cominciare il lavoro con Baucher, perchè il cavaliere – dopo la scommessa - non si preoccupò più di montarlo e non impose al cavallo neppure la minima educazione. A sorprendere, in questa vicenda, fu il fatto che Gericault venne presentato in pubblico dopo ventinove giorni di addestramento e non diede segni di difesa nè commise errori; ciò malgrado la luce dei lampadari, il rumore dell’orchestra e gli applausi del numerosissimo « pubblico pagante » .
Certamente, niente avrebbe potuto provare meglio la validità dei metodi, il valore dell'addestramento e l'evidenza del talento incomparabile di Baucher.
Durante questi 29 giorni di addestramento, Gericault – la cui miglior qualità era la resistenza – fu montato due o tre volte al giorno. Per il Maestro, Gericault fu il cavallo più difficile da presentare in pubblico: Baucher mi confidò di essere stato molto emozionato la prima volta che lo montò sotto le luci e tra i rumori...
Il lavoro, che gli fece fare quella sera fu sicuramente semplice, anche breve, ma assolutamente corretto. Numerosi testimoni concordarono nel constatarlo, tra le schiere dei sostenitori e degli avversari dichiarati di Baucher, che “aguzzando gli occhi” spiavano tutti imovimenti del cavallo, c’erano ovviamente anche Lord Seymour e il conte d'Aure.
Quella sera, si celebrò un memorabile trionfo per il grande artista.
Benchè non presentasse più alcun problema sotto l’abile mano di Baucher, Gericault ancora per molto tempo non potè essere considerato come un cavallo per tutti, infatti, una mattina - che era montato da Pauline Cuzent - spaventato dalla chiusura improvvisa di una tenda, prese la mano alla famosa cavallerizza che non lo potè fermare se non dopo un numero incalcolabile di vorticosi giri di pista.
Baucher, un lallista?
Ora, il periodo nel quale operò Baucher – il più grande cavallerizzo di ogni luogo e di tutti i tempi – probabilmente corrisponde al massimo sviluppo dell'arte equestre ma nel contempo corrisponde alla nascita dell'equivoco meccanicista sulla psicologia animale e in particolare su quella equina”.
Purtroppo, si va avanti per pregiudizi e per luoghi comuni: “cartesianesimo”, “meccanicismo”, “cavalli come burattini”, “manovrati con corde e fili”, “portati alla ragione attraverso l’impedimento del sonno”, “trattati con droghe segrete”… queste furono le accuse fatte a Baucher fin da quando si presentò - dirompente - nel quadro equestre del tempo, e - ancor oggi - molti lo guardano con sospetto... la classe, il genio, l’eccentricità da fastidio, non è compresa dal popolo pecorone.
Oggi imperversa il lallismo, si è rafforzata la tendenza ad antropomorfizzare gli animali con conseguenti “pipponi” pazzeschi sulla relazione, sulla etologia, sulla psicologia, sul condizionamento operante dello lallo, tecniche studiate a tavolino che ci hanno allontanato da un contatto vero, spontaneo e “naturale” dai nostri “compagni di viaggio su questo pianeta”.
Lallismo che così si esprime: il mio lallino amoroso e dudu dadadà, l’amico cavallo, il mio compagnuccio pelosetto, la relazione zooantropologica della beata minchia ecc. ecc. ai tempi, non esisteva.
Tuttavia, nostri nonni pur usando gli animali come motore del loro sviluppo, e cibandosene - come facciamo tuttora noi oggi - li rispettavano e li amavano per quello che erano, ci si affezionavano ma non li antroporfomizzavano e ognuno teneva i propri ruoli.
Addirittura, nei popoli primitivi, piuttosto che antropomorfomizzare gli animali, più sovente è l’uomo che li sacralizza e si animalizza lui stesso. Il selvaggio non eleva la pantera al rango di uomo, ma si fa pantera lui stesso. Come il bimbo, che gioca a fare il gatto, s’immedesima di esser gatto a tutti gli effetti. (Margherite Yourcenar)
Da questo splendido concetto bisogna partire per comprendere il percorso di Baucher e il suo lungo e lento tentativo di trasformarsi in cavallo, la sua metamorfosi; lo testimoniano i suoi "dialoghi sull'equitazione", il Nostro cerca di "equinizzarsi" per entrare nella psiche del cavallo in maniera che questi comprenda meglio le sollecitazioni che riceve:

le cheval:Il faut trouver le moyen de rendre intelligibile ce qu’on veut nous apprendre et, comme le voit Toute-Puissance, ce messieurs ne s’en donnet guère la peine. Quand aux coups de pied, il me semble toujours voir de palefreins brutales qui me fouttent les jambes, et la peur rend sujet aux méprises: - chat échaudé craint l’eau froid.
Le Dieu: - Eh bien, messier cavalier, que pensez-vous de pareils arguments ? Il me semble qu’il rendent la replique difficile.
Le cavalier: - je ne savait pas qu’il fallut de semblables procédés avec un animal dont la condition est l’esclavage, que manque d’intelligence doit soumetre à tous nos caprices.
Le Dieu: - Etes vous bien sur de ce que vous avancez là? Mais, admettant que le Cheval soit moins intelligent que vous, n’est.ce pas une raison pour employer cette meme intelligent, don’t vous accordez la possession esclusive, a lui faire connaitre ce que vous desirez? Mais avant de aller plus loin, tenez-le pour bien dit, et n’oubliez pas jamais que le Cheval est doué de facultes intellectuelles que votre vanité seule vous empeche de reconnaitre, et enfin, parce qu’un drap est moins fin qu’un autre, ce n’en est pas moins du drap.
La amara storia del terribile incidente.
Da : - Cavallerizzi e cavallerizze, la storia del circo in Europa (dal 1680 al 1891
Le due "maniere" di Baucher
Nella realtà, c'è una sola maniera di Baucher, la sua cosidetta "seconda" maniera, è frutto dalla sua instancabile ricerca che lo ha portato ad una successione ininterrotta di scoperte che han fatto di lui un innovatore di una fecondità senza pari (L'Hotte).
Bisogna sottolineare che questa ricerca del meglio del perseguire l'ideale ad ogni costo, non sono le sole ragioni che hanno determinato questa evoluzione progressiva, dunque, oltre l'ossessiva ricerca, la voglia di provare, di avvicinarsi all'ideale, certamente, questa evoluzione è dettata anche dalla consapevolezza che il suo metodo era inaccessibile alla grande maggioranza di cavalieri comuni, quindi, ci fu un consapevole notevole sforzo di semplificazione proprio in questo senso; naturalmente, il terribile incidente mortificò la potenza dei suoi aiuti e contribuì non poco a modificare il metodo elaborato in precedenza.
In buona sostanza, Baucher intervenne cambiando i mezzi attuativi nella seconda maniera lasciando intatti i principi e lo spirito del suo metodo.
I principi di base di Baucher sono: "la messa in mano" e "l'effetto d'assieme", tali erano nel 1842, tali restarono nel 1864, ma i metodi per ottenere gli uni e gli altri saranno modificati nella loro natura, nella progressione e nella misura della loro applicazione.
Lo sgravio del peso dell'anteriore, per giungere alla messa in mano che - era ottenuto nella prima maniera col "ramener - è ora ricercato partendo dal "rilevamento dell'incollatura" che - come il ramener e forse in maniera più facile e completa - ottiene la trasposizione del peso dagli anteriori ai posteriori.

L'incollatura rilevata unita alla masticazione (mascella mobile), provoca la stessa leggerezza evitando la costrizione del ramener... tutt'alpiù tenendo un ramener appena accennato anche in ragione del fatto del raccorciamento del "braccio di leva" risultante dal sollevamento dell'incollatura e dall'alleggerimento dell'avantreno. E' chiaro che il sollevamento dell'incollatura si ottiene molto più facilmente e più rapidamente che con il ramener, dunque, il cavaliere è messo in condizione di accedere velocemente ad un importante risultato: la posizione d'assieme già di per se ampiamente sufficiente a tutte le necessità dell'equitazione pratica.
Naturalmente, il piego, rimane indispensabile per padroneggiare un cavallo difficile e per affrontare le difficoltà dell'equitazione artistica, addirittura combina il ramener (l'incassatura della testa) col sollevamento dell'incollatura giungendo al ramener outré, come vediamo di seguito.
Da allora in poi, Baucher rinuncia ad attirare progressivamente - attraverso le flessioni - il naso del cavallo verso il petto e fa l'esatto contrario...... spinge il corpo del cavallo verso la testa, questo fatto provoca gradatamente anche il piego, questo fatto rimarca due cose: la riprova dell'ottenuta "souplesse" generale del cavallo, e l'inizio graduale della riunione.
Per l'effetto d'assieme, i mezzi per ottenerlo sono modificati soltanto nell'usare delle precauzioni più raffinate per abituare il cavallo agli attacchi di sperone e per l'uso eventuale del capezzone qualora il cavallo si difendesse durante questa progressione.
(Nota di pp: - l'uso indiscriminato dell'effetto d'assieme mette facilmente il cavallo indietro la mano - si difende indietreggiando... diventa ramingo).
