domenica 11 novembre 2012
Fillis.
Nato nel 1834 in una famiglia di cavallerizzi da circo e acrobati a cavallo, il piccolo James, fu messo in sella a 7 anni, ecco il suo ricordo: appena c'era un cavallo difficile che sgroppava o si impennava, i miei familiari urlavano a gara: facciamolo montare dal bambino, mi mettevano in groppa e via gambe, frustino e frusta ! Io mi reggevo come potevo e se potevo, altrimenti finivo per le terre, ma subito mi recuperavano e via di nuovo in sella. Così, fin dall'infanzia, ho preso ad apprezzare il grande principio dell'impulso in equitazione che ho coltivato per tutta la vita...e ho capito che i miei famigliari erano degli irresponsabili e se ne stracatafottevano di me: mi hanno fatto rischiare la vita decine di volte in tenerissima età...questo l'ho aggiunto io.
Fillis impara a montare in questa maniera empirica, finché - ancor giovanissimo - si trasferisce in Francia dove lavora in vari circhi e va a lezione da Laurent Franconi da cui prende l'adacia, la solidità e l'impulso a cavallo, qualità che lo avvicinano al conte d'Aure; verso il 1855, conosce François Caron (nipote di Eugene Caron, già Cavallerizzo Maggiore dello Zar e nonno del futuro generale Decarpentry) che diventa il suo maestro.
Come L'Hotte con Baucher e Steinbrecht con Seeger, Fillis instaurò con Caron un rapporto - oltre che di devozione - di sincera amicizia. La sua pria moglie fu una Caron, rimasto vedevo, sposò Thérèse-Augustine Gauthier con la quale ebbe sei figli, tre dei quali divennero cavallerizzi: James-Leon, Henri-Gabriel e Thérèse-Marianne, quest'ultima si stabilirà negli Stati Uniti.
Torniamo alla sua carriera, in breve divenne un cavallerizzo famoso e si costruì una ricca clientela parigina, e, una volta scomparsi d'Aure e Baucher, divenne di fatto la stella dell'equitazione francese.
Siamo nella Terza Repubblica, appoggiato da un suo illustre allievo: Clemanceau, il suo nome è fatto per assumere la direzione del maneggio di Saumur, ma, poiché è inglese, baucherista ma sopratutto a causa dell'ostracismo di L'Hotte gli fu impedito di accedere a quella carica, si rifà alla grande, viene chiamato a Sanpietroburgo a dirigere le scuderie dello Zar.
La vita di maneggio, tra lezioni e addestramento di cavalli è piuttosto dura, il nostro è ormai ultrasettantenne, ma non disdegna di far bisboccia con gli ufficiali suoi allievi che - al caso - non esitano a svegliarlo in piena notte portando buone bottiglie di vodka e di champagne e - supponiamo - allegre cocottes.
C'è da dire che il suo insegnamento si è talmente radicato che i cavalieri sovietici usano a tutt'oggi la "presa Fillis":
Inoltre, è il primo dei grandi cavallerizzi di cui abbiamo documentazione fotografica.
Nel 1910 torna a Parigi con la famiglia, nel 1913 muore in seguito ad un intervento chirurgico.
Ora, vediamo il Nostro come cavallerizzo e scrittore.
Ovviamente Fillis appartiene alla tradizione equestre francese, per formazione possiamo considerarlo un baucherista critico, in quanto - pur adottando il metodo Baucher - lo adatta alla sua maniera nelle flessioni e nell'equilibrio del cavallo, ponendo come perno delle flessioni la nuca e privilegiando l'impulso che - secondo lui - Baucher spegneva, infatti prende di petto il famoso dettato di Baucher: "Distruggere le forze istintive e sostituirle con quelle trasmesse" e si domanda: quali sono le forze istintive ? Se sono quelle naturali, si tratta di vigore fisico, se lo si distrugge cosa resta ? E quali sono le forze trasmesse e da chi ? Si può trasmettere la corrente elettrica o un effetto morale ma per trasmettere una forza bisogna prima produrla e non può farlo il cavaliere che - come sappiamo - deve restare morbidamente legato al cavallo, ma se anche volesse imporla, non sarebbe possibile in quanto la sproporzione tra la sua (forza) e quella del cavallo è enorme, dunque, di effetto insignificante.
Comunque, se non ci fosse stato Baucher Fillis non sarebbe mai "nato".


Nel 1910 torna a Parigi con la famiglia, nel 1913 muore in seguito ad un intervento chirurgico.
Ora, vediamo il Nostro come cavallerizzo e scrittore.
Ovviamente Fillis appartiene alla tradizione equestre francese, per formazione possiamo considerarlo un baucherista critico, in quanto - pur adottando il metodo Baucher - lo adatta alla sua maniera nelle flessioni e nell'equilibrio del cavallo, ponendo come perno delle flessioni la nuca e privilegiando l'impulso che - secondo lui - Baucher spegneva, infatti prende di petto il famoso dettato di Baucher: "Distruggere le forze istintive e sostituirle con quelle trasmesse" e si domanda: quali sono le forze istintive ? Se sono quelle naturali, si tratta di vigore fisico, se lo si distrugge cosa resta ? E quali sono le forze trasmesse e da chi ? Si può trasmettere la corrente elettrica o un effetto morale ma per trasmettere una forza bisogna prima produrla e non può farlo il cavaliere che - come sappiamo - deve restare morbidamente legato al cavallo, ma se anche volesse imporla, non sarebbe possibile in quanto la sproporzione tra la sua (forza) e quella del cavallo è enorme, dunque, di effetto insignificante.
Comunque, se non ci fosse stato Baucher Fillis non sarebbe mai "nato".








































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