Ecco i ritratti dei grandi Maestri dell'Equitazione. Tra questi, due mie "scoperte": il negro Tom Bass, nato schiavo che - grazie ai cavalli e al suo talento - raggiunse una posizione di assoluto prestigio nell'America becera e razzista di fine 800, e il Comandante Rousselet, un autorevole cavallerizzo, che, 200 anni prima della moda dei "sussurratori", parlava con i cavalli.

sabato 2 gennaio 2021

OLIVEIRA

 

Inizio estate dell'89, avevo qualche lira in saccoccia (che belle le lire!!) e decisi di andare a Lisbona a conoscere il Maestro, credo di essere stato - in Italia - uno dei pochi, in quel periodo, a conoscere Oliveira, avevo letto di lui su una enciclopedia e ne avevo sentito parlare - in maniera entusiastica - da una coppia di amici francesi.
Ma credo/mi illudo di averlo visto all'opera - molti anni prima - in un piccolo stadio di calcio vicino Barcellona dove si teneva uno spettacolo equestre durante una festa... o meglio: vidi un signore piuttosto imponente, in costume seicentesco, fare delle mirabilie con un grosso cavallo grigio condotto da terra, molti anni dopo, pensandoci a posteriori, poteva esser stato lui/mi sono illuso che fosse lui.
Ero appena tornato dal militare e benché amassi i lalli e andassi a cavallo fin da bambino, non sapevo dell'Alta Scuola, ero fermo a Caprilli, avevo una vaga idea della Scuola di Vienna... eppoi - in quella circostanza - erano stati i miei ormoni che mi avevano spinto in Spagna verso altri "lidi", in quell'occasione, il mio interesse verso i cavalli e l'equitazione era piuttosto diluito.

Dunque, stavo valutando, con una mia amica - che aveva un'agenzia di viaggio - le varie possibilità di spostamento: nave + motocicletta, aereo, treno; nel mentre, cercavo di raggiungere telefonicamente un mio conoscente a Parigi per avere i contatti necessari per raggiungere il maneggio del Maestro, quando - per caso - lessi un trafiletto su Cavallo Magazine dove si commemorava Oliveira: era morto da poco... che delusione, ma sopratutto che dispiacere !!

Oggi, dopo 25 anni dalla sua scomparsa, con la moda dell'Equitazione Classica, si parla molto di lui, spesso a vanvera. Per il mio piacere, beccatevi la mia traduzione di questa intervista a Bettina Drumon, una delle sue migliori e più assidue allieve; per voi che conoscete l'inglese ecco la fonte: ECLETIC HORSEMAN


Oliveira e Bettina - 1988 

Quando scompare un grande cavallerizzo, il suo talento e il suo stile personale sono irrimediabilmente perduti per sempre.
Ma se ha un erede, ci lascia una finestra aperta sul passato che ci può guidare verso il futuro.
Nuno Oliveira è stato un maestro indiscusso dell'equitazione.
Ha scelto l’equitazione non competitiva, ed ha praticato la sua arte solo per sé e per i suoi cavalli.

Bettina Drummond, ha condiviso il suo personale percorso equestre con questo grande maestro, è stata la sua allieva prediletta facendo parte del suo entourage per più 17 anni.
Attualmente ha una scuderia privata: la Pruyn Stud ad Auden Campo, in Newtown, Connecticut dove continua ad addestrare cavalli con i metodi imparati dal Maestro ed è una delle poche persone che il Oliveira ha abilitato all’insegnamento del suo metodo.
Mi sembra che lei sia, più di chiunque altro, la persona adatta a farci conoscere l'uomo e i suoi insegnamenti. Quello che segue è un'intervista alla signora Drummond su Oliveira e i suoi metodi. 

Domanda: Perché Oliveira è un Maestro, un caposcuola?
RispostaLa capacità di capire i cavalli gli ha dato una  sottile abilità nel cogliere lo stato psicologico favorevole del cavallo e approfittarne.
E' quello che alcuni chiamano tempismo, dote che è - per i buoni cavalieri - fondamentalmente una sensibilità innata.I grandi cavalieri cercano di percepire e ricreare questo “stato di grazia”  con lo scopo di sfruttarlo a proprio vantaggio.
Inoltre lui aveva un assetto fenomenale. Penso che ci siano davvero poche persone con un assetto simile.
Cioè dice: sentiva col culo cosa pensa il cavallo, e col culo lo faceva andare.
La traduzione (l'avevo sbagliata) e il commento in corsivo non sono miei, sono di Bionda una amica di forum purtroppo scomparsa.