Inoltre. Baucher elimina l'effetto d'assieme come uso normale/abituale e lo relega - giustamente - come "ultima risorsa" per riottenere la leggerezza o quando le resistenze e le difese fossero divenute "psichiche", dunque, d'ora in poi Baucher assegna all'effetto d'assieme il compito di "ultima spiaggia" per ripristinare l'obbedienza del cavallo.
E' la mano che - nella "seconda maniera" - è incaricata nello stabilire la leggerezza, Baucher indica due modi:
Mani senza gambe, gambe senza mani.
Anche i più sprovveduti di noi, possono intuire che la più grande difficoltà equestre sta nell'impiego simultaneo degli aiuti, c'è una frase celebre di Baucher: il concorso degli aiuti, (l'uso simultaneo degli aiuti) porta spesso a far pagare all'uno gli sbagli dell'altro.
La formula "magica": mani senza gambe e gambe senza mani elimina di colpo tutte le occasioni di conflitto e di disaccordo.
Le mani regolano ed indicano l'azione, le gambe hanno la sola funzione propulsiva, va da se che quando tutto ciò viene ottenuto le azioni vanno cessate, se c'è bisogno - in caso di esitazione o di pigrizia - è bene confermare l'effetto delle gambe per mezzo di "attacchi di sperone" isolati ma decisi.
Per il cavaliere normale, l'applicazione di questa formula è veramente semplificata e la garanzia di riuscita è considerevole.
Per il cavallerizzo, i vantaggi della "seconda maniera" sono ancora più importanti.
In tutto il lavoro di scuola non riunito, dove la precisione dei movimenti costituisce la vera qualità dell'addestramento, l'impiego isolato degli aiuti mette crudelmente in luce gli eventuali difetti, mentre il concorso simultaneo degli stessi fa "annegare" questi difetti nella confusione delle azioni e dei loro effetti. Allorchè, lo stesso aiuto è usato isolatamente, è evidente che sarà il solo responsabile dell'eventuale disordine provocato, e dunque abbisognerà di una correzione adatta per porre i ripari, correzione che sarà in seguito evitata e darà la misura dell'esperienza e dei progressi dell'abilità del cavaliere. Per esempio, le indicazioni isolate di una redine, una volta divenute delicate, esattamente imposte e perfettamente misurate portano l'azione della mano impiegata ad una finezza, chiarezza e destrezza che l'impiego simultaneo delle due redini, delle due gambe - col sistema di compensazioni e di compromissioni necessarie - impedisce di scoprire e tanto meno di acquisire.
Quando, in seguito, la ricerca della riunione abbisognerà dell'azione simultanea della mano e delle gambe, la finezza delle loro azioni acquisita in precedenza con il loro uso dissociato, mette a disposizione del cavallerizzo una gamma di sfumature che permetteranno - non solo di evitare le dissonanze - ma di ottenere un'armonia perfettamente accordata.
Abbozzata nella 12° edizione, nel 1864, la nuova maniera viene precisata nella 13° edizione del 1867.
Essa viene esposta con tutti gli sviluppi validi per ogni tipo di equitazione nel 1870 (anche per la campagna) nel: - "Gli ultimi insegnamenti di Baucher" pubblicati dal generale Faverot de Krebecht.
Quest'opera ammirevole per precisione e chiarezza, è data alle stampe solo nel 1891, non è sbagliato pensare che - malgrado la fedeltà a l'insegnamento del Maestro - l'esperienza personale del Generale, costruita su oltre vent'anni di pratica della "nuova maniera", abbia contribuito a perfezionare gli ultimi dettati di Baucher.
La progressione semplificata della "ultima maniera" e offerta in maniera ridotta ma sufficiente per la preparazione del cavallo da "esterno" e mirabilmente descritta dal De Krebecht nella pubblicazione del 1907 ed intitolata: - "Dressage du cheval de dehors", bisogna dire che prima di Krebecht, Lenoble du Teil, altro storico baucherista, aveva trattato lo stesso tema (equitazione al'aperto) ma meno dettagliatamente.
Baucher e l'equitazione da campagna.
"Chi può fare il massimo, può fare anche il minimo".
Così rispondeva Baucher a chi gli imputava il fatto che non lavorasse i suoi cavalli in campagna, all'aperto. A parte il fatto che sappiamo che da giovane, Baucher accompagnava i suoi allievi in lunghe passeggiate, sarebbe come criticare la Fracci perché non andasse a danzare il valzer e la polka nelle balere di Sassuolo o Poggibonsi.
L'equivoco che si è trascinato stancamente - per sentito dire - fino a noi: Baucher non sapeva montare in campagna, odiava il lavoro all'aperto.
Falsa la prima affermazione, per la seconda faccio rispondere alla Fracci: "adoro la mazurka, la ballo benissimo, ma dato che sono impegnata a prepararmi per "Gisele", non ho il tempo e la voglia per dedicarmi alla mazurka e al fox-trot".
Abbiamo lasciato Baucher veramente malconcio dopo il terribile incidente, dopo una lunga e dolorosa convalescenza, si rimise in piedi ma non recuperò mai del tutto la piena forma fisica, comunque, fino al 1870, Baucher continuò ad insegnare, la direzione del circo gli passava una piccola pensione e continuava a mantenere i suoi cavalli e a lasciargli libera la pista per una parte della mattinata per dare lezioni e per lavorare i suoi cavalli.
Nel pomeriggio dava lezioni, in differenti maneggi di Parigi, dove aveva ugualmente altri cavalli in pensione. Non si impegnava più in corsi collettivi salvo che per qualche gruppo di ufficiali di truppe d’elite. Sceglieva tra i suoi allievi quelli che erano particolarmente dotati che iniziava alle difficoltà dell’alta scuola. Montava ancora a cavallo, ma si affaticava molto presto e non presentava più spettacoli. Preparava per il circo solo alcuni cavalli di proprietà di cavallerizzi e cavallerizze che glieli affidavano e portava alle difficoltà dell’alta scuola solo quei cavalli che gli erano necessari per l’istruzione dei suoi allievi di alto livello. Si limitavano a sperimentare le sue nuove idee usando i suoi allievi preferiti, come L'Hotte o come cavalieri confermati e dallo spirito aperto come il signor Sainte-Reine.
Ma anche quando era in piena forma usava questo metodo, la sua sperimentazione era precisa e analizzava le sue scoperte minuziosamente, dopo di che, molte venivano abbandonate perchè troppo difficili da applicare dai suoi allievi.
Baucher insegnante.
Seguiva i suoi allievi e li studiava come faceva coi cavalli si adattava a loro non pretendeva il contrario... parco di parole, secondo L'Hotte; prodigo di consigli e suggerimenti secondo Caron e Rul:
Questa apparente contraddizione si spiega col differente rapporto avuto con L'Hotte, dotatissimo di suo per l'equitazione col quale il Maestro aveva un rapporto privilegiato, esclusivo ad alto livello, dunque, L'Hotte - perché impegnato altrimenti - non potè assistere come spettatore alle lezioni che B. dava normalmente; mentre, Caron e Rul - facendo parte a lungo, in maniera integrante, dell'entourage di Baucher - poterono assistere alle sue lezioni, di diverso livello, fatte a cavalieri diversamente dotati. Dunque, cercava di adattare le sue lezioni alle differenti personalità e alla differente preparazione dei suoi allievi ai quali lasciava comunque uno spazio di ricerca ed indipendenza personale e non disdegnava il confronto con alcuni di loro: uno per tutti, L'Hotte, appunto.
Questi - cavaliere ed esecutore eccezionale - fu un pessimo insegnante, il fatto fu dovuto principalmente al carattere del Generale: schivo, scostante, gelido, duro; tant'è che i suoi sottoposti lo chiamavano "in petto" (in italiano nel testo sta per di nascosto) oltre a "le gant de fer"... "la lumiere sous le boisseau"..."le sublime muet".
Naturalmente, la maggior parte degli allievi di Baucher erano già cavalieri confermati, e, fatta salva una piccola elite di appassionati dilettanti, per il resto si trattava di professionisti, sia militari che civili. Gli allievi militari erano praticamente tutti dei giovani ufficiali che avevano già frequentato i loro corsi base a Saumur, avevano una certa esperienza di addestramento per l'uso militare del cavallo e poco più; mentre tra i civili, Baucher trovò molti cavallerizzi sia di scuola francese che straniera, con una solida cultura equestre alle spalle e con anni di esperienze di insegnamento.
Dunque, la platea dei suoi allievi era assai eterogenea si capisce così il perché delle differenti interpretazioni ed evoluzioni che seguirono i suoi insegnamenti in mano ai suoi discepoli. A parte le oggettive difficoltà, gli ostacoli alla diffusione del suo metodo furono questi: per i militari era impossibile dare lezioni individuali o ad un numero ridotto di allievi e va da se che il metodo di Baucher non si adattava affatto all'insegnamento collettivo.
Nei maneggi civili, fu ancora peggio poiché si trattava fondamentalmente di mettere in sella dei "cavalieri della domenica" che potevano vivere benissimo senza conoscere Baucher.
In definitiva, solo una selezionatissima parte di cavalierii poteva accedere al metodo istruita e seguita dai: "Professeurs d'Equitation" così chiamava Baucher i suoi allievi cavallerizzi che avevano acquisito il suo metodo.
Prima di chiudere è doveroso accennare ad alcuni aspetti importanti del suo "viaggio terrestre", li trovate cliccando sui titoli sotto :
La Morte.
