domenica 13 maggio 2012
Méthode et invention nouvelle de dresser les chevaux par le très-noble, haut, et très-puissant Prince Guillaume marquis et comte de Newcastle vicomte de Mansfield, baron de Bolsover et Ogle ; seigneur de Cavendish, Bothel et Hepwel ; Pair d'Angleterre ; qui eut la charge et l'honneur d'être Gouverneur du Serenissime Prince de Galles en sa jeunesse, maintenant Roy de la Grande-Bretagne [...] Oeuvre auquel on apprend à travailler les chevaux selon la nature.
Questo è il titolo quasi completo della sua opera che in itagliano suona più o meno così:
Nuovo metodo ed eccezionale invenzione per addestrare i lalli del nobilissimo, sommo e potentissimo Principe Guglielmo marchese e conte di Castelnuovo visconte di Mansfield, barone di Bolsover e di Ogle, signore di Cavendish. Bothel e Hepwel; pari di Inghilterra, che ebbe l'onore di essere governatore del Serenissimo Principe di Galles, ora Re della Gran Bretagna...opera nella quale si impara a lavorare i lalli seguendo la Natura....minchia !! 500 anni fa, anche lui era naturale !?!?!
Probabilmente, forse, può darsi, ho il leggiero sospetto che il Nostro fosse un tantino egocentrico...solo per la spocchia di questo titolo gli darei una martellata nelle gengive, se poi si legge il libro, (io non l'ho fatto per un poco) pare che prima di lui non esistesse l'equitazione, si vantava di addestrare un lallo all'altasquola in meno di 3 mesi e comunque ci avrebbe messo la metà del tempo di ogni altro cavallerizzo suo contemporaneo.
In realtà, il Nostro fa parte della vecchia, terribile squola napoletana quella del Pignatelli elaborata da Pluvinel e la Broue: lavoro duro col capezzone, addirittura lo teneva legato alla sella da una parte per dare i pieghiecontropieghi, lavoro su due piste come se piovesse, cavallo stretto tra mani e gambe e usa il muro come contenimento al posto dei pilieri, descrive qualcosa che somiglia alla spalla in dentro ma col lallo collo collo piegato in due, malgrado tutte queste tarantelle diceva: L'arte deve sempre seguire la natura, non le si deve mai opporre.
Posizione del cavalier secondo Newcastle (metà del XVII secolo).
Questo è il titolo quasi completo della sua opera che in itagliano suona più o meno così:
Nuovo metodo ed eccezionale invenzione per addestrare i lalli del nobilissimo, sommo e potentissimo Principe Guglielmo marchese e conte di Castelnuovo visconte di Mansfield, barone di Bolsover e di Ogle, signore di Cavendish. Bothel e Hepwel; pari di Inghilterra, che ebbe l'onore di essere governatore del Serenissimo Principe di Galles, ora Re della Gran Bretagna...opera nella quale si impara a lavorare i lalli seguendo la Natura....minchia !! 500 anni fa, anche lui era naturale !?!?!
Probabilmente, forse, può darsi, ho il leggiero sospetto che il Nostro fosse un tantino egocentrico...solo per la spocchia di questo titolo gli darei una martellata nelle gengive, se poi si legge il libro, (io non l'ho fatto per un poco) pare che prima di lui non esistesse l'equitazione, si vantava di addestrare un lallo all'altasquola in meno di 3 mesi e comunque ci avrebbe messo la metà del tempo di ogni altro cavallerizzo suo contemporaneo.
In realtà, il Nostro fa parte della vecchia, terribile squola napoletana quella del Pignatelli elaborata da Pluvinel e la Broue: lavoro duro col capezzone, addirittura lo teneva legato alla sella da una parte per dare i pieghiecontropieghi, lavoro su due piste come se piovesse, cavallo stretto tra mani e gambe e usa il muro come contenimento al posto dei pilieri, descrive qualcosa che somiglia alla spalla in dentro ma col lallo collo collo piegato in due, malgrado tutte queste tarantelle diceva: L'arte deve sempre seguire la natura, non le si deve mai opporre.
Il cavaliere è dritto sul’inforcatura come se stesse in piedi. (retaggio medioevale duro a morire)
Con questo non voglio dire che stia rigido come un bastone o impostato come una statua, al contrario, che sia il più sciolto e naturale possibile, che cavalchi con “noncuranza”.
L'assetto è l'unica cosa che fa andare giusto il cavallo, è il migliore degli aiuti, tenetelo sempre bene a mente. Inoltre, oserei dire che colui che non è un bell’uomo a cavallo, non sarà mai un buon cavaliere.
Per quanto riguarda le redini della briglia e capezzone, vi insegnerò qualcosa mai spiegato prima...
Sono "questi mezzi" - lui dicente - prima sconosciuti, che Newcastle presenta come qualcosa di meraviglioso.
In realtà, consistevano principalmente nell'uso esagerato di un capezzone di sua invenzione.
Con questo strumento, sopprimeva il naturale e libero equilibrio del cavallo torcendogli il collo di lato per l'effetto di questo strumento attaccato al pomo della sella, in maniera tale che - la povera bestia - camminasse guardando lo stivale del suo cavaliere.
Ignora i metodi più delicati di Pluvinel, per tornare alle “maniere forti”.
Diceva: ... gli uomini e gli animali obbediscono per paura, quindi è necessario dare delle liete mazzate al cavallo così questo, avendo paura del suo cavaliere, starà agli ordini come un soldatino.
L'amore non può dare risultati così sicuri, prima di tutto perché dipenderebbe dalla volontà del cavallo. Quindi l'amore è inutile, è la paura che muove tutto.
Questo è il motivo per cui bisogna che il cavallo tema il cavaliere, questa è la base per addestrare un cavallo.
La paura provoca l'obbedienza e l'abitudine ad obbedire rende il cavallo addestrato. Credetemi , perché è un consiglio d’amico ed è la verità.
Ovvio che quest'atteggiamento non è più concepibile da secoli, eppure, per quanto riguarda l'assetto, il Newcastle è - oggigiorno - citato, tra gli altri, dai "karlisti" italiani nel loro sito:
Il cavaliere deve sedere non sulle natiche, come molti credono che la natura le abbia fatte per sedersi sopra.. non bisogna servirsene a cavallo.
Ecco la lieta spiegazione "karlista": Perché poggiare il proprio peso su ischi e non su natiche molli e sul coccige permette non solo la corretta distribuzione del peso verso il garrese ma contemporaneamente ci allinea con il baricentro del cavallo e risparmia le sue reni , grave mancanza di chi, per errata abitudine, cavalca posandosi sulle ‘tasche dei pantaloni’.
Dunque, il Nostro è considerato uno dei padri nobili degli "ischisti", agguerriti oppositori dei "chiappisti".
L'elogio iperbolico che Newcastle dà a se stesso, non poteva evitare critiche severe e giustificate nel suo lavoro, che comunque resta un bellissimo libro stampato con cura sopraffina e decorato con tavole molto belle.
Dunque, il Nostro è considerato uno dei padri nobili degli "ischisti", agguerriti oppositori dei "chiappisti".
L'elogio iperbolico che Newcastle dà a se stesso, non poteva evitare critiche severe e giustificate nel suo lavoro, che comunque resta un bellissimo libro stampato con cura sopraffina e decorato con tavole molto belle.



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