Domanda: Quale è stato il percorso formativo del Maestro ?
Risposta: I primi insegnamenti gli furono dati dal maestro Miranda, uno degli ultimi cavallerizzi della Scuola Reale portoghese.
La tecnica di Miranda potrebbe essere fatta risalire al Maralvaa, che ha portato equitazione classica francese in Portogallo dalla scuola di Versailles al tempo di La Gueriniere.
Dunque, Miranda discende direttamente dalla scuola francese attraverso una linea ininterrotta di cavallerizzi al servizio esclusivo della Famiglia Reale Portoghese che - a loro volta - hanno formato altri istruttori: hanno fatto scuola.
Infine, il metodo è passato e venne utilizzato dai toreri a cavallo portoghesi, è così che quella tradizione si è 
mantenuta viva fino al giorno d’oggi.

Domanda: Perché Oliveira è unico?
Risposta: Abbiamo visto cavallerizzi di uguale caratura, ma lui è stato il primo - in epoca moderna - ad innestare, con successo, il baucherismo nella scuola classica francese.
Nell’ottocento, L'Hotte ha fatto qualcosa di simile ma non abbiamo foto o video a riguardo, inoltre, il Generale - come Cavallerizzo Maggiore a Saumur - non aveva il compito di diffondere Baucherismo.
C’è da dire che i cavallerizzi di formazione classica francese sono pochissimi, e quelli che la hanno - a causa della rigidità mentale acquisita in quel metodo - non si interessano a Baucher.

Oliveira possedeva l'impostazione classica e la necessaria l'apertura mentale per combinarla a Baucher.
Quest’unione, abbinata al suo talento naturale nel montare a cavallo, ha prodotto qualcosa di più unico che raro. Egli è il solo cavallerizzo latino (iberico, di scuola iberica) a passare - pienamente convinto - al baucherismo avendo come basi la conoscenza e la precisione dell’addestramento classico.
In Francia, nel ventesimo secolo, si son diffusi il Selle Francais e il purosangue per l’equitazione di scuola, Baucher ha creato il suo metodo proprio con i purosangue provenienti dalle corse.
Nello stesso periodo, in Francia, si sono affermati gli sport equestri e si è evoluta la cavalleria, pertanto, la loro scuola classica si è adattata alle nuove esigenze dettate dalle nuove razze e dalla moda del tempo.

Gli iberici, per il rejonero, hanno bisogno di un cavallo caricato sulle anche.
Siccome in quella penisola si selezionano cavalli costruiti in quella maniera, i cavalieri Iberici continuano a cavalcare in equilibrio classico.
In America, la situazione è differente, ci sono pochissimi cavalli Iberici e poche persone addestrano i cavalli coi metodi classici montando cavalli di struttura classica.
I cavalli equilibrati sulle anche danno una particolare sensazione. Penso che i Lipizzani lo siano, ma non hanno la morbidezza e la rotondità dell’anteriore paragonabile a quella dei cavalli iberici, che - comunque - si differenziano tra di loro per le diverse razze. Se si monta un lipizano di scuola ci si avvicina di più alla monta tedesca piuttosto che a quella francese.

Domanda: Quindi, in realtà, è il tipo e la razza del cavallo che, in qualche modo,  ha dettato il metodo di addestramento e la direzione che hanno preso le varie nazioni in campo equestre?
Risposta: Giusto.
Mentre molti enfatizzavano l’importanza della qualità del posteriore nell'alta scuola, Oliveira è stato molto bravo a capire e a riconoscere nel cavallo portoghese altre possibilità, vide che i cavalli Iberici sollevavano naturalmente l’avantreno, dunque erano predisposti a prendere e a mantenere il contatto richiesto dalle flessioni di Baucher, inoltre, questi cavalli hanno una notevole flessibilità alla base dell'incollatura e la capacità di utilizzare i muscoli del torace e del collo per effettuare una gamma di movimenti ascendenti che permette loro di accettare facilmente il Baucherismo e - allo stesso tempo - di essere addestrati classicamante.
Altrimenti, se fossero piazzati solamente sulle anche, i loro movimenti sarebbero da “macchina da cucire”, la sua è stata un'intuizione geniale, nata quando - in gioventù - montava anglo-arabi incrociati con Lusitano.