Siamo alla fine del Secondo Impero, poco a poco, la sua salute peggiorò. Le sue ferite, che non avevano mai cessato di farlo soffrire, spesso lo privarono del tutto del sonno.
Si appesantì, tant’è che dovette usare una carrozzella per spostarsi a dare lezioni. Montava a cavallo molto raramente, qualche istante, per dare dimostrazioni ai suoi allievi.
La sua vista – mai stata eccellente – si abbassava di giorno in giorno, e gli causava dei mal di testa insopportabili.
I Comunardi assassinarono il generale Thomas, suo sincero amico, perse così, un importante appoggio politico che - fino ad allora - non gli era mancato.
Le cateratte agli occhi peggiorarono e solo una di queste fu operabile; alla fine del 1871 era praticamente cieco e l’anno seguente fu per lui un calvario di sofferenze inaudite.
Privato della piccola pensione e dai ricavi delle sue lezioni, gli restava lo stretto necessario col quale, rispondeva persino alle richieste di danaro di suo figlio che - nella vita - aveva fatto niente di buono.
L’inizio del 1873, lo vide ancora più debole, ormai la morte era vicina… l'uomo era rassegnato e sereno. La “rappresentazione” dei suoi ultimi giorni ci è stata descritta pietosamente dal Generale L’Hotte nei suoi “souvenirs”… qui conviene lasciare la parola al fedele discepolo prediletto del grande Maestro: ...avevo visto il 28 Febbraio, il 7 Marzo tornai alla "rue Amelot".
Baucher era coricato, la voce era meno flebile del solito, mi sembrò un pochino migliorato...un miglioramento ingannatore. Mi chiese del mio reggimento, e mi partecipò ancora una volta delle sue ultime scoperte: "Può darsi che io sia riuscito un pò meglio di Lei, mi disse, perchè ho più esperienza, ma dopo aver visto, fatto, provato è sicuramente questa l'ultima parola sulla equitazione: "Le bridon ! C'est si beau !!" (nella sua ultima maniera, Baucher montava solo col filetto, ne aveva creato uno ancor oggi in produzione: filetto Baucher, appunto.
Allora, prese la mia mano, le dette la "posizione della briglia", e disse...Si ricordi: sempre così e fermò la mia mano sulla posizione della sua. Mai così, e accostò le mani al mio petto. Sono felice di donarLe ancora questo prima di morire. Nel lasciarlo, lo abbracciai e la sua mano strinse affettuosamente e forte la mia. Non dovevo rivederlo che nella bara.
Alle 11, il delirio si impadronirà di lui, di tanto in tanto, per qualche istante riprendeva conoscenza.
Soffriva maledettamente e si agitava, la sua debolezza aumentava fino a spegnersi alle due della notte tra il 13 e il 14 Marzo.
Sparì a 78 anni, un grande artista ma sopratutto un perfetto Galantuomo, nel senso più pieno che si dava a questa parola in tempi ormai andati.
Il giorno 16, un piccolo corteo formato dal figlio Henri, il nipote, un non meglio identificato parente, il comandante Djion, e da L'Hotte accompagnava il feretro del più grande Cavallerizzo di ogni luogo e di tutti i tempi verso il cimitero di Père Lachaise.
Meno di cinque anni dopo la salma fu trasferita nella tranchée gratuite detta in italiano fossa comune.
E’ assai possibile - data la vicinanza della Scuola di Cavalleria - che il piccolo Baucher, fin dalla primissima infanzia fosse a contatto e fosse affascinato da quelle meravigliose creature che sono i cavalli. Giovinetto, Francois raggiunse a Milano suo zio: responsabile delle scuderie del Principe di Sulmona, Camillo Borghese, ex marito Paolina Bonaparte.
Qui il giovane, appena quattordicenne, imparò i primi rudimenti di equitazione, il lavoro di scuderia e le tecniche degli attacchi.
Contrariamente alla vulgata comune, pare che non conobbe mai Federigo Mazzuchelli, per il semplice fatto che questi era morto anni prima del suo arrivo a Milano, ma certamente avrà letto il libro del maestro italiano: Elementi di Cavallerizza.
Ecco la fonte: il bel blog di G.B. Tommasini
http://calmoinavantiedritto.blogspot.it/2012/07/tra-laltro-sembra-che-baucher.html
Alla caduta di Napoleone, Baucher - diciottenne - ritornò a Versailles, dunque, la sua prima formazione avvenne dai 14 ai 18 anni più o meno come Pluvinel che restò a Napoli - dal Pignatelli - dagli 11 ai 17 anni, età nella quale più facilmente si impara e si radicano definitivamente le passioni umane.Il giovane, ormai, aveva l’equitazione nel sangue, si dice che attendesse per ore nelle strade di Versailles per veder uscire a cavallo il visconte d’Abzac il cavalcante di Luigi XV che - in seguito - diventerà capo cavallerizzo della Scuola di Versailles ai tempi di Luigi XVIII.
Il Nostro, si sposa con Antonietta Haret dalla quale ha un unico figlio: Henri; si da da fare lavorando - sempre in ambito equestre - in giro per la Francia, in particolare, prende la direzione del maneggio rotondo di Antonio Franconi a Rouen, e - nella bassa stagione - dà lezioni di equitazione, comincia a farsi una fama e spesso monta anche 9/10 ore al giorno - tra l’altro - accompagna i suoi - ormai - numerosi allievi in lunghe passeggiate nelle foreste normanne praticando quell’equitazione da campagna che è considerata dalla vulgata corrente aliena per lui.
Nel frattempo scrive il : Dizionario Ragionato di Equitazione (Rouen 1833) un’opera rivoluzionaria per il tempo, ma già sviluppa un concetto espresso dal Mazucchelli; alla voce: forze del cavallo cosi recita: Il cavaliere deve fare del cavallo uno strumento che risponde docilmente alle sue sollecitazione. L’addestramento equestre consiste nel controllo da parte del cavaliere di tutti i movimenti del cavallo, per far questo, bisogna per prima cosa eliminare tutte le resistenze/le contrazioni istintive del cavallo che dovrà rispondere solo alle sollecitazioni apprese.
Da questo concetto nasce la prima maniera di Baucher il suo primo metodo che - come vedremo - avrà una lunga e profonda evoluzione.
Nel 1834 Baucher torna a Parigi e si associa con Jules Charles Pellier il direttore del maneggio di Rue du Faubourg St-Martin ed entra in diretta concorrenza col maneggio di rue Duphot nelle mani del conte d’Aure, già capo cavallerizzo della Scuola di Versailles, il quale aveva organizzato quell’impianto comprando all’asta parte dei cavalli della scuola che era stata chiusa dopo la Rivoluzione.
Il circo, nascita della "prima maniera".
A quel tempo, Baucher si avviava alla quarantina, era nel pieno delle forze e con una solida esperienza equestre alle spalle: era di statura media, forse col busto troppo lungo rispetto alle gambe arcuate, il volto - segnato da una cicatrice allo zigomo - ricordo di una zoccolata di un cavallo - aveva un’espressione austera, un naso importante sovrastava i corti baffi alla “demi-solde”...non so bene cosa significhi ma in italiano si potrebbe tradurre: baffi alla marmittone.
Aveva uno sguardo penetrante, velato da un fondo di tristezza; il suo carattere, di natura umbratile e irascibile, peggiorò con l’età e per le numerose avversità e disgrazie che gli serbò la vita.
Il XIX secolo, quello della restaurazione della monarchia, è ancora pieno di conservatori che avevano vissuto l’ancien regime, dunque, le sue umili origini furono un grosso handicap per lui che - d’altronde - non fece nulla per nascondere le sue idee progressiste e democratiche.
La sua posizione a cavallo non era delle più belle: spalle in avanti, gambe arretrate, il capoccione piegato in avanti col mento sul gilet, l'aria concentrata e pensosa... si diceva: Baucher monta sul ventre, d’Aure sulla schiena.
Dunque, ciò che mancava a quest’uomo che aveva mezzi fisici straordinari e un talento equestre eccezionale era proprio l’eleganza a cavallo, un pò come per Oliveira che i puristi criticano per il suo assetto, ma non si fanno e non rispondono alla domanda: è meglio essere eleganti ma innaturali o seguire la propria sensibilità - il proprio "sentimento" avrebbe detto qualcuno - ed essere efficaci, rilassati e sciolti per avere grandi risultati ?
Appena nato il suo sodalizio con Pellier, Baucher pubblicò, con la collaborazione di questi: Dialoghi sull’Equitazione,(1834) un opera bizzarra e non certo memorabile.
Nel contempo stava mettendo a punto il suo metodo e sentendosi pronto pubblicò: Raccolta Completa dei principi Equestri (1837) dedicandosi principalmente al circo per farsi conoscere ancor di più nell’ambiente parigino.
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| Jules Charles Pellier |
Ottenne un ingaggio al Circo dei fratelli Franconi (Laurent e Adolphe) divenendone la stella, ma dovette dividere la fama con due eccellenti cavallerizze:Carolina Loyo e Pauline Cuzent, sorella del cavallerizzo musicista Paul il quale scrisse anche le arie musicali che accompagnavano le esibizioni di Partisan e Buridan.
