D'Auvergne - Come è nata la "gamba fasciante".
Per tracciare un breve ritratto del D'Auvergne, cosa c'è di meglio dei ricordi di L'Hotte?
Infatti, nel suo capolavoro: Un Ufficiale di Cavalleria così scrive:
D'Auvergne, il celebre D’Auvergne, è stato un caposcuola nel vero senso deella parola.
Può esser considerato come il fondatore dell’equitazione militare francese. E’ lui che ha sfrondato l’equitazione di tutte quelle inutilità della equitazione di corte e ha confermato soltanto tutto ciò che è necessario alla gestione delle necessità delle truppe a cavallo.
Ha modificato l’assetto del cavaliere rendendolo più naturale e sciolto rispetto all’assetto accademico che tutto è tranne che naturale.
Ha opposto al rigore e alle minuzie dell’equitazione di corte, fatta nello stretto perimetro del maneggio, l’esigenza del cavaliere militare di stare a cavallo per lunghe ore in “plein air” e di manovrare in velocità.
L'Hotte, dice che il D'Auvergne non ha lasciato nulla di scritto, e che il suo pensiero è stato riportato dai suoi numerosi seguaci, in vero son stati trovati suoi manoscritti pubblicati nel 1902:
dai quali ho tratto questi brani:

La sua è una vera rivoluzione rispetto le "messe cantate" dell'equitazione di corte, elimina:
- il capezzone
- la briglia: la detesta
- le arie alte: faticose e inutili
- i pieghi: li giudica dei "giochetti"
E' fortemente influenzato dai principi "scientifici" del Dupaty de Clam, e cerca di metterli in pratica in maniera pragmatica, utilitaristica.
In quest'ottica, entra il suo concetto di "gamba fasciante" (cosce e gambe devono fare un tuttuno col corpo del cavallo) del peso delle gambe che "tira" verso il basso come un bilanciere dell'equilibrio, quasi come se fosse una zavorra per le imbarcazioni, il principio è illustrato - in chiave moderna - dall'immagine del pupazzo Ercolino sempreinpiedi....
Il ragionamento è questo: ai militari non servono le finezze della equitazione superiore, ma la migliore condizione per stare a cavallo in sicurezza durante le manovre, dunque, abbracciare il lallo con le gambe offre certamente un solido ancoraggio ma impedisce la varietà e la finezza degli aiuti inferiori, cosa del tutto trascurabile per gente che le gambe le usa solo per dare liete speronate per andare alla carica.
Inoltre, contraddice le parole di L'Hotte: Il cavaliere non deve esser legato al cavallo ma ai suoi movimenti... ma il Generale parlava da un altro "pianeta".
Per concludere, la gamba fasciante come un asciugamano bagnato è una "depravazione" militare dell'assetto classico che vede il ginocchio come perno della tenuta a cavallo, certo, i polpacci e i talloni possono - all'occorrenza - contribuire a rimanere in sella, ma in maniera complementare come dice JDO.
Conclusioni: la "gamba fasciante" fu inventata per tenere in sella dei marmittoni, per la gran parte analfabeti, dai quali poco si pretendeva e loro poco davano dal punto di vista equestre, inoltre, ai tempi si montava staffati molto lunghi, quindi, si cercò di sopperire all'impossibile "giusto uso della staffa" di caprilliana memoria, con la massima superfice di contatto ed aderenza delle gambe col costato dello lallo per ottenere una la solidità a cavallo,.
Come questa aberrazione - stringere le gambe vuol dire la negazione della leggerezza - sia diventata "classica" è quello che tenteremo di capire.

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