Quando è arrivato Harpalo Prince, un anglo-arabo di proprietà di mia madre, ad addestramento avanzato  mi disse che - per impostarlo all'alta scuola - si era dovuto impegnare in un duro lavoro di flessioni alla Baucher, per sciogliere la rigidità di schiena e risolvere i problemi di garretto che si trovano normalmente negli anglo-arabo.
Ma, sopratutto, ha dovuto lavorare sul rilassamento della mandibola che - come sappiamo - porta al rilassamento dell'incollatura.

Da Harpalo, tornò ai cavalli portoghesi. Li ha condotti in maniera brillante e molto più avanti creando andature, atteggiamenti e cadenze completamente nuovi per quel tipo di cavallo.
Così, si è visto il cavallo iberico spingere in avanti rilassato e fluido come un purosangue, tutto ciò per l'impostazione sollevata dell’avantreno, ecco dove stà la caratteristica del sistema di Oliveira.

Domanda: Giusto, spieghi meglio le differenze del sistema di Oliveira e perché è cosi particolare.
Risposta: Per essere un latino, Oliveira, era di vedute assai larghe. Da giovane, seguiva pedissequamente i principi della scuola classica portoghese ma fu il primo ad approfondire lo studio del Baucherismo e a fonderlo con la scuola classica che così ben conosceva.
Una grande idea, Rimasero di stucco perfino in Francia.

Lui aveva una personale concezione dell’equitazione, penso che chiunque abbia una certa visione delle cose punti al risultato, pertanto, deve essere largamente disponibile ad accettare i sistemi più diversi.
Juan, il figlio di Oliveira, un giorno disse qualcosa di notevole: "Non esiste il sistema Oliveira, esiste Oliveira". Ed è vero; è una grande intuizione, perché il Maestro era in grado di capire e di accettare il fatto che ogni cavallo ha bisogno - di volta in volta - di un approccio diverso, quindi, di diversi tipi di addestramento, pertanto, rimaneva duttile e disponibile per tutto il periodo che maneggiava un cavallo nuovo.

Dunque, passò dall’addestramento iberico di cavalli iberici ad una differente concezione completamente nuova dell’equitazione.
Mi diceva: "cogli il momento giusto per sciogliere le le contrazioni."

Ho visto l’evoluzione del suo modo di montare e della sua personalità come insegnante.
Quando, all'improvviso, i suoi allievi aumentarono di numero, cambiò il suo modo di parlare con loro e di esporre i suoi concetti.
Ma, la sua passione era formare cavalli, particolarmente nel piaffer e passage che - alla sua maniera - erano rotondi e leggeri .
Era incredibilmente bravo in questo, quando lavorava, ascoltava sempre musiche d’opera.
Si può dire che non ha prodotto un suo sistema, ma ha affinato delle tecniche già consolidate, e, come un buon vino, è migliorato invecchiando.
Verso la fine della sua vita, si avvicinò completamente al metodo Baucher, infatti mi disse:
“adesso voglio concentrarmi solo su quello. gli chiesi: "perché lo stai facendo solo adesso?"... glielo chiesi soprattutto perché non mi piaceva quel modo di impostare il posteriore dei cavalli. Rispose: "Sono stanco. Sono alla fine della mia carriera. Ho montato tanti cavalli, ora sono curioso di vedere fino a quanto sia possibile mandare in alto i garretti di un cavallo".
Dopo un pò, l'ho visto montare un cavallo al passage che si toccava il ventre con una zampa posteriore. Era il piccolo Swant, un esile cavallino di scarsi mezzi, era riuscito a toccarsi la pancia per tre volte di seguito.
Cosa che non ho mai visto fare a nessuno, inoltre, lo fece con un cavallo non certo potente.