In particolare, la Cuzent era davvero brava e per non creare attriti si decise che la serata fosse chiusa da Baucher i giorni dispari e dalla Cuzent i giorni pari, infatti - allora come oggi - spettava alla vedette chiudere lo spettacolo.
Questo fu forse il periodo più felice per il Nostro, tutta Parigi accorreva a vedere il suo spettacolo; Partisan e Buridan erano considerati alla stregua di artisti famosi e le loro esibizioni erano recensite sui quotidiani della capitale francese
http://calmoinavantiedritto.blogspot.it/2011/12/dalle-cronache-quotidiane-baucher.html
d’altronde lui non si concedeva alla platea, si comportava esattamente come quando lavorava - all’alba - solo in maneggio.

In pubblico era imbarazzato, forse era timido, pare che Laurent Franconi, si fosse impegnato - con scarsi risultati - ad insegnargli a salutare il pubblico togliendosi il cappello secondo le regole dello spettacolo.
Sono di questo periodo i suoi famosi "passi a due" (lui su Partisan e Caroline Loyo su Rutler) e il celebre addestramento in 27 giorni e della conseguente presentazione in pubblico di Gericault un lallo ritenuto indomabile, tutto nacque...no, per il momento sospendo il racconto e apro una prima parentesi dando voce ai suoi detrattori.
Cominciano le critiche al suo metodo.
Baucher era ben consapevole dei sentimenti che suscitava, e sapeva che lo accusavano di pratiche turpi, infatti, sorsero dicerie sul suo metodo, sui trucchi e gli artifici che il nostro avrebbe adottato per otteneree quelle strabilianti andature.
Sentiamo come il Maestro si confida col Generale: ...dicono che droghi i miei cavalli, che non li faccia dormire, che li appenda al soffitto con delle tirelle...tutto questo per non ammettere che tutto ciò non è altro che il frutto di un lavoro costante, della mia mano e delle mie gambe.
E inoltre, in un momento di sconforto: ...non sono altro che un saltimbanco che si esibisce per 10 centesimi tutte le sere per divertire un pubblico che non capisce.
Vedete, la sensibilità e l'umanità dell'uomo, sfortunato quanto apprezzabile?
...Credo che Baucher sia stato il più straordinario genio equestre mai esistito. Così chiude questo brano il generale L'Hotte nel suo celebre libro: "Un Officier de Cavalerie".
I suoi detrattori insinuavano che avesse copiato il suo metodo da Mazucchelli e da Hünersdorf: un cavallerizzo tedesco del settecento, ma anche se fosse vero, chi si ricorda di costoro ? Certo, i personaggi citati erano dei famosi cavallerizzi, probabilmente hanno intuito e scritto di qualcosa che somiglia/che può essere accumunata ai principi di Baucher, ma è stato quest'ultimo che ha sviluppato e sviscerato a fondo le sue idee.
I giudizi più pesanti e rancorosi su di lui vengono dall'altra parte del Reno in particolare Luigi Seeger scrisse un pamphlet: "Ein ernstes Wort an Deutschlands Reiter" solamente per cercare di demolire la figura e l'opera di Baucher.
Devo/dobbiamo all'onestà intellettuale del generale Decarpentry che lo ha pubblicato integralmente, se, questo trattatello è fruibile in francese - nella traduzione del comandante Dupont - "Serieux avertissement aux cavaliers d'Allemagne".
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| Steinbrecht |
Prima di cominciare ad illustrare il velenoso libretto di Seeger, bisogna dire che il maestro tedesco era un diretto concorrente di Baucher, in quanto cavallerizzo di fama ed autore di alcune pubblicazioni che in Germania fecero testo vedi: - "System der Reitkunst", vantando inoltre allievi illustri tra i quali quale Gustavo Steinbrecht.
Importanti Avvertenze ai Cavalieri Germanici.
L'acido pamphlet di Luigi Seeger.
Inizia dicendo che Baucher, cerca di colpire il pubblico ed in quello riesce benissimo, ma si chiede cosa ci sia di importante nel suo metodo e quali vantaggi possa portare alla equitazione e in particolare ai cavalieri tedeschi?
La sua analisi è spietata: il metodo B. è "un sistema chiuso" dentro il quale bisogna ingabbiare i cavalli e basta che si trascuri uno solo degli elementi di questa catena che crolla tutto l'assieme.
Le presunte originalità inventive, le "invenzioni" di Baucher vengono liquidate come "l'elevazione a principi" di vecchi reiterati errori e fraintendimenti della scuola napoletana e dei dettati del Newcastle.
Ammette che - bontà sua - la sola novità veramente originale del metodo B. è di aver codificato scientificamente nel suo lavoro: "il soffocamento dell'impulso naturale del cavallo".
Purtroppo - continua il nostro - i direttori di circo hanno constatato che la presentazione in pista di cavalli cosi addestrati (meccanicizzati li chiama), riempiono la platea e sopratutto le loro casse decretando così il successo di quel metodo.
Giudica il pubblico: - incompetente, ignorante, di bocca buona ma "sovrano" in quanto allarga i cordoni della borsa e paga per lo spettacolo. (Questa affermazione è di una modernità sconvolgente, nulla è cambiato, vedi culi e tette e pacchi e carrambate alla TV... vedi le straminchiate che si somministrano ai lallisti di tutto il mondo).
I veri intenditori di equitazione non vanno a cercare al circo i cavalli di scuola o i cavalli perfettamente addestrati, perchè la ristrettezza della pista e la sua forma circolare e l'assenza di angoli non permette un buon addestramento e tanto meno una esecuzione perfetta dell'alta scuola.
"Abbiamo visto Baucher esibirsi a Berlino, abbiamo rimarcato la sua maestria, e prima di passare ad un esame serrato del suo metodo è il caso di descrive le impressioni immediate alle esibizioni alle quali abbiamo assistito tutti i giorni al circo Dejean di passaggio nella città tedesca."
Le sue gambe perennemente attaccate ai fianchi dell'animale, il busto rigido alla ricerca tormentata di un equilibrio così lontano dalla "nobile prestanza e dalla spigliata sicurezza dei cavallerizzi della vecchia buona scuola.
Ma lasciamo perdere questa prima impressione e concentriamoci sull'esame del nuovo metodo e a quali scopi è deputato. Vederlo lavorare ha confermato la mia impressione, che cioè: il signor Baucher toglie ogni impulso ai suoi cavalli.
Essi non sono "nelle redini (sulla mano)", perciò mancano di "rispetto alle gambe" e manifestano questo difetto con lo sferzare della coda.
Il "arriere-main" è totalmente fuori dalla posizione che permette ai posteriori di funzionare come molle. L'abbassamento della "avant-main", toglie ogni libertà alle spalle, smorza tutta l'energia nell'elevazione degli anteriori e leva tutta la sicurezza alle andature.
Questi difetti sono evidentii in tutte le andature presentate dal signor Baucher.
Al passo e al trotto gli anteriori sono fiacchi, le spalle cadono e i posteriori sono trascinati "a rimorchio" invece di essere impegnati in una vigorosa spinta.
Le articolazioni non sono elastiche perché le loro molle non vengono caricate nel loro lavoro.
Queste penose reazioni del trotto incantano lo spettatore perché la posizione del signor B. da al sua assetto una certa fissità e sono ammortizzate dal cavaliere, il quale - per altre ragioni - lavora con le redini a festone. Lo si vede raramente cercare il contatto e se lo fa lo trova ad intermittenza usando frequentemente la destra sulla redine di briglia per "pianoter" (espressione di B. sarebbe: - tamburrellare suonare il pianoforte...credo) per sopperire alla mancanza di contatto del filetto.
Perciò il signor B. evita di lavorare a lungo al trotto e preferisce il galoppo col quale può più facilmente ingannare il pubblico.
Noi altri, CAVALIERI SERI, (tedeschi aggiungo io) che attribuiamo più importanza al valore artistico intrinseco del lavoro piuttosto che alla sfavillante apparenza, consideriamo in linea di principio il trotto come "LA MADRE DI TUTTE LE ANDATURE", dalla correttezza di questa dipende la bontà o la mediocrità delle altre.
Pertanto, il galoppo presentato da B. non può essere che difettoso...e in effetti lo è !!

I suoi cavalli trainano al trotto invece che spingere, saltellano al galoppo invece di rimbalzare; tutto ciò proviene dal fatto che il signor Baucher ignora completamente le flessioni della articolazione della grassella, le sole che permettono di sviluppare l'elasticità dei garretti.
Da ciò proviene anche il fatto che i cavalli di B. galoppino sulle spalle, e che la groppa resti costantemente alla stessa altezza perchè impossibilitata ad abbassarsi per l'insufficiente flessione della grassella.
Ora, l'impegno dei posteriori è il fattore essenziale per la riunione e la leggerezza, i cavalli di B. non lavorano riuniti, ed in ogni caso mancano di impulso che è sostituito - a volte - con l'acrobazia.
Il signor B. usa nei cambiamenti di direzione la mano e la gamba esterni così che le piroette sono piuttosto delle "virate" irregolari; da noi, il cavallo e invece preparato con la mano e la gamba interni, in maniera tale che l'avantreno entri gradatamente nella volta cosa che il signor B. non fa all'inizio della girata, sopperendovi, in seguito, spostando il suo corpo di lato e all'interno. Per i cambiamenti di piede, il signor B. è conosciuto dai profani per l'esecuzione dei cambiamenti "al tempo".
