Che io sappia, Steinbrecht è il primo e il solo (?) che definisce doviziosamente l'assetto aperto, ne dà una versione deformata dalla sua visione di cavallerizzo sopraffino d'alta scuola con velleità di spiegazioni "scientifiche", ma quello che dice, nella sostanza, corrisponde all'assetto dei vecchi cowboy, dei giocatori di kok-buro e dei giocatori di polo... la maniera più efficace di stare a cavallo, non a caso, il cavallerizzo tedesco, raccomanda "il gioco della palla a cavallo" per solidificare l'assetto degli allievi.
Curiosamente, ho trovato moltissimi punti in comune tra lui e Rousselet, ma andiamo con ordine... ricordo una intervista (che a suo tempo tradussi) a Bettina Drummond una delle più assidue allieve di Oliveira la quale cita quest'episodio: ... in quel periodo (negli Stati Uniti) mi capitò di leggere il libro di Steinbrecht, quando tornai dal maestro Oliveira a prender lezioni, questi mi detto le regole per "alleggerire" l'avantreno del mio cavallo... subito gli dissi: ma questo che mi stai insegnando lo ha scritto Steinbrecht! Certo... fu la risposta e mi citò il numero della pagina del libro.
Aspetta un pò! Tu sei un cavallerizzo di scuola francese, che c'entra con noi sta roba tedesca?
Il Maestro mi guardò come si guarda una mentecatta e disse: "Steinbrecht è semplicemente un Baucher al di là del Reno".
Oliveira aveva torto riguardo l'assimilazione di Steinbrecht con Baucher, ma aveva perfettamente ragione ad inserire Steinbrecht nella tradizione francese più classica.
Di sicuro lo "allemanno" era senz'altro più vicino a Rousselet - uno degli ultimi superstiti di Versailles - che a Baucher, appunto.
La loro affinità non si limita soltanto alla scuola di riferimento, ma si estende al fatto che ambedue - in largo anticipo sui tempi - cercano di addestrare i lalli "convincendoli" piuttosto che coercendoli, tema ripreso in tempi moderni da Jean D'Orgeix e da Carlos Maria Ulloa.
Abbiamo visto la leggerezza degli aiuti di gambe di Steinbrecht (che lui chiama aiuti di propulsione) portata all'estrema leggerezza nel suo "assetto aperto", ora vediamo cosa ci dice a proposito degli aiuti di mano (che lui chiama aiuti di ritenzione) e della loro leggerezza, inoltre, il grande cavallerizzo di Germania ci spiega anche come usare gli aiuti sussidiari (che lui chiama aiuti di sostegno)... il massimo della leggerezza.
Leggere, ma sopratutto capire Steinbrecht è impresa ardua, la sua pignoleria teutonica lo porta a minuziosità e arzigogoli che scoraggiano la lettura ai meno motivati, ma val la pena di affrontarla, io l'ho fatto almeno per gli argomenti di generale interesse.
Provo a sintetizzare la sua descrizione degli aiuti propulsivi: peso sulle chiappe e sulle staffe, gambe che agiscono graduando la loro azione dalla speronata a "levapilu" alla leggera stretta delle cosce.
Curiosamente, ho trovato moltissimi punti in comune tra lui e Rousselet, ma andiamo con ordine... ricordo una intervista (che a suo tempo tradussi) a Bettina Drummond una delle più assidue allieve di Oliveira la quale cita quest'episodio: ... in quel periodo (negli Stati Uniti) mi capitò di leggere il libro di Steinbrecht, quando tornai dal maestro Oliveira a prender lezioni, questi mi detto le regole per "alleggerire" l'avantreno del mio cavallo... subito gli dissi: ma questo che mi stai insegnando lo ha scritto Steinbrecht! Certo... fu la risposta e mi citò il numero della pagina del libro.
Aspetta un pò! Tu sei un cavallerizzo di scuola francese, che c'entra con noi sta roba tedesca?
Il Maestro mi guardò come si guarda una mentecatta e disse: "Steinbrecht è semplicemente un Baucher al di là del Reno".
Oliveira aveva torto riguardo l'assimilazione di Steinbrecht con Baucher, ma aveva perfettamente ragione ad inserire Steinbrecht nella tradizione francese più classica.
Di sicuro lo "allemanno" era senz'altro più vicino a Rousselet - uno degli ultimi superstiti di Versailles - che a Baucher, appunto.
La loro affinità non si limita soltanto alla scuola di riferimento, ma si estende al fatto che ambedue - in largo anticipo sui tempi - cercano di addestrare i lalli "convincendoli" piuttosto che coercendoli, tema ripreso in tempi moderni da Jean D'Orgeix e da Carlos Maria Ulloa.