Ma si trattava di una esagerazione, perché Oliveira si era concentrato esclusivamente a fare quello con caparbietà; era come un cane da presa. non mollava l’osso finché non realizzava la sua idea.
Allo stesso tempo, quando addestrava un cavallo con un programma ben definito, mettiamo, diluito in due anni, variava sempre il lavoro.
Ma se trovava una resistenza, non si dava pace, pensava a come risolverla, magari, meditava -  quando era in bagno - alle 4 di mattina, e se intravedeva una soluzione andava subito a sellare per verificare.
Se era il caso, a volte, tornava alla lettura dei “sacri testi” e lo faceva fino a notte fonda.

Domanda: Quindi ha letto e studiato molto?
Risposta: Assolutamente. Quando finalmente mi resi conto che non era solo questione di pratica ho iniziato a leggere anch'io.
Una volta - negli Stati Uniti - mi chiesero se avessi letto Steinbrecht. Ho pensato "un tedesco, come potrei mai leggere un tedesco." Credevo che la lettura di un libro tedesco potesse contaminarmi, comunque lessi il libro.
Poi quando ho rivisto Oliveira, gli dissi: "quello che fai per mobilizzare l'incollatura rispetto le spalle è una tecnica di Steinbrecht."
"Certo", rispose e mi ha citato il numero di pagina del libro dove era trattato quell'argomento.
Allora dissi: "un momento, mi stai insegnando il sistema francese, vero? Perché ci immischi sta roba tedesca?" Credevo che la monta tedesca consistesse nel tirare le redini e tenere un forte appoggio. Lui mi guardò come si guarda un deficiente e aggiunse: “Steinbrecht non è altro che un Baucher dall’altra parte del Reno.

Domanda: Quale qualità hanno i suoi cavalli per esser così spettacolari?
Risposta: Energia e leggerezza, che vanno al di là dell'impulso e della riunione. I cavalli di Oliveira non sembrano mai costretti.a fare quel che fanno.
Se chiedete loro un aria come il passage, vi accorgerete di come siano ben addestrati ma non forzati ad assumere il piego/il ramener classico come vi aspettereste, ma è concessa una certa libertà dell'incollatura.

Domanda : Come ha fatto ad ottenere questa leggerezza nei suoi cavalli?
Risposta: Aveva una una sorta di sensibilità nelle chiappe (licenza del traduttore) con la quale capiva e controllava il posteriore del cavallo in maniera tale  da anticipare la mancanza di equilibrio e di ripristinarlo immediatamente per poi concentrare la sua attenzione sul come sciogliere le singole resistenze, fondamentalmente si trattava di: andatura contratta, garretti pigri, incollatura rigida e sottrazione agli aiuti.

Domanda: Come usava le sue chiappe?... pardon; il suo dorso, la sua schiena, la sua cintura? (altra conseguenziale licenza del traduttore).
Risposta: "Muovi la schiena come una fisarmonica", lui usava l'area pelvica inferiore per mandare le cosce in basso, il diaframma per spingere il petto verso la mano, le spalle per caricare e allegerire i garretti.
Dunque, utilizzava il suo busto dividendolo in tre parti, poi, lo caricava da un lato o o dall'altro per far girare il cavallo come si fa nella corrida portoghese.
Inoltre, col busto, faceva opposizioni diagonali: spalla esterna alla gamba interna - gamba esterna alla spalla interna. Fondamentalmente usava il busto come una frizione. (regolava i movimenti laterali e longitudinali del lallo (nota del traduttore) .

Domanda: Forzava/comandava il cavallo con la schiena?
Risposta: Oliveira non ha mai forzato/ha imposto comandi al cavallo con la schiena, ha sempre detto: "Mai forzare un il cavallo." Bisogna entrare nel suo movimento per dirigerlo. Usava il busto per controllare e accompagnare i movimenti, rallentandoli o liberandoli a suo piacimento.


Fondamentalmente, questo gli era sufficiente, l’uso degli speroni lo considerava come un aiuto d’emergenza. Concettualmente, usava il rilascio delle mani per far "pattinare la frizione", lo scopo era far riunire e far indietreggiare il cavallo e per piazzarlo con l’aiuto della della gamba interna.
Il rilascio della gamba interna e l’attivazione di quella esterna gli serviva per far deviare le anche e dunque, per imporre la direzione.

Domanda: Perché circolano











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