Noi non li facciamo! e gli lasciamo molto volentieri queste forzature!
Per noi , il galoppo è un'andatura essenzialmente rimbalzata, dunque, i cambiamenti pretendono delle mezzefermate per riunire, prima di ricominciare a galoppare sull'altro piede.
Per LUI, il galoppo è un'andatura di "corsa" e i cambiamenti possono essere ottenuti immediatamente; esercizio che può stupire la gente ma che contribuisce fortemente a rendere il galoppo ancora più difettoso.
In effetti la "scoperta" del signor B. non è altro che un "ambio galoppato".
Gli auguriamo buona fortuna nell'uso di quest'aria per conservazione dell'integrità i suoi cavalli.
Attenzione, ricordo al "pubblico pagante" (adesso sapete da dove è tratta questa mia ricorrente citazione), ma sopratutto a me stesso che Seeger era un cavallerizzo di fama con un'esperienza ed una cultura alle spalle di tutto rispetto; "ambio galoppato" dinamicamente è una descrizione ineccepibile e molte considerazioni sono sensate.
Gericault.
Ecco la vicenda raccontata dal Generale nel suo "diario":
Gericault era un puledro di tre anni di proprietà di lord Seymour, aveva disarcionato parecchi cavalieri dei più stimati.
Il suo carattere difficile e le sue difese erano tali che il suo proprietario, aveva scommesso che nessun cavaliere sarebbe stato capace di restargli in sella per un giro del Bois de Boulogne: la posta in gioco era Gericault stesso.
La scommessa fu vinta dal conte Lancosme-Brèves ed è raccontata dettagliatamente dal barone d’Etreillis nel suo libro : « Cavallerizzi e Cavalieri » e ne « La Vita Sportiva » dell’Agosto 1884.
La relazione del barone d'Etreillis fu modificata in alcuni punti da un testimone della scommessa: Maxime Gaussen , autore di alcuni articoli apparsi sulla «Revue des Haras » rispettivamente nell’ Aprile e Novembre 1884 e nel Gennaio 1885.
Troverete questi documenti nella mia biblioteca ma, siccome le premesse della scommessa non sono riportate, le espongo qui come de Breves stesso me le ha raccontate.

Una sera, al circo - Baucher, terminata l’esibizione, stava raccogliendo gli applausi che ogni giorno gli tributavano - c’era Lord Seymour , uno dei suoi denigratori: si trovava presso il passaggio per le scuderie, in mezzo ad un gruppo di appassionati tra i quali figurava de Brèves.
Quando Baucher fece piede a terra, lord Seymour disse ad alta voce che aveva nelle sue scuderie un purosangue di tre anni sul quale lo stesso signor Baucher, malgrado il suo talento, non sarebbe riuscito a restare in sella, e che era pronto a scommetterci su.
Allora, si fece avanti de Bràves dicendo che non c’era bisogno di disturbare il Maestro per quella scommessa ad accettarla era sufficiente un suo allievo…lui. La scommessa fu formalizzata come la riporta Maxime Gaussen. Per un attimo de Brèves si pentì di essersi così esposto, perché sua moglie era incinta e in caso di incidente le conseguenze per la sua famiglia potevano essere assai spiacevoli. Ma la riflessione arrivava troppo tardi, « il dado era tratto », la sfida fu accettata e vinta.
Il vincitore regalò Gericault a Baucher, dicendogli molto signorilmente che solo grazie ai suoi consigli aveva potuto vincere la scommessa e che la reputazione del Maestro si sarebbe accresciuta se avesse addestrato e fatto esibire in pubblico quel cavallo considerato veramente « infame ».
In realtà De Brèves restò in sella grazie alla sua forte tenuta di gambe, perchè le dure difese messe in atto da Gericault durante il giro del Bois de Boulogne non poterono essere eliminate che solo parzialmente. Tuttavia, se è vero che restò in sella, è probabile che le difese del cavallo sarebbero riprese energicamente al momento di cominciare il lavoro con Baucher, perchè il cavaliere – dopo la scommessa - non si preoccupò più di montarlo e non impose al cavallo neppure la minima educazione. A sorprendere, in questa vicenda, fu il fatto che Gericault venne presentato in pubblico dopo ventinove giorni di addestramento e non diede segni di difesa nè commise errori; ciò malgrado la luce dei lampadari, il rumore dell’orchestra e gli applausi del numerosissimo « pubblico pagante » .
Certamente, niente avrebbe potuto provare meglio la validità dei metodi, il valore dell'addestramento e l'evidenza del talento incomparabile di Baucher.
Durante questi 29 giorni di addestramento, Gericault – la cui miglior qualità era la resistenza – fu montato due o tre volte al giorno. Per il Maestro, Gericault fu il cavallo più difficile da presentare in pubblico: Baucher mi confidò di essere stato molto emozionato la prima volta che lo montò sotto le luci e tra i rumori...
Il lavoro, che gli fece fare quella sera fu sicuramente semplice, anche breve, ma assolutamente corretto. Numerosi testimoni concordarono nel constatarlo, tra le schiere dei sostenitori e degli avversari dichiarati di Baucher, che “aguzzando gli occhi” spiavano tutti imovimenti del cavallo, c’erano ovviamente anche Lord Seymour e il conte d'Aure.
Quella sera, si celebrò un memorabile trionfo per il grande artista.
Benchè non presentasse più alcun problema sotto l’abile mano di Baucher, Gericault ancora per molto tempo non potè essere considerato come un cavallo per tutti, infatti, una mattina - che era montato da Pauline Cuzent - spaventato dalla chiusura improvvisa di una tenda, prese la mano alla famosa cavallerizza che non lo potè fermare se non dopo un numero incalcolabile di vorticosi giri di pista.
Baucher, un lallista?
Ora, il periodo nel quale operò Baucher – il più grande cavallerizzo di ogni luogo e di tutti i tempi – probabilmente corrisponde al massimo sviluppo dell'arte equestre ma nel contempo corrisponde alla nascita dell'equivoco meccanicista sulla psicologia animale e in particolare su quella equina”.
Purtroppo, si va avanti per pregiudizi e per luoghi comuni: “cartesianesimo”, “meccanicismo”, “cavalli come burattini”, “manovrati con corde e fili”, “portati alla ragione attraverso l’impedimento del sonno”, “trattati con droghe segrete”… queste furono le accuse fatte a Baucher fin da quando si presentò - dirompente - nel quadro equestre del tempo, e - ancor oggi - molti lo guardano con sospetto... la classe, il genio, l’eccentricità da fastidio, non è compresa dal popolo pecorone.
Oggi imperversa il lallismo, si è rafforzata la tendenza ad antropomorfizzare gli animali con conseguenti “pipponi” pazzeschi sulla relazione, sulla etologia, sulla psicologia, sul condizionamento operante dello lallo, tecniche studiate a tavolino che ci hanno allontanato da un contatto vero, spontaneo e “naturale” dai nostri “compagni di viaggio su questo pianeta”.
Lallismo che così si esprime: il mio lallino amoroso e dudu dadadà, l’amico cavallo, il mio compagnuccio pelosetto, la relazione zooantropologica della beata minchia ecc. ecc. ai tempi, non esisteva.
Tuttavia, nostri nonni pur usando gli animali come motore del loro sviluppo, e cibandosene - come facciamo tuttora noi oggi - li rispettavano e li amavano per quello che erano, ci si affezionavano ma non li antroporfomizzavano e ognuno teneva i propri ruoli.
Addirittura, nei popoli primitivi, piuttosto che antropomorfomizzare gli animali, più sovente è l’uomo che li sacralizza e si animalizza lui stesso. Il selvaggio non eleva la pantera al rango di uomo, ma si fa pantera lui stesso. Come il bimbo, che gioca a fare il gatto, s’immedesima di esser gatto a tutti gli effetti. (Margherite Yourcenar)
Da questo splendido concetto bisogna partire per comprendere il percorso di Baucher e il suo lungo e lento tentativo di trasformarsi in cavallo, la sua metamorfosi; lo testimoniano i suoi "dialoghi sull'equitazione", il Nostro cerca di "equinizzarsi" per entrare nella psiche del cavallo in maniera che questi comprenda meglio le sollecitazioni che riceve:

le cheval:Il faut trouver le moyen de rendre intelligibile ce qu’on veut nous apprendre et, comme le voit Toute-Puissance, ce messieurs ne s’en donnet guère la peine. Quand aux coups de pied, il me semble toujours voir de palefreins brutales qui me fouttent les jambes, et la peur rend sujet aux méprises: - chat échaudé craint l’eau froid.
Le Dieu: - Eh bien, messier cavalier, que pensez-vous de pareils arguments ? Il me semble qu’il rendent la replique difficile.
Le cavalier: - je ne savait pas qu’il fallut de semblables procédés avec un animal dont la condition est l’esclavage, que manque d’intelligence doit soumetre à tous nos caprices.
