Ecco i ritratti dei grandi Maestri dell'Equitazione. Tra questi, due mie "scoperte": il negro Tom Bass, nato schiavo che - grazie ai cavalli e al suo talento - raggiunse una posizione di assoluto prestigio nell'America becera e razzista di fine 800, e il Comandante Rousselet, un autorevole cavallerizzo, che, 200 anni prima della moda dei "sussurratori", parlava con i cavalli.

sabato 2 gennaio 2021

IL "PADRETERNO".

 

venerdì 9 luglio 2010

"Le Grand Dieu - Le Gant de Fer - Le Sublime Muet - Le Lumière sous le Boisseau" - Il Pugno di Ferro. Cosa disse Decarpentry.



Il "Padreterno - Il Pugno di Ferro - Il Sommo Taciturno - La Sapienza Nascosta."

Così veniva chiamato il Generale, sono "ngiurie" che svelano una parte della sua personalità che si potrebbe sintetizzare con due aggettivi: - "autoritaria e riservata, riservatissima".

Ne scriverò più avanti, per ora, avendo già detto perchè era considerato il "Padreterno" vediamo perchè era chiamato anche: - "Il Pugno di Ferro".

Mi ripeto: - "Il generale L'Hotte, è stato - probabilmente - il cavaliere più brillante e più completo di tutti i tempi", a cavallo, sicuramente, aveva una mano leggera, delicata ed esperta.

Una "buona mano", deve essere di velluto quando il cavallo sta agli ordini, ma deve diventare di ferro quando ci sono delle disobbedienze; così per tre volte il Generale ha infilato la "sua mano di velluto" in un "guanto di ferro" per orientare il destino della Scuola di Cavalleria di Saumur e dunque di tutta l'Equitazione francese.

Come lui stesso dirà: - "i principi di D'Aure o quelli di Baucher, saranno seguiti a seconda dell'equitazione scelta: - da campagna per il primo, artistica per il secondo", dunque nessuna commistione, nessuna fusione.

La prima volta che il Generale impose il suo "pugno di ferro", lo fece, nel 1864, appena nominato "Cavallerizzo Maggiore" a Saumur in sostituzione del comandante Guerin

Questi era stato schiacciato tra due eminentissime personalità: - quella del conte D'Aure che lo aveva preceduto e quella del generale L'Hotte che gli sarebbe succeduto.

Guérin, prese il comando del maneggio con appena il grado di capitano, fu segnalato dallo stesso conte D'Aure, che malgrado conoscesse la sua propensione per Baucher - l'acerrimo nemico - non esitò a proporlo come suo successore perchè convinto delle capacità dell'uomo e del cavallerizzo.

Guérin era troppo alto per l'equitazione, malgrado ciò fu un abilissimo cavaliere ed un eccellente addestratore.
Mantenne il metodo del suo ex comandante - il conte d'Aure - certamente il più adatto alla equitazione militare ma vi aggiunse quelle tecniche di Baucher che riteneva più semplici ed applicabili per cavalieri di media bravura.

Non tentò una vera e propria fusione organica tra i due metodi...nella realtà la commistione tra le due scuole era a percentuale variabile, si prendeva un pò più dell'una o dell'altra a seconda delle circostanze e della capacità dell'istruttore.

Preso il comando del maneggio, L'Hotte rigetta la posizione conciliante di Guérin, il Generale si considerava principalmente un militare e pertanto la sua responsabilità era di formare dei cavalleggeri per i quali era ampiamente sufficiente la pratica della bassa scuola; e aggiuge, riferendosi alle difficoltà di applicazione pratica del metodo Baucher: - "Non tutti possono andare a Corinto"...dunque: siccome non a tutti è dato di andare a Corinto, meglio negare l'autorizzazione a chiunque... ragionamento radicale ma indubitabilmente efficace.

Il "pugno di ferro" si fece sentire...Baucher - il suo amato e riverito Maestro - fu radiato dalla scuola, il Generale raccomandò la concisione, la praticità, il lavoro all'aperto...perfino il passage fu vietato nelle riprese degli istruttori.

Però, lui stesso ed alcuni dei suoi aiutanti si dedicarono a praticare il sistema di Baucher ma solo coi loro cavalli personali.

L'immediato successore di L'Hotte fu il comandante De Ligneres, d'Aurista convinto che incrementò in quella direzione il dictat di L'Hotte anche perchè si era in guerra e dunque fu privilegiata l'equitazione da campagna la più efficace e semplice possibile.