Abbiamo visto la leggerezza degli aiuti di gambe di Steinbrecht (che lui chiama aiuti di propulsione) portata all'estrema leggerezza nel suo "assetto aperto", ora vediamo cosa ci dice a proposito degli aiuti di mano (che lui chiama aiuti di ritenzione) e della loro leggerezza, inoltre, il grande cavallerizzo di Germania ci spiega anche come usare gli aiuti sussidiari (che lui chiama aiuti di sostegno)... il massimo della leggerezza.
Leggere, ma sopratutto capire Steinbrecht è impresa ardua, la sua pignoleria teutonica lo porta a minuziosità e arzigogoli che scoraggiano la lettura ai meno motivati, ma val la pena di affrontarla, io l'ho fatto almeno per gli argomenti di generale interesse.
Provo a sintetizzare la sua descrizione degli aiuti propulsivi: peso sulle chiappe e sulle staffe, gambe che agiscono graduando la loro azione dalla speronata a "levapilu" alla leggera stretta delle cosce.
Questa, sarà l'ultimo "anello della catena" propulsiva bastante per mandare avanti - nella massima leggerezza - il cavallo ben addestrato.
Questa è la sostanza, vi ho risparmiato 6 pagine di accurate descrizione degli aiuti di sperone, di polpacci, di ginocchia, di gambe e di cosce... tanto per esempio: scrive che lo sperone può esser usato di rondella, di branca, d'attacco, d'appoggio, di minaccia e dona una esauriente spiegazione per ognuna di queste incombenze.
Passiamo agli aiuti di ritenzione: il Nostro "viviseziona", analizza al microscopio le azioni di mano con una pedanteria insopportabile, stringiamo: la mano della briglia può esssere: leggera, dolce e ferma, facendo riferimento all'appoggio:
- leggero: quello per l'alta scuola, cioè col peso sulle anche, il cavallo che si "porta da solo".
- dolce: per il cavallo di servizio, cioè in equilibrio orizzontale.
- fermo: con equilibrio sulle spalle, cioè per l'equitazione da caccia e da corsa.
Dare strattoni o tirare, serve solo a rovinare la bocca del cavallo e a condurlo alla ribellione.
Se in casi eccezionali, non si arriva allo scopo con un'imboccatura normale, ci si serve del capezzone, della corda e dei pilieri, gli addestratori che non sono in grado di lavorare i propri cavalli intelligentemente solo con questi mezzi, è meglio che cambino mestiere.
Se in casi eccezionali, non si arriva allo scopo con un'imboccatura normale, ci si serve del capezzone, della corda e dei pilieri, gli addestratori che non sono in grado di lavorare i propri cavalli intelligentemente solo con questi mezzi, è meglio che cambino mestiere.
Infine, ecco gli aiuti di sostegno, in linguaggio equestre moderno sono gli "aiuti sussidiari", quelli che - come dice la parola - hanno una funzione ausiliaria agli aiuti principali: di mano e di gambe.
In pratica, Steinbrecht parla degli aiuti di assetto e di peso, e, da grandissimo uomo di cavalli, auspica che questi aiuti sussidiari divengano, col tempo, i soli aiuti per comunicare col lallo, ciò presuppone che il cavaliere abbia un'estrema scioltezza fisica e che "senta" il cavallo.
Come al solito, analizza il piazzamento e la funzione di ogni parte del corpo in relazione al "sostegno" da dare, ad esempio: divide il "pesare di staffa" in quanto aiuto, in due modi: con tallone alto e con il tallone basso e via una tiritera sulle loro differenti azioni, ma, allo stesso tempo, spende parole di ammirazione per gli arabi, i cechi e altri popoli equestri che fanno girare - istintivamente - i loro lalli solo col movimento del busto... intelligentemente, consiglia ai suoi allievi: che la testa sia portata un pò all'indietro in modo che sia tolta al cavaliere la possibilità di guardare i movimenti del proprio cavallo.
In pratica, Steinbrecht parla degli aiuti di assetto e di peso, e, da grandissimo uomo di cavalli, auspica che questi aiuti sussidiari divengano, col tempo, i soli aiuti per comunicare col lallo, ciò presuppone che il cavaliere abbia un'estrema scioltezza fisica e che "senta" il cavallo.
Come al solito, analizza il piazzamento e la funzione di ogni parte del corpo in relazione al "sostegno" da dare, ad esempio: divide il "pesare di staffa" in quanto aiuto, in due modi: con tallone alto e con il tallone basso e via una tiritera sulle loro differenti azioni, ma, allo stesso tempo, spende parole di ammirazione per gli arabi, i cechi e altri popoli equestri che fanno girare - istintivamente - i loro lalli solo col movimento del busto... intelligentemente, consiglia ai suoi allievi: che la testa sia portata un pò all'indietro in modo che sia tolta al cavaliere la possibilità di guardare i movimenti del proprio cavallo.

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