Le Dieu: - Etes vous bien sur de ce que vous avancez là? Mais, admettant que le Cheval soit moins intelligent que vous, n’est.ce pas une raison pour employer cette meme intelligent, don’t vous accordez la possession esclusive, a lui faire connaitre ce que vous desirez? Mais avant de aller plus loin, tenez-le pour bien dit, et n’oubliez pas jamais que le Cheval est doué de facultes intellectuelles que votre vanité seule vous empeche de reconnaitre, et enfin, parce qu’un drap est moins fin qu’un autre, ce n’en est pas moins du drap.
La amara storia del terribile incidente.
Da : - Cavallerizzi e cavallerizze, la storia del circo in Europa (dal 1680 al 1891
Ci sono in giro differenti versioni riguardo il terribile incidente occorso a Baucher, dunque, crediamo di fare una cosa "buona e giusta" pubblicando la lettera inviata dal signor Gatayes - uno degli allievi del maestro - al signor Chapus caporedattore de: - "Sport".
Parigi. 14 Marzo 1855
Ieri, sono andato a "rue Pigalle" a trovare il mio caro amico e maestro Baucher, con questa mia, mi pregio darle notizie sulle condizioni del ferito e dei ragguagli riguardo la dinamica del terribile incidente, che sarebbe potuto costare la vita all'uomo il cui nome è legato - nella storia equestre - al XIX secolo, al passato e al futuro dell'equitazione.
Parigi. 14 Marzo 1855
Ieri, sono andato a "rue Pigalle" a trovare il mio caro amico e maestro Baucher, con questa mia, mi pregio darle notizie sulle condizioni del ferito e dei ragguagli riguardo la dinamica del terribile incidente, che sarebbe potuto costare la vita all'uomo il cui nome è legato - nella storia equestre - al XIX secolo, al passato e al futuro dell'equitazione.
Malgrado i dolori del corpo martirizzato dalle fratture e dalle ferite, il celebre Maestro mi accolse tendendo la mano e sorridendomi; nonostante il suo stato, mi volle illustrare l'accaduto. Questo è il riassunto di quel racconto fatto senza aggiungere o togliere nulla.
"Giovedì scorso, alle due e mezza, Baucher fece portare nel maneggio una giumenta di 4 anni che stava preparando per il circo.
Aveva fatto allontanare il palafreniere perché la cavalla si abituasse ad esser montata senza la vicinanza di un aiuto; Baucher prese - con la mano sinistra - un ciuffo della criniera e mise il piede alla staffa.
In quello stesso istante si sentì un terribile "crack"... la giumenta - con un salto violento - scappa dalle mani del cavaliere e soffiando rumorosamente si allontana mentre Baucher "va per le terre".
Il Maestro - sul momento - non capisce cosa sta accadendo, per caso, alza gli occhi e vede l'immenso lampadario a gas del circo "Napoleon" - pesante più di 10.000 kg - staccarsi dalla volta e precipitargli addosso.
Il tonfo, non gli dette il tempo di fare alcun movimento... la morte, la morte sicura !!
Per uno di quei fenomeni misteriosi che sfuggono alla ragione e alla comprensione, in quella frazione di secondo - intercorsa tra lo staccarsi del lampadario e il suo impatto per terra - il tempo per Baucher - che rimase sempre nel pieno delle sue facoltà mentali - si dilatò, diventò una lunga e tranquilla agonia durante la quale pensò agli amici che lasciava, a come lo avrebbero ricordato e a come lo avrebbero dimenticato, rivide i suoi cari da tempo scomparsi... le sue illusioni, i suoi ricordi, le sue speranze, le sue meditazioni sortirono tutte dalla memoria - in quell'attimo supremo - lucide e precise.
Ma accade qualcosa di straordinario: il lampadario cadde sbilanciato da un lato, dunque, una parte raggiunse per prima il suolo e vi si conficcò profondamente e mentre l'altra rimase relativamente sollevata pur travolgendo - ovviamente - Baucher steso per terra.
In mezzo ai ghirigori di ferro battuto, in mezzo ai tubi del gas, in mezzo ai candelabri, in mezzo ai paralumi dell'enorme plafoniera, c'era un piccolo spazio vuoto dove capitò - per un irripetibile caso - la testa di Baucher che non si fece un graffio, per il resto: un "macello".
Tutto il personale del circo presente nei paraggi era accorso al terribile schianto, Baucher, sempre presente a se stesso li incitò: - " Eh bien !! Qu'est-ce que vous faites? Alle-vous me laisser là ?" - Eh allura!! Ch'minchia state a fari ? M'aviti lassari c'à sutta ? ... questo avrebbe detto Baucher se fosse stato siciliano !
Unendo le forze di tutti i presenti, si riuscì a sollevare l'enorme marchingegno, Baucher, una volta liberato cercava di raccapezzarsi: il suo piede sinistro - tutto storto - era accanto la testa, la gamba aveva perduto la sua forma naturale, lentamente la prese con le mani e la riposiziona in avanti "diagnosticando": "Pour celle-là, mon affaire est claire elle est brisée au moins en quatre!" - "cazzo! deve esser rotta in almeno quattro punti!"...nel frattempo arrivò il dottor Gery, uno dei medici del circo, ad un primo esame, la gamba sinistra - che sembrava la più malconcia - non presentava fratture, mentre la destra era stata "maciullata" vicino al piede.
Aveva contusioni e ferite su tutto il corpo, ma la frattura al piede - assai brutta - era il danno più importante.
Baucher, volle che la frattura gli fosse ridotta sul posto, poi - su di una barella - fu trasportato a casa dove fu tenuto avvolto per alcune ore in coperte riscaldate per fargli riprendere calore. Rifiutò qualsiasi consulto, per la cura si affidò soltanto alle prescrizioni del dottor Guery. Tormentato da terribili dolori, praticamente non riuscì a dormire nelle prime quattro notti seguenti l'incidente, comunque, il suo stato può definirsi soddisfacente relativamente alla gravità della situazione.
Le numerosissime manifestazioni di solidarietà e di simpatia, gli addolcirono le pene della sua condizione; tutti i suoi colleghi - fautori o detrattori del suo metodo - vennero a trovarlo, quelli lontani hanno espresso la loro partecipazione con delle lettere affettuose, in particolare la numerosa missiva proveniente da Saumur, ha avuto un effetto positivo sul morale dell'infermo che certamente contribuirà - noi speriamo - alla pronta guarigione del Maestro.Ho una enorme simpatia per Baucher, già riportai la descrizione che fece il Generale del suo povero funerale al cimitero di père Lachaise e della successiva dispersione dei suoi resti nella "fossa comune", la stessa fine che fece la salma di Mozart: la fossa comune... è strano come i grandi, i grandissimi, a volte facciano una fine triste/tristissima, forse perché il bagliore della loro grandezza acceca "gli invidiosi, i maligni e i superbi" e questo - costoro, che son tanti/tantissimi - non possono sopportarlo.
Aveva fatto allontanare il palafreniere perché la cavalla si abituasse ad esser montata senza la vicinanza di un aiuto; Baucher prese - con la mano sinistra - un ciuffo della criniera e mise il piede alla staffa.
In quello stesso istante si sentì un terribile "crack"... la giumenta - con un salto violento - scappa dalle mani del cavaliere e soffiando rumorosamente si allontana mentre Baucher "va per le terre".
Il Maestro - sul momento - non capisce cosa sta accadendo, per caso, alza gli occhi e vede l'immenso lampadario a gas del circo "Napoleon" - pesante più di 10.000 kg - staccarsi dalla volta e precipitargli addosso.
Il tonfo, non gli dette il tempo di fare alcun movimento... la morte, la morte sicura !!
Per uno di quei fenomeni misteriosi che sfuggono alla ragione e alla comprensione, in quella frazione di secondo - intercorsa tra lo staccarsi del lampadario e il suo impatto per terra - il tempo per Baucher - che rimase sempre nel pieno delle sue facoltà mentali - si dilatò, diventò una lunga e tranquilla agonia durante la quale pensò agli amici che lasciava, a come lo avrebbero ricordato e a come lo avrebbero dimenticato, rivide i suoi cari da tempo scomparsi... le sue illusioni, i suoi ricordi, le sue speranze, le sue meditazioni sortirono tutte dalla memoria - in quell'attimo supremo - lucide e precise.
Ma accade qualcosa di straordinario: il lampadario cadde sbilanciato da un lato, dunque, una parte raggiunse per prima il suolo e vi si conficcò profondamente e mentre l'altra rimase relativamente sollevata pur travolgendo - ovviamente - Baucher steso per terra.
In mezzo ai ghirigori di ferro battuto, in mezzo ai tubi del gas, in mezzo ai candelabri, in mezzo ai paralumi dell'enorme plafoniera, c'era un piccolo spazio vuoto dove capitò - per un irripetibile caso - la testa di Baucher che non si fece un graffio, per il resto: un "macello".
Tutto il personale del circo presente nei paraggi era accorso al terribile schianto, Baucher, sempre presente a se stesso li incitò: - " Eh bien !! Qu'est-ce que vous faites? Alle-vous me laisser là ?" - Eh allura!! Ch'minchia state a fari ? M'aviti lassari c'à sutta ? ... questo avrebbe detto Baucher se fosse stato siciliano !