Ma quando De Ligneres fu sostituito da Dutilh, le "gant de fer" battè di nuovo forte il suo pugno per evitare la aborrita fusione.

Dutilh, era entrato a Saumur a 17 anni come aiuto trombettiere, per soli suoi meriti e a prezzo di grandi sacrifici divenne ecuyer en chef...Dutilh, voleva abbattere lo steccato tra l'equitazione di maneggio e quella di campagna, l'una doveva essere complementare all'altra, una visione moderna che però a quel tempo fu bloccata da L'Hotte in persona.

Guardate se quanto predicava non fosse modernissimo: - lui cominciava il lavoro con l'incollatura bassa in distensione in modo che il dorso si impegnasse a sostegno del garrese, e i posteriori "andassero sotto", questo permetteva - nella seconda fase - di rilevare l'incollatura -premessa necessaria per l'alta scuola - senza problemi e con il giusto equilibrio muscolare per poi tornare ad allungarla quando era richiesta la velocità in campagna o nello sport.

La dimostrazione vivente era Tripolien un grigio pomellato, il suo cavallo preferito che primeggiava sia nei percorsi di caccia che nella esibizione del grand passage in maneggio.

Ma il Generale vegliava, nel frattempo era diventato "Comandante della Scuola di Cavalleria", dunque diretto superiore di Duthil, si irritò come un bufalo cafro, chiamò il capo cavallerizzo e gli fece un terribile cazz...rimprovero: - "questa non è vera equitazione militare! questo non è il metodo D'Aure ! stai tentando una inopportunissima fusione!"

Il povero Dutilh, era nel giusto, la strada che stava cercando di tracciare era quella buona, ma come opporsi alla autorevolezza di L'Hotte ?

Per la seconda volta il passage fu escluso dalle riprese dei cavallerizzi e il Generale impose di nuovo il metodo d'Aure.

Dutilh, scoraggiato ed umiliato, andò in depressione... in meno di due anni - forse per questo - morì.

La terza volta che il Generale impose la sua autorità fu quando - alla morte di Dutilh - si prospettò la candidatura alla sua successione di James Fillis: - baucherista eccentrico capace della più estrosa "equitazione di fantasia".
Dava molto impulso ai suoi cavalli ma era tacciato di usare la brutalità per ottenere quella eccezionale spinta in avanti.

Era raccomandato da - nientepopodimenochè - Clemanceau, il potentissimo futuro presidente del consiglio, che era suo allievo e suo estimatore, nonchè autore - si dice - della stesura dei testi di Fillis in francese che come sappiamo era inglese d'origine.

Ebbene L'Hotte se ne stracatafotteva dei politici, lui non poteva sopportare che a Saumur, come comandante del Maneggio, fosse nominato: - un baucherista, sia pur esso eccentrico, un civile avulso dalle problematiche peculiari dell'esercito...un inglese !

Dunque, il Generale impose il comandante Pietou d'aurista convinto...la sua linea era – ancora una volta - rispettata.

In seguito, allentata la pressione del "pugno di ferro", pian piano l'equitazione superiore riprese il suo posto a Saumur ma comunque circoscritta alle riprese dei cavallerizzi o fatta a titolo personale.

Riguardo quest'atteggiamento di L'Hotte, vediamo come la pensa il generale Decarpentry uno dei massimi esperti di Equitazione: 
Le conseguenze della adozione del metodo Baucher nell'esercito sarebbero state molto probabilmente disastrose, a fronte di qualche sporadico successo ci sarebbero stati certamente tanti fallimenti. Il Generale prese quelle sue decisioni in quanto "Ecuyer en chef a Saumur", dunque indirettamente responsabile dell'istruzione equestre dell'intera cavalleria francese.
Posso supporre che, se si trovasse - oggi – a capo della squadra francese di dressage, giudicherebbe i suoi cavalieri certamente "capaci di andare a Corinto", dunque consentirebbe loro l'accesso al metodo Baucher per pervenire - con esso - alla leggerezza che è il marchio indispensabile della vera arte equestre.

12 Novembre 2020

Mi permetto di dissentire da quanto dice il Decarpentry, lui non ha vissuto la volgarizzazione, la banalizzazione dell'equitazione accademica, altrimenti avrebbe

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