Unendo le forze di tutti i presenti, si riuscì a sollevare l'enorme marchingegno, Baucher, una volta liberato cercava di raccapezzarsi: il suo piede sinistro - tutto storto - era accanto la testa, la gamba aveva perduto la sua forma naturale, lentamente la prese con le mani e la riposiziona in avanti "diagnosticando": "Pour celle-là, mon affaire est claire elle est brisée au moins en quatre!" - "cazzo! deve esser rotta in almeno quattro punti!"...nel frattempo arrivò il dottor Gery, uno dei medici del circo, ad un primo esame, la gamba sinistra - che sembrava la più malconcia - non presentava fratture, mentre la destra era stata "maciullata" vicino al piede.
Aveva contusioni e ferite su tutto il corpo, ma la frattura al piede - assai brutta - era il danno più importante.
Baucher, volle che la frattura gli fosse ridotta sul posto, poi - su di una barella - fu trasportato a casa dove fu tenuto avvolto per alcune ore in coperte riscaldate per fargli riprendere calore. Rifiutò qualsiasi consulto, per la cura si affidò soltanto alle prescrizioni del dottor Guery. Tormentato da terribili dolori, praticamente non riuscì a dormire nelle prime quattro notti seguenti l'incidente, comunque, il suo stato può definirsi soddisfacente relativamente alla gravità della situazione.
Le numerosissime manifestazioni di solidarietà e di simpatia, gli addolcirono le pene della sua condizione; tutti i suoi colleghi - fautori o detrattori del suo metodo - vennero a trovarlo, quelli lontani hanno espresso la loro partecipazione con delle lettere affettuose, in particolare la numerosa missiva proveniente da Saumur, ha avuto un effetto positivo sul morale dell'infermo che certamente contribuirà - noi speriamo - alla pronta guarigione del Maestro.Ho una enorme simpatia per Baucher, già riportai la descrizione che fece il Generale del suo povero funerale al cimitero di père Lachaise e della successiva dispersione dei suoi resti nella "fossa comune", la stessa fine che fece la salma di Mozart: la fossa comune... è strano come i grandi, i grandissimi, a volte facciano una fine triste/tristissima, forse perché il bagliore della loro grandezza acceca "gli invidiosi, i maligni e i superbi" e questo - costoro, che son tanti/tantissimi - non possono sopportarlo.
Le due "maniere" di Baucher
Nella realtà, c'è una sola maniera di Baucher, la sua cosidetta "seconda" maniera, è frutto dalla sua instancabile ricerca che lo ha portato ad una successione ininterrotta di scoperte che han fatto di lui un innovatore di una fecondità senza pari (L'Hotte).
Bisogna sottolineare che questa ricerca del meglio del perseguire l'ideale ad ogni costo, non sono le sole ragioni che hanno determinato questa evoluzione progressiva, dunque, oltre l'ossessiva ricerca, la voglia di provare, di avvicinarsi all'ideale, certamente, questa evoluzione è dettata anche dalla consapevolezza che il suo metodo era inaccessibile alla grande maggioranza di cavalieri comuni, quindi, ci fu un consapevole notevole sforzo di semplificazione proprio in questo senso; naturalmente, il terribile incidente mortificò la potenza dei suoi aiuti e contribuì non poco a modificare il metodo elaborato in precedenza.
In buona sostanza, Baucher intervenne cambiando i mezzi attuativi nella seconda maniera lasciando intatti i principi e lo spirito del suo metodo.
I principi di base di Baucher sono: "la messa in mano" e "l'effetto d'assieme", tali erano nel 1842, tali restarono nel 1864, ma i metodi per ottenere gli uni e gli altri saranno modificati nella loro natura, nella progressione e nella misura della loro applicazione.
Lo sgravio del peso dell'anteriore, per giungere alla messa in mano che - era ottenuto nella prima maniera col "ramener - è ora ricercato partendo dal "rilevamento dell'incollatura" che - come il ramener e forse in maniera più facile e completa - ottiene la trasposizione del peso dagli anteriori ai posteriori.

L'incollatura rilevata unita alla masticazione (mascella mobile), provoca la stessa leggerezza evitando la costrizione del ramener... tutt'alpiù tenendo un ramener appena accennato anche in ragione del fatto del raccorciamento del "braccio di leva" risultante dal sollevamento dell'incollatura e dall'alleggerimento dell'avantreno. E' chiaro che il sollevamento dell'incollatura si ottiene molto più facilmente e più rapidamente che con il ramener, dunque, il cavaliere è messo in condizione di accedere velocemente ad un importante risultato: la posizione d'assieme già di per se ampiamente sufficiente a tutte le necessità dell'equitazione pratica.
Naturalmente, il piego, rimane indispensabile per padroneggiare un cavallo difficile e per affrontare le difficoltà dell'equitazione artistica, addirittura combina il ramener (l'incassatura della testa) col sollevamento dell'incollatura giungendo al ramener outré, come vediamo di seguito.
Da allora in poi, Baucher rinuncia ad attirare progressivamente - attraverso le flessioni - il naso del cavallo verso il petto e fa l'esatto contrario...... spinge il corpo del cavallo verso la testa, questo fatto provoca gradatamente anche il piego, questo fatto rimarca due cose: la riprova dell'ottenuta "souplesse" generale del cavallo, e l'inizio graduale della riunione.
Per l'effetto d'assieme, i mezzi per ottenerlo sono modificati soltanto nell'usare delle precauzioni più raffinate per abituare il cavallo agli attacchi di sperone e per l'uso eventuale del capezzone qualora il cavallo si difendesse durante questa progressione.
(Nota di pp: - l'uso indiscriminato dell'effetto d'assieme mette facilmente il cavallo indietro la mano - si difende indietreggiando... diventa ramingo).
Inoltre. Baucher elimina l'effetto d'assieme come uso normale/abituale e lo relega - giustamente - come "ultima risorsa" per riottenere la leggerezza o quando le resistenze e le difese fossero divenute "psichiche", dunque, d'ora in poi Baucher assegna all'effetto d'assieme il compito di "ultima spiaggia" per ripristinare l'obbedienza del cavallo.
E' la mano che - nella "seconda maniera" - è incaricata nello stabilire la leggerezza, Baucher indica due modi:
- ...la mezza fermata, quando ci accorgiamo che il peso è troppo spostato in avanti,
- le vibrazioni sulle redini...(il tamburrellamento, le tensioni, il tremolio, il suonare il pianoforte, lo spugnare o come minchia volete chiamarlo..) per eliminare le contrazioni muscolari.
Mani senza gambe, gambe senza mani.
Anche i più sprovveduti di noi, possono intuire che la più grande difficoltà equestre sta nell'impiego simultaneo degli aiuti, c'è una frase celebre di Baucher: il concorso degli aiuti, (l'uso simultaneo degli aiuti) porta spesso a far pagare all'uno gli sbagli dell'altro.
La formula "magica": mani senza gambe e gambe senza mani elimina di colpo tutte le occasioni di conflitto e di disaccordo.
Le mani regolano ed indicano l'azione, le gambe hanno la sola funzione propulsiva, va da se che quando tutto ciò viene ottenuto le azioni vanno cessate, se c'è bisogno - in caso di esitazione o di pigrizia - è bene confermare l'effetto delle gambe per mezzo di "attacchi di sperone" isolati ma decisi.
Per il cavaliere normale, l'applicazione di questa formula è veramente semplificata e la garanzia di riuscita è considerevole.
Per il cavallerizzo, i vantaggi della "seconda maniera" sono ancora più importanti.
In tutto il lavoro di scuola non riunito, dove la precisione dei movimenti costituisce la vera qualità dell'addestramento, l'impiego isolato degli aiuti mette crudelmente in luce gli eventuali difetti, mentre il concorso simultaneo degli stessi fa "annegare" questi difetti nella confusione delle azioni e dei loro effetti. Allorchè, lo stesso aiuto è usato isolatamente, è evidente che sarà il solo responsabile dell'eventuale disordine provocato, e dunque abbisognerà di una correzione adatta per porre i ripari, correzione che sarà in seguito evitata e darà la misura dell'esperienza e dei progressi dell'abilità del cavaliere. Per esempio, le indicazioni isolate di una redine, una volta divenute delicate, esattamente imposte e perfettamente misurate portano l'azione della mano impiegata ad una finezza, chiarezza e destrezza che l'impiego simultaneo delle due redini, delle due gambe - col sistema di compensazioni e di compromissioni necessarie - impedisce di scoprire e tanto meno di acquisire.
Quando, in seguito, la ricerca della riunione abbisognerà dell'azione simultanea della mano e delle gambe, la finezza delle loro azioni acquisita in precedenza con il loro uso dissociato, mette a disposizione del cavallerizzo una gamma di sfumature che permetteranno - non solo di evitare le dissonanze - ma di ottenere un'armonia perfettamente accordata.
Abbozzata nella 12° edizione, nel 1864, la nuova maniera viene precisata nella 13° edizione del 1867.
Essa viene esposta con tutti gli sviluppi validi per ogni tipo di equitazione nel 1870 (anche per la campagna) nel: - "Gli ultimi insegnamenti di Baucher" pubblicati dal generale Faverot de Krebecht.
Quest'opera ammirevole per precisione e chiarezza, è data alle stampe solo nel 1891, non è sbagliato pensare che - malgrado la fedeltà a l'insegnamento del Maestro - l'esperienza personale del Generale, costruita su oltre vent'anni di pratica della "nuova maniera", abbia contribuito a perfezionare gli ultimi dettati di Baucher.
La progressione semplificata della "ultima maniera" e offerta in maniera ridotta ma sufficiente per la preparazione del cavallo da "esterno" e mirabilmente descritta dal De Krebecht nella pubblicazione del 1907 ed intitolata: - "Dressage du cheval de dehors", bisogna dire che prima di Krebecht, Lenoble du Teil, altro storico baucherista, aveva trattato lo stesso tema (equitazione al'aperto) ma meno dettagliatamente.
Baucher e l'equitazione da campagna.
"Chi può fare il massimo, può fare anche il minimo".
Così rispondeva Baucher a chi gli imputava il fatto che non lavorasse i suoi cavalli in campagna, all'aperto. A parte il fatto che sappiamo che da giovane, Baucher accompagnava i suoi allievi in lunghe passeggiate, sarebbe come criticare la Fracci perché non andasse a danzare il valzer e la polka nelle balere di Sassuolo o Poggibonsi.
L'equivoco che si è trascinato stancamente - per sentito dire - fino a noi: Baucher non sapeva montare in campagna, odiava il lavoro all'aperto.
Falsa la prima affermazione, per la seconda faccio rispondere alla Fracci: "adoro la mazurka, la ballo benissimo, ma dato che sono impegnata a prepararmi per "Gisele", non ho il tempo e la voglia per dedicarmi alla mazurka e al fox-trot".
Abbiamo lasciato Baucher veramente malconcio dopo il terribile incidente, dopo una lunga e dolorosa convalescenza, si rimise in piedi ma non recuperò mai del tutto la piena forma fisica, comunque, fino al 1870, Baucher continuò ad insegnare, la direzione del circo gli passava una piccola pensione e continuava a mantenere i suoi cavalli e a lasciargli libera la pista per una parte della mattinata per dare lezioni e per lavorare i suoi cavalli.
Nel pomeriggio dava lezioni, in differenti maneggi di Parigi, dove aveva ugualmente altri cavalli in pensione. Non si impegnava più in corsi collettivi salvo che per qualche gruppo di ufficiali di truppe d’elite. Sceglieva tra i suoi allievi quelli che erano particolarmente dotati che iniziava alle difficoltà dell’alta scuola. Montava ancora a cavallo, ma si affaticava molto presto e non presentava più spettacoli. Preparava per il circo solo alcuni cavalli di proprietà di cavallerizzi e cavallerizze che glieli affidavano e portava alle difficoltà dell’alta scuola solo quei cavalli che gli erano necessari per l’istruzione dei suoi allievi di alto livello. Si limitavano a sperimentare le sue nuove idee usando i suoi allievi preferiti, come L'Hotte o come cavalieri confermati e dallo spirito aperto come il signor Sainte-Reine.
Ma anche quando era in piena forma usava questo metodo, la sua sperimentazione era precisa e analizzava le sue scoperte minuziosamente, dopo di che, molte venivano abbandonate perchè troppo difficili da applicare dai suoi allievi.
Baucher insegnante.
Seguiva i suoi allievi e li studiava come faceva coi cavalli si adattava a loro non pretendeva il contrario... parco di parole, secondo L'Hotte; prodigo di consigli e suggerimenti secondo Caron e Rul:
Questa apparente contraddizione si spiega col differente rapporto avuto con L'Hotte, dotatissimo di suo per l'equitazione col quale il Maestro aveva un rapporto privilegiato, esclusivo ad alto livello, dunque, L'Hotte - perché impegnato altrimenti - non potè assistere come spettatore alle lezioni che B. dava normalmente; mentre, Caron e Rul - facendo parte a lungo, in maniera integrante, dell'entourage di Baucher - poterono assistere alle sue lezioni, di diverso livello, fatte a cavalieri diversamente dotati. Dunque, cercava di adattare le sue lezioni alle differenti personalità e alla differente preparazione dei suoi allievi ai quali lasciava comunque uno spazio di ricerca ed indipendenza personale e non disdegnava il confronto con alcuni di loro: uno per tutti, L'Hotte, appunto.
Questi - cavaliere ed esecutore eccezionale - fu un pessimo insegnante, il fatto fu dovuto principalmente al carattere del Generale: schivo, scostante, gelido, duro; tant'è che i suoi sottoposti lo chiamavano "in petto" (in italiano nel testo sta per di nascosto) oltre a "le gant de fer"... "la lumiere sous le boisseau"..."le sublime muet".
Naturalmente, la maggior parte degli allievi di Baucher erano già cavalieri confermati, e, fatta salva una piccola elite di appassionati dilettanti, per il resto si trattava di professionisti, sia militari che civili. Gli allievi militari erano praticamente tutti dei giovani ufficiali che avevano già frequentato i loro corsi base a Saumur, avevano una certa esperienza di addestramento per l'uso militare del cavallo e poco più; mentre tra i civili, Baucher trovò molti cavallerizzi sia di scuola francese che straniera, con una solida cultura equestre alle spalle e con anni di esperienze di insegnamento.
Dunque, la platea dei suoi allievi era assai eterogenea si capisce così il perché delle differenti interpretazioni ed evoluzioni che seguirono i suoi insegnamenti in mano ai suoi discepoli. A parte le oggettive difficoltà, gli ostacoli alla diffusione del suo metodo furono questi: per i militari era impossibile dare lezioni individuali o ad un numero ridotto di allievi e va da se che il metodo di Baucher non si adattava affatto all'insegnamento collettivo.
Nei maneggi civili, fu ancora peggio poiché si trattava fondamentalmente di mettere in sella dei "cavalieri della domenica" che potevano vivere benissimo senza conoscere Baucher.
In definitiva, solo una selezionatissima parte di cavalierii poteva accedere al metodo istruita e seguita dai: "Professeurs d'Equitation" così chiamava Baucher i suoi allievi cavallerizzi che avevano acquisito il suo metodo.
Prima di chiudere è doveroso accennare ad alcuni aspetti importanti del suo "viaggio terrestre", li trovate cliccando sui titoli sotto :
La Morte.
Siamo alla fine del Secondo Impero, poco a poco, la sua salute peggiorò. Le sue ferite, che non avevano mai cessato di farlo soffrire, spesso lo privarono del tutto del sonno.
Si appesantì, tant’è che dovette usare una carrozzella per spostarsi a dare lezioni. Montava a cavallo molto raramente, qualche istante, per dare dimostrazioni ai suoi allievi.
La sua vista – mai stata eccellente – si abbassava di giorno in giorno, e gli causava dei mal di testa insopportabili.
I Comunardi assassinarono il generale Thomas, suo sincero amico, perse così, un importante appoggio politico che - fino ad allora - non gli era mancato.
Le cateratte agli occhi peggiorarono e solo una di queste fu operabile; alla fine del 1871 era praticamente cieco e l’anno seguente fu per lui un calvario di sofferenze inaudite.
Privato della piccola pensione e dai ricavi delle sue lezioni, gli restava lo stretto necessario col quale, rispondeva persino alle richieste di danaro di suo figlio che - nella vita - aveva fatto niente di buono.
L’inizio del 1873, lo vide ancora più debole, ormai la morte era vicina… l'uomo era rassegnato e sereno. La “rappresentazione” dei suoi ultimi giorni ci è stata descritta pietosamente dal Generale L’Hotte nei suoi “souvenirs”… qui conviene lasciare la parola al fedele discepolo prediletto del grande Maestro: ...avevo visto il 28 Febbraio, il 7 Marzo tornai alla "rue Amelot".
Baucher era coricato, la voce era meno flebile del solito, mi sembrò un pochino migliorato...un miglioramento ingannatore. Mi chiese del mio reggimento, e mi partecipò ancora una volta delle sue ultime scoperte: "Può darsi che io sia riuscito un pò meglio di Lei, mi disse, perchè ho più esperienza, ma dopo aver visto, fatto, provato è sicuramente questa l'ultima parola sulla equitazione: "Le bridon ! C'est si beau !!" (nella sua ultima maniera, Baucher montava solo col filetto, ne aveva creato uno ancor oggi in produzione: filetto Baucher, appunto.Allora, prese la mia mano, le dette la "posizione della briglia", e disse...Si ricordi: sempre così e fermò la mia mano sulla posizione della sua. Mai così, e accostò le mani al mio petto. Sono felice di donarLe ancora questo prima di morire. Nel lasciarlo, lo abbracciai e la sua mano strinse affettuosamente e forte la mia. Non dovevo rivederlo che nella bara.
Alle 11, il delirio si impadronirà di lui, di tanto in tanto, per qualche istante riprendeva conoscenza.
Soffriva maledettamente e si agitava, la sua debolezza aumentava fino a spegnersi alle due della notte tra il 13 e il 14 Marzo.
Sparì a 78 anni, un grande artista ma sopratutto un perfetto Galantuomo, nel senso più pieno che si dava a questa parola in tempi ormai andati.
Il giorno 16, un piccolo corteo formato dal figlio Henri, il nipote, un non meglio identificato parente, il comandante Djion, e da L'Hotte accompagnava il feretro del più grande Cavallerizzo di ogni luogo e di tutti i tempi verso il cimitero di Père Lachaise.
Meno di cinque anni dopo la salma fu trasferita nella tranchée gratuite detta in italiano fossa